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recensioni

Richard Brautigan

Il mostro degli Hawkline

ISBN edizioni, Pag. 204 Euro 15,00


copertina del libro
Dirò una frescaccia, ma come è possibile leggere La Certosa di Parma se si ignorano le vicende storiche dell’Italia della prima metà dell’ottocento? Per carità, il capolavoro di Stendhal meriterebbe la lettura al di là, ma secondo me un buon bagno nozionistico dell’Italietta pre-unitaria non credo farebbe male.
Dico questo perché la lettura di Richard Brautigan (che salto eh?) non può prescindere da una conoscenza degli anni più vitali ed attivi dello scrittore americano: quelli della Summer of love californiana, delle esperienze a tutto tondo (e aggiungiamoci quelle più strettamente personali: elettrochoc, matrimoni falliti, alcol), di tutto un mondo fervente e poi, come tutte le cose, un po’ abbioccatosi su se stesso. Per non parlare delle frequentazioni letterarie: Vonnegut che lo segnala e lo spinge a proseguire, i ‘santoni’ della Beat Generation, il grande Jim Harrison durante il periodo-Montana… insomma, se ci si vuole accostare all’arte di Brautigan bisogna fare i conti con quello che è stato un vero e proprio patrimonio artistico (giovanilistico?) Usa, e non solo.
Il mostro degli Hawkline lo si è sempre definito un western gotico. Capiamone le ragioni: ambientato agli inizi del novecento nell’Oregon, racconta la vicenda di due killer-cowboy (uno dei quali dichiara con molta schiettezza: “Conto un sacco di cose che non contano nulla … Perché sono fatto così. Ma conto tutto quello che conta”) che vengono assoldati da due affascinanti sorelle perché uccidano un mostro che ha fatto sparire il loro padre, che staziona nella loro casa e che le tormenta insinuandosi nei loro pensieri e sconvolgendo le loro vite.
La ‘marcia’ ironica e surreale di Brautigan ha fatto dire a qualcuno (anche ai curatori dell’edizione che stiamo trattando) che siamo a metà strada tra il Mel Brooks di Mezzogiorno e mezzo di fuoco e quello di Frankenstein Junior: mi sembrano etichette di comodo.
L’arte di Brautigan, pensiamo, appartiene ad una dinamica completamente diversa, agganciata più ad una visione completa del vissuto (se dobbiamo procedere per etichette meglio allora rispolverare il motto ‘la fantasia al potere’) piuttosto che ad un’esigenza di rivoltare consuetudini e soprattutto generi (letterari e cinematografici).
Nei romanzi dello scrittore di Tacoma vediamo gettate le basi di un’intera vicenda narrativa che poi porterà ai libri di Tom Robbins (come non accostare il culto di cui è fatto oggetto l’autore di Natura morta con picchio con quello dello stesso Brautigan? E i titoli forse, così pertinacemente ‘diversi’ non hanno la stessa contorta natura?) fino alle bizzarre vicende dell’Augusten Burroughs più maturo e convincente.
Insomma, al di là dei facili richiami, come può essere quello di indicare Il mostro degli Hawkline come un wester gotico (c’è scritto sulla pagina di copertina di questa edizione) siamo di fronte ad una testimonianza, per certi versi anche bizzarra, che meriterebbe (e le edizioni ISBN fanno bene ad impegnarsi alla traduzione di altri romanzi di Brautigan) uno studio più accurato ed attento dell’autore.

Alfredo Ronci

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