Ogni volta che mi trovo di fronte un prodotto a firma Carlotto (e mica scrive solo romanzi!) mi chiedo dove trovi lo scrittore padovano il tempo per fare tutte le cose.
‘Partorisse’ solo noir, beh, ci starei pure: invece te lo ritrovi a programmare e a pubblicare in condominio (
Perdas de fogu), sceneggia per il cinema (
Il fuggiasco, Arrivederci amore, ciao), ha fatto teatro (
Polvere, Più di mille giovedi…) edita
Cristiani di Allah che era pure un progetto musicale. Insomma, siamo di fronte ad una sorta di irrefrenabile factotum. E la cosa che fa invidia è che gli riesce bene tutto.
E non contento di ciò ti ‘riciccia’ pure l’Alligatore, alter-ego, per quanto possibile, dello stesso Carlotto che, nell’avventura presente, ingloba pure il tanto amato Beniamino Rossini, contrabbandiere old-style, Max la Memoria e la ballerina di danza del ventre franco-algerina Sylvie.
Mi rendo conto che quando parlo di lui ho l’impressione di rivolgermi ad un amico. E non dovrebbe essere così, perché chi come noi vive di editoria e libri (non è la stessa cosa!) da per scontato cose che invece non appartengono necessariamente al ‘volgo’. Ricordo ancora una presentazione con Carlotto dove un ingenuo ragazzotto alzandosi gli chiede: ma davvero sei stato in galera?
Quando per chi conosce un po’ l’ambiente quella spiacevole ‘disavventura’ è stata solo 'l’inizio' di un progetto che, come si diceva all’inizio, procede spedito e con risultati apprezzabilissimi.
Quindi che aggiungere a questo nuovo libro? Ha ragione qualcuno a dire che Carlotto è uno dei più grandi scrittori di noir (ma per cortesia, così evitate pure di farlo arrabbiare, chi lo legge non tralasci l’aspetto più squisitamente linguistico; insomma si cerchi di capire che alla base di tutto c’è un uso della tecnica che non è solo un inutile orpello alle necessità della trama. E’ una scrittura essa sì senza orpelli, ma addirittura elemento più stringente del plot. Diretta nella sua semplice opportunità. Quasi sfacciata!): lo è in conseguenza del suo occhio attento alle cose della vita, alle ingiustizie del mondo. Qui in questa storia rinveniamo il presente:
Con la scusa di liberare i quartieri da spacciatori e puttane, in realtà le ronde erano utili soltanto a fini elettorali e perché preparavano il terreno per quella caccia al clandestino che si sarebbe aperta ufficialmente con l’approvazione del pacchetto sicurezza (pag. 113). Oppure:
se c’è una cosa che le mafie hanno capito da un pezzo è che gli affari veri si fanno se hai buoni rapporti con tutti (pag. 115). Ancora:
Il gangster serbo ci condusse nel magazzino. Senza degnare di uno sguardo il suo uomo legato ed imbavagliato, servendosi di un taglierino aprì uno scatolone e ne rovesciò a terra il contenuto: confezioni di medicinali. Max ne raccolse una. “Questo è un antivirale per curare la pandemia dell’influenza aviaria. (Pag. 173).
Insomma anche chi non conosce alla perfezione Carlotto può capire da questi brevi estratti di cosa è fatta la materia dei suoi libri: si diceva di un’attenta analisi del presente, addirittura del presente che si vive (sembra apodittico, ma vi giuro che non lo è), e di una straordinaria tecnica di esecuzione che arriva dritta al bersaglio. Come un preciso colpo di pistola. Che parlando di un noir e di Carlotto appunto ci sta a cecio. O come si dice a volte: come er cacio sui maccaroni.
Alfredo Ronci