CINEMA E MUSICA
Adriano Angelini Sut
Album d'esordio per gli Young the Giant. Ondeggiano fra i Maroon 5 e i Coldplay, ma mirano altrove

Capita che un album esca nel 2010 sotto silenzio totale e due anni dopo venga ristampato perché esce un singolo che impone il gruppo a livello mondiale. Succede con gli Young the Giant, band di Irvine, California. L'album omonimo è uscito nel 2010 ma è solo nel 2011 che i singoli iniziano a imporsi. "Apartment" leggera come una ballata indie-pop, "My Body" più scatenata nel suo rock cantilenato. E tuttavia, è solo nel 2012 che il gruppo finalmente si impone sulle scene con il singolo che li ha lanciati alla grande e ha fatto riesplodere l'album: 'Cough Syrup', decisamente uno dei pezzi dell'anno.
L'arpeggio dell'intro, la voce filastrocchesca di Sameer Ghadia, il crescendo che ti piglia e ti spazza via in un attimo e il ritornello tormentosissimo che non ti lascia. Bella, e potente, una hit single come non se ne sentono spesso. L'album non è un capolavoro, i pezzi non riescono a mantenersi allo stesso livello. "God Made Man" per esempio ricorda troppo i primi Coldplay e dopo un po' ammorba. Le percussioni che cadenzano il ritmo non coinvolgono mai. Pure "12 fingers" gigioneggia troppo. Tuttavia risulta un lavoro onesto nel complesso e godibile. Le loro performance più convincenti le tirano fuori quando sono le chitarre a farla da padrone e la ritmica di batteria si fa da parte; la splendida ed esotica "Strings" per esempio, leggera e malinconica e con lui che non rifà il verso a nessuno. Oppure "Garands", tiratissima su distorsioni incalzanti e che esplode in un portentoso e coldplaystico pop rock di sicuro effetto. Morrissey li adora. Mtv li adora. L'Italia li ospita al concerto del primo maggio. Anche "St Walker" è una ballatona quasi rock-folk ultra tirata, con lui che lancia splendidi acuti nel bridge, e dimostra di sapere tenere note altissime senza nessun timore riverenziale verso le grandi voci (Morrissey per caso?). In "Islands", una dolcissima dichiarazione d'amore a Jeff Buckley (anche se inconsapevole), Ghadia raggiunge livelli celestiali di cantato e il pezzo è probabilmente l'episodio più riuscito dell'intero album. Curioso per una band rock, che fa del rimando al grunge morbido la sua forza, imporsi con un lento d'atmosfera e poeticissimo. Eppure. E convince pure l'ultimo brano dell'album, "Guns Out", che rimane su ritmi aggraziati e ancora le chitarre segnano la strada per un imponente crescendo; sembra un puzzle musicale di tante cose (e qui gli Smiths c'entrano eccome!). Sottotono "I got" e "Your Side" (troppo disimpegnata e quasi fuori contesto quest'ultima) ma un calo ci può stare. I due pezzi non risultano nemmeno così sgradevoli in un flusso che scorre liscio e senza intoppi, soprattutto perché siamo al primo album dopo la trasformazione dei componenti (dal 2004 erano gli sconosciuti the Jakes). Lui e la sua voce, statene certi, faranno parlare di sé.
Young the Giant
Young the Giant
Roadrunner Records - 2011
L'arpeggio dell'intro, la voce filastrocchesca di Sameer Ghadia, il crescendo che ti piglia e ti spazza via in un attimo e il ritornello tormentosissimo che non ti lascia. Bella, e potente, una hit single come non se ne sentono spesso. L'album non è un capolavoro, i pezzi non riescono a mantenersi allo stesso livello. "God Made Man" per esempio ricorda troppo i primi Coldplay e dopo un po' ammorba. Le percussioni che cadenzano il ritmo non coinvolgono mai. Pure "12 fingers" gigioneggia troppo. Tuttavia risulta un lavoro onesto nel complesso e godibile. Le loro performance più convincenti le tirano fuori quando sono le chitarre a farla da padrone e la ritmica di batteria si fa da parte; la splendida ed esotica "Strings" per esempio, leggera e malinconica e con lui che non rifà il verso a nessuno. Oppure "Garands", tiratissima su distorsioni incalzanti e che esplode in un portentoso e coldplaystico pop rock di sicuro effetto. Morrissey li adora. Mtv li adora. L'Italia li ospita al concerto del primo maggio. Anche "St Walker" è una ballatona quasi rock-folk ultra tirata, con lui che lancia splendidi acuti nel bridge, e dimostra di sapere tenere note altissime senza nessun timore riverenziale verso le grandi voci (Morrissey per caso?). In "Islands", una dolcissima dichiarazione d'amore a Jeff Buckley (anche se inconsapevole), Ghadia raggiunge livelli celestiali di cantato e il pezzo è probabilmente l'episodio più riuscito dell'intero album. Curioso per una band rock, che fa del rimando al grunge morbido la sua forza, imporsi con un lento d'atmosfera e poeticissimo. Eppure. E convince pure l'ultimo brano dell'album, "Guns Out", che rimane su ritmi aggraziati e ancora le chitarre segnano la strada per un imponente crescendo; sembra un puzzle musicale di tante cose (e qui gli Smiths c'entrano eccome!). Sottotono "I got" e "Your Side" (troppo disimpegnata e quasi fuori contesto quest'ultima) ma un calo ci può stare. I due pezzi non risultano nemmeno così sgradevoli in un flusso che scorre liscio e senza intoppi, soprattutto perché siamo al primo album dopo la trasformazione dei componenti (dal 2004 erano gli sconosciuti the Jakes). Lui e la sua voce, statene certi, faranno parlare di sé.
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Roadrunner Records - 2011
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