CINEMA E MUSICA
Alfredo Ronci
C’è ancora molto da fare, checché ne dicano… Double Roses di Karen Elson.

Diciamocela tutta, lei ha deciso di correre su altre strade, anche se le sue precedenti registrazioni non erano mille miglia distanti da questa.
La ex di Jack White si fa produrre il disco da Jonathan Wilson, uno che dà fiducia ed in alcuni casi può anche far gridare al miracolo. Ma la giovine non s’accontenta: in alcuni brani, oltre che alla consistente presenza di Wilson, troviamo anche Laura Marling (chi ascolta musica sa di cosa sto cianciando) e Pat Sansone dei Wilco.
Dunque gente di tutto rispetto: la Elson sa iniziare bene, ma a volte si lascia andare ad un virgulto che non sembra fare molti proseliti (almeno non i più sprovveduti). Si fanno con lei paragoni che non sono un azzardo, ma che dovrebbero essere sentenziati con procedure meno semplici e azzardate. Su tutti ho sentito dire degli allacci emotivi con Joni Mitchell (ma dai non scherziamo… e poi lasciamo stare la Joni che ultimamente non è stata granché bene).
Dunque riassumiamo: bene la Karen su composizioni asciutte e severe (i suoi testi sono molto personali), ma lasciamo andare altre considerazioni. La si ascolta con grazia e anche con la dovuta attenzione ma attenzione davvero ai punti di riferimento.
E li chiamo così.
Brava dunque la Elson, ma solo 6+.
La ex di Jack White si fa produrre il disco da Jonathan Wilson, uno che dà fiducia ed in alcuni casi può anche far gridare al miracolo. Ma la giovine non s’accontenta: in alcuni brani, oltre che alla consistente presenza di Wilson, troviamo anche Laura Marling (chi ascolta musica sa di cosa sto cianciando) e Pat Sansone dei Wilco.
Dunque gente di tutto rispetto: la Elson sa iniziare bene, ma a volte si lascia andare ad un virgulto che non sembra fare molti proseliti (almeno non i più sprovveduti). Si fanno con lei paragoni che non sono un azzardo, ma che dovrebbero essere sentenziati con procedure meno semplici e azzardate. Su tutti ho sentito dire degli allacci emotivi con Joni Mitchell (ma dai non scherziamo… e poi lasciamo stare la Joni che ultimamente non è stata granché bene).
Dunque riassumiamo: bene la Karen su composizioni asciutte e severe (i suoi testi sono molto personali), ma lasciamo andare altre considerazioni. La si ascolta con grazia e anche con la dovuta attenzione ma attenzione davvero ai punti di riferimento.
E li chiamo così.
Brava dunque la Elson, ma solo 6+.
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