CINEMA E MUSICA
Alfredo Ronci
Il genietto transalpino è veramente una sòla: Sebastien Tellier con 'My God is blue'.

vien da ridere e assai. Soprattutto quando leggo 'etichettature' che hanno il pregio di qualificarsi da sole. Su Sebastien Tellier si sperticano pure e qualcuno lo considera un genietto dell'elettronica: ma lui sta a questa come Vasco Rossi sta alla musica da camera (quand'era giovane forse la camera da letto... ma di questi tempi e con tutti gli acciacchi che c'ha!).
Mica basta: in occasione della sua venuta alla due giorni del Mit a Roma (di cui vi daremo cronaca), lo hanno definito 'alfiere del soulful, ambasciatore bohemien del french touch, insomma uno chansonnier digitale' (e chi ha più fregnacce da dire le aggiunga pure).
Fossero specchietti per le allodole queste 'stime', beh passi, in realtà testimoniano l'inessenza, il vuoto, perché la musica di Telleier è l'esempio più lampante dello zero assoluto.
Il suo ultimo disco è orrendo sin dalla copertina: uno sfondo blu (certo lo dice pure il titolo, ma blu più che un colore non è sempre stato una condizione precisa e malinconica della condizione umana?) ed un volto, il suo, che sembra il Gesù Cristo di Zeffirelli e anche con la puzzetta sotto il naso.
La sequela dei brani fa inorridire: La title track è oscena, 'Cochon ville' che potrebbe diventare un singolo sembra appena uscita da un'antologia disco subito dopo l'abbuffata dei Bee Gees (aridateceli, anche se sono rimasti in due!). 'The colour of your mind' e 'Sedulous' sono una pallida imitazione dei Depeche Mode, perlopiù al tavor. Stendiamo un velo pietoso sui pezzi più acustici dove l'elemento elettronico è appena accennato (e che fortuna): 'Magical Hurricane' e Russian attractiions' sono veri e propri psicofarmaci con potenzialità soporifere di assoluto rispetto.
Per non parlare del pezzo strumentale 'Draw your world' che richiama il fantasma di Alan Parsons (quello peggiore, sempre ammettendo che l'uomo, una volta abbandonati i Pink Floyd abbia fatto qualcosa di decente).
Sebastien Tellier canta in francese ed in inglese, ovviamente, e questo potrebbe essere un buon viatico per il prossimo Eurofestival, dove i paesi europei più diversi cantano tutti nella lingua dell'impero, presentando pezzi che sono uno la copia dell'altro e tutti fanno cagare.
In fondo Tellier quando suona (ahimè) e quando canta (ahinoi) assomiglia sempre a qualcun altro.
Figurarsi che genio!
Sebastien Tellier
My God is blue
Record Maker - 2012
Mica basta: in occasione della sua venuta alla due giorni del Mit a Roma (di cui vi daremo cronaca), lo hanno definito 'alfiere del soulful, ambasciatore bohemien del french touch, insomma uno chansonnier digitale' (e chi ha più fregnacce da dire le aggiunga pure).
Fossero specchietti per le allodole queste 'stime', beh passi, in realtà testimoniano l'inessenza, il vuoto, perché la musica di Telleier è l'esempio più lampante dello zero assoluto.
Il suo ultimo disco è orrendo sin dalla copertina: uno sfondo blu (certo lo dice pure il titolo, ma blu più che un colore non è sempre stato una condizione precisa e malinconica della condizione umana?) ed un volto, il suo, che sembra il Gesù Cristo di Zeffirelli e anche con la puzzetta sotto il naso.
La sequela dei brani fa inorridire: La title track è oscena, 'Cochon ville' che potrebbe diventare un singolo sembra appena uscita da un'antologia disco subito dopo l'abbuffata dei Bee Gees (aridateceli, anche se sono rimasti in due!). 'The colour of your mind' e 'Sedulous' sono una pallida imitazione dei Depeche Mode, perlopiù al tavor. Stendiamo un velo pietoso sui pezzi più acustici dove l'elemento elettronico è appena accennato (e che fortuna): 'Magical Hurricane' e Russian attractiions' sono veri e propri psicofarmaci con potenzialità soporifere di assoluto rispetto.
Per non parlare del pezzo strumentale 'Draw your world' che richiama il fantasma di Alan Parsons (quello peggiore, sempre ammettendo che l'uomo, una volta abbandonati i Pink Floyd abbia fatto qualcosa di decente).
Sebastien Tellier canta in francese ed in inglese, ovviamente, e questo potrebbe essere un buon viatico per il prossimo Eurofestival, dove i paesi europei più diversi cantano tutti nella lingua dell'impero, presentando pezzi che sono uno la copia dell'altro e tutti fanno cagare.
In fondo Tellier quando suona (ahimè) e quando canta (ahinoi) assomiglia sempre a qualcun altro.
Figurarsi che genio!
Sebastien Tellier
My God is blue
Record Maker - 2012
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