CINEMA E MUSICA
Alfredo Ronci
L'ex corvo vola a ritroso: 'Big moon ritual' dei Chris Robinson Brotherhood.

Nel titolo ho scritto ex, ma davvero non so, e non sto dietro a gossip del genere, se Chris Robinson, cantante ed anima del Black Crowes, ha lasciato il gruppo, certo è che come spirito irrequieto e stimolante si da molto da fare.
Chris Robinson Brotherhood è un progetto non nuovo, ma nel corso del tempo ha sempre più assunto le sembianze di una band rincorsa da fantasmi degli anni sessanta/settanta.
Personalmente ho un po' aspettato la segnalazione di questo disco, dopo però averlo ascoltato attentamente, per vedere e leggere le solite nenie enumeratrici dei vari blog o siti musicali.
Infatti è uscito di tutto, anche se a buon ragione: dunque padri spirituali di questo lavoro i Greatefud Dead (ma non capisco perché non sia stato citato il disco di questi più vicino allo spirito di Big moon ritual ed esattamente The workingman's dead, il più acustico), il supergruppo C.S.N.&Y., i Quicksilver Messenger Service dello scomparso John Cipollina e ovviamente Bob Dylan.
Il brano iniziale, esattamente 'Tulsa yesterday', può dare un'idea precisa del modo di lavorare di Chris Robinson e soprattutto il modo di rifarsi ad un mondo che pensavamo ormai superato: si parte con atmosfere vagamente lisergiche per 'cadere' in climi country, tipo Wilco più agresti, per finire con assoli chitarristici tipici di un certo sound .
'Rosalee', il secondo brano, con organo in primissimo piano, è molto Little Feat (eh lo so, cado anch'io nel tranello delle citazioni, ma credo sia inevitabile), mentre il resto – cinque brani soltanto perché Chris Robinson coi suoi sette brani totali ha lavorato più sulla lunghezza che sul numero, mica è Howe Gelb!, è davvero una lunga cavalcata verso lidi musicali che i più giovani farebbero bene a rintracciare, magari confrontandosi coi modelli originali (che splendore 'Star or stone'!).
Si può dire di tutto su questo disco, che è rilassante, che è denso, che è liquido, che è visionario, che è romantico, che è lisergico e che è una sorta di bignamino del tempo che fu, ma quello che più mi preme sottolineare è che un disco suonato come si suonava decenni fa, lontano da qualsivoglia campionatura inutile.
E se ne fanno pochi così. Lo inserirò nel mio personale scaffale accanto agli Heartless Bastards, il gruppo più fregno che ho ascoltato quest'anno e naturalmente al grande Jonathan Wilson.
Chris Robinson Brotherhood
Big moon ritual
Red General catalog - 2012
Chris Robinson Brotherhood è un progetto non nuovo, ma nel corso del tempo ha sempre più assunto le sembianze di una band rincorsa da fantasmi degli anni sessanta/settanta.
Personalmente ho un po' aspettato la segnalazione di questo disco, dopo però averlo ascoltato attentamente, per vedere e leggere le solite nenie enumeratrici dei vari blog o siti musicali.
Infatti è uscito di tutto, anche se a buon ragione: dunque padri spirituali di questo lavoro i Greatefud Dead (ma non capisco perché non sia stato citato il disco di questi più vicino allo spirito di Big moon ritual ed esattamente The workingman's dead, il più acustico), il supergruppo C.S.N.&Y., i Quicksilver Messenger Service dello scomparso John Cipollina e ovviamente Bob Dylan.
Il brano iniziale, esattamente 'Tulsa yesterday', può dare un'idea precisa del modo di lavorare di Chris Robinson e soprattutto il modo di rifarsi ad un mondo che pensavamo ormai superato: si parte con atmosfere vagamente lisergiche per 'cadere' in climi country, tipo Wilco più agresti, per finire con assoli chitarristici tipici di un certo sound .
'Rosalee', il secondo brano, con organo in primissimo piano, è molto Little Feat (eh lo so, cado anch'io nel tranello delle citazioni, ma credo sia inevitabile), mentre il resto – cinque brani soltanto perché Chris Robinson coi suoi sette brani totali ha lavorato più sulla lunghezza che sul numero, mica è Howe Gelb!, è davvero una lunga cavalcata verso lidi musicali che i più giovani farebbero bene a rintracciare, magari confrontandosi coi modelli originali (che splendore 'Star or stone'!).
Si può dire di tutto su questo disco, che è rilassante, che è denso, che è liquido, che è visionario, che è romantico, che è lisergico e che è una sorta di bignamino del tempo che fu, ma quello che più mi preme sottolineare è che un disco suonato come si suonava decenni fa, lontano da qualsivoglia campionatura inutile.
E se ne fanno pochi così. Lo inserirò nel mio personale scaffale accanto agli Heartless Bastards, il gruppo più fregno che ho ascoltato quest'anno e naturalmente al grande Jonathan Wilson.
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Red General catalog - 2012
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