CINEMA E MUSICA
Magda Lanterna
La coazione a ripetere: Alien: Covenant

Non ci si può esimere dal parlare di questo film, visto il focoso dibattito che coinvolge i cultori del genere fin da prima che uscisse nelle sale. Nei gruppi di fan si assiste allo spiegamento di un variegato ventaglio di opinioni. Assunto il dato di base che tutti hanno adorato il primo Alien (e di solito anche il secondo), si evidenziano due estremi, e diversi intermedi:
A – Ho troppo amato il primo e sono troppo deluso dalla deriva della serie, per cui NON andrò a vedere il film
B – Bello o brutto, il non andarci sarebbe blasfemo: un DEVOTO deve accettare l’intera serie in blocco, se non vuole macchiarsi del delitto di abiura
Questi gli estremi. In mezzo poi ci sono quelli che, con la tremarella alle gambe e il sudore in fronte, varcano la soglia del cinema dicendo: dio me la mandi buona, devo comunque tentare.
Qualcuno si consola dicendo: be’ comunque vada, peggio di Prometeus non può essere. Altre timide voci, subito zittite con astio, azzardano: ma sapete che in fondo Prometeus non era così male?
Tutto ciò, lo ripeto, come un rito propiziatorio prima di vedere il film.
Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, come direbbe il Manzoni, io mi sono affrettata a entrare in sala. Ed ecco le mie impressioni.
Intanto un senso di sollievo: è meglio di Prometeus, fiuuuu!
C’è una bella scena iniziale che pur avendo funzione di raccordo con il film precedente rappresenta anche una citazione di Blade Runner e di 2001. Vi si rivela il solito ambizioso riferimento alle eterne questioni ontologiche, già battute ma sempre affascinanti: l’origine della vita, il rapporto fra creatura e creatore.
Dopodiché si lascia vedere. Niente di più: si lascia vedere.
Come al solito ci sono alcune cose troppo complicate (non tutto convince nella ricostruzione della storia) e altre troppo semplici (paesaggi banalissimi, quando semplicemente viaggiando sulla Terra possiamo trovarne di molto più originali). In più l’irritante superficialità con cui i ricognitori affrontano l’atmosfera a viso scoperto e senza precauzioni (ma armati fino ai denti, è ovvio, come se eventuali microorganismi si potessero abbattere a colpi di bazooka).
È inutilmente splatter, senza che ciò aggiunga emozione. Non ci si spaventa nemmeno un po’.
Manca l’ingrediente principe dei primi Alien: il RITMO ANSIOGENO. Era questo che faceva la differenza.
Sorge un interrogativo. Perché Ridley Scott, che è in grado tuttora di sfornare magnifici film, insiste con Alien fino allo sfinimento? Un’idea me la sono fatta. Le prime volte dev’essere stato sulla scia del successo, per non abbandonare un buon filone (l'hanno fatto altri registi, d'accordo, ma il filone è quello). Dopo… sembra una coazione a ripetere, come succede a certi ossessivi che ripercorrono un trauma per esorcizzarlo.
Ora aspettiamo il prossimo.
Titolo originale
Alien: Covenant
Anno
2017
Produzione USA
Regia
Ridley Scott
Interpreti principali
Michael Fassbender
Katherine Waterston
A – Ho troppo amato il primo e sono troppo deluso dalla deriva della serie, per cui NON andrò a vedere il film
B – Bello o brutto, il non andarci sarebbe blasfemo: un DEVOTO deve accettare l’intera serie in blocco, se non vuole macchiarsi del delitto di abiura
Questi gli estremi. In mezzo poi ci sono quelli che, con la tremarella alle gambe e il sudore in fronte, varcano la soglia del cinema dicendo: dio me la mandi buona, devo comunque tentare.
Qualcuno si consola dicendo: be’ comunque vada, peggio di Prometeus non può essere. Altre timide voci, subito zittite con astio, azzardano: ma sapete che in fondo Prometeus non era così male?
Tutto ciò, lo ripeto, come un rito propiziatorio prima di vedere il film.
Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, come direbbe il Manzoni, io mi sono affrettata a entrare in sala. Ed ecco le mie impressioni.
Intanto un senso di sollievo: è meglio di Prometeus, fiuuuu!
C’è una bella scena iniziale che pur avendo funzione di raccordo con il film precedente rappresenta anche una citazione di Blade Runner e di 2001. Vi si rivela il solito ambizioso riferimento alle eterne questioni ontologiche, già battute ma sempre affascinanti: l’origine della vita, il rapporto fra creatura e creatore.
Dopodiché si lascia vedere. Niente di più: si lascia vedere.
Come al solito ci sono alcune cose troppo complicate (non tutto convince nella ricostruzione della storia) e altre troppo semplici (paesaggi banalissimi, quando semplicemente viaggiando sulla Terra possiamo trovarne di molto più originali). In più l’irritante superficialità con cui i ricognitori affrontano l’atmosfera a viso scoperto e senza precauzioni (ma armati fino ai denti, è ovvio, come se eventuali microorganismi si potessero abbattere a colpi di bazooka).
È inutilmente splatter, senza che ciò aggiunga emozione. Non ci si spaventa nemmeno un po’.
Manca l’ingrediente principe dei primi Alien: il RITMO ANSIOGENO. Era questo che faceva la differenza.
Sorge un interrogativo. Perché Ridley Scott, che è in grado tuttora di sfornare magnifici film, insiste con Alien fino allo sfinimento? Un’idea me la sono fatta. Le prime volte dev’essere stato sulla scia del successo, per non abbandonare un buon filone (l'hanno fatto altri registi, d'accordo, ma il filone è quello). Dopo… sembra una coazione a ripetere, come succede a certi ossessivi che ripercorrono un trauma per esorcizzarlo.
Ora aspettiamo il prossimo.
Titolo originale
Alien: Covenant
Anno
2017
Produzione USA
Regia
Ridley Scott
Interpreti principali
Michael Fassbender
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