CINEMA E MUSICA
Magda Lanterna
Quando l’incubo è il risveglio: Passengers

Un onesto film di fantascienza. In tempi di penuria, in cui le uscite sono rare e a volte deludenti, è già qualcosa. L’idea è interessante e portata avanti in maniera pulita. Intendo senza accessori inutili che vadano fuori tema. Quindi non un capolavoro ma un buon film.
Un giovane meccanico intenzionato a trasferirsi come colono su un lontano pianeta e imbarcato su un’astronave in stato di ibernazione, si risveglia convinto di essere ormai prossimo all’atterraggio, ma scopre con orrore che un malfunzionamento del sistema ha determinato il suo risveglio con un anticipo di novant’anni.
Situazione davvero incresciosa, dal momento che sulla nave spaziale tutti gli addetti ai lavori se ne stanno ibernati e inscatolati nei loro contenitori, e lui può entrare in rapporto solo con rassicuranti ologrammi (ma la rassicurazione diventa una presa in giro dato lo stato di emergenza) e con il simpatico androide addetto al servizio bar. Segnalare il problema alla Terra? Si può, ma fra andata e ritorno la comunicazione impiegherà diverse decine di anni. Gettarsi fuori dall’astronave lasciandosi inghiottire dall’oscurità dello spazio? Va be’, non scherziamo. Oppure… non sarebbe il caso di svegliare qualcuno per rendere la solitudine meno amara? Il nostro eroe è un bravo meccanico, e sa arrangiarsi anche su macchinari che esulano dal suo campo. Lascio il resto della storia alla fantasia o alla visione del film.
La regia tiene il giusto ritmo. Gli attori fanno il loro lavoro, e in particolare Chris Pratt risulta simpatico per la sua espressione da bambino speranzoso ma reso timido da una marachella appena commessa. L’astronave è come deve essere, e c’è anche qualche passeggiata nello spazio non priva di pathos. La scena più interessante è quella di una nuotata in piscina che diventa drammatica quando un guasto al sistema gravitazionale annulla la differenza di peso fra l’acqua e il corpo umano, creando una bolla micidiale. In qualche momento il film sembra pencolare sull’orlo del sentimentalismo, ma tutto sommato si salva. O quasi.
PASSENGERS
REGIA: Morten Tyldum
ATTORI: Chris Pratt, Jennifer Lawrence
PRODUZIONE: Start Motion Pictures, Company Films, Wayfare Entertainment
USA, 1916
Un giovane meccanico intenzionato a trasferirsi come colono su un lontano pianeta e imbarcato su un’astronave in stato di ibernazione, si risveglia convinto di essere ormai prossimo all’atterraggio, ma scopre con orrore che un malfunzionamento del sistema ha determinato il suo risveglio con un anticipo di novant’anni.
Situazione davvero incresciosa, dal momento che sulla nave spaziale tutti gli addetti ai lavori se ne stanno ibernati e inscatolati nei loro contenitori, e lui può entrare in rapporto solo con rassicuranti ologrammi (ma la rassicurazione diventa una presa in giro dato lo stato di emergenza) e con il simpatico androide addetto al servizio bar. Segnalare il problema alla Terra? Si può, ma fra andata e ritorno la comunicazione impiegherà diverse decine di anni. Gettarsi fuori dall’astronave lasciandosi inghiottire dall’oscurità dello spazio? Va be’, non scherziamo. Oppure… non sarebbe il caso di svegliare qualcuno per rendere la solitudine meno amara? Il nostro eroe è un bravo meccanico, e sa arrangiarsi anche su macchinari che esulano dal suo campo. Lascio il resto della storia alla fantasia o alla visione del film.
La regia tiene il giusto ritmo. Gli attori fanno il loro lavoro, e in particolare Chris Pratt risulta simpatico per la sua espressione da bambino speranzoso ma reso timido da una marachella appena commessa. L’astronave è come deve essere, e c’è anche qualche passeggiata nello spazio non priva di pathos. La scena più interessante è quella di una nuotata in piscina che diventa drammatica quando un guasto al sistema gravitazionale annulla la differenza di peso fra l’acqua e il corpo umano, creando una bolla micidiale. In qualche momento il film sembra pencolare sull’orlo del sentimentalismo, ma tutto sommato si salva. O quasi.
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