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CINEMA E MUSICA

Adriano Angelini Sut

Sono al quindicesimo album in studio e i Killing Joke resistono, resistono, resistono

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Che bombe che esplodono nelle nostre orecchie in questo 2015! Diverse da quelle che cadono sulle terre del Califfato in queste ore. Ma ugualmente roboanti. E' il rock che non ha mai fine, che continua a stupire nonostante i tanti funerali celebrati. Ci hanno pensato i Killing Joke, la band inglese di Jazz Coleman, un vecchietto di appena 55 anni che con i suoi fedelissimi Ferguson, Walker e Glover proseguono la loro strada post-punk iniziata nel lontano 1978. E che strada!
“Pylon” (traliccio), il quindicesimo album in studio, è appena uscito e già la critica si è spellata le mani. E non potrebbe essere diversamente. Dieci pezzi di una durezza e potenza soverchianti. Sembrano usciti dalle corde infoiate di ventenni incazzati. Ognuno che non dura meno di 5, 6 minuti e che ha come caratteristica quella di saperti ipnotizzare. Un'apertura con un brano come Autonomous Zone è garanzia di solidità, di fedeltà a certi canoni ritmici. Ma è un pezzo come New Cold War che davvero lascia rapiti. La chitarra di Walker riffa ripetitiva e incalzante, Ferguson dà ritmo e tempo e Coleman fa il resto: una grinta da indemoniato, una bellezza orgiastica in un mondo senza chiese. Sontuosa. Del resto anche Euphoria sprizza vigore da ogni tasto.
I Killing Joke furono quelli che negli anni'80 provarono a coniare heavy e new wave (un capolavoro come Love Like Blood e quasi tutto l'album che lo conteneva, “Night Time”, dimostrò che  l'operazione era possibile). Euphoria lo conferma ancora; lo splendore della migliori arie new wave sulle note scatenate dell'Heavy. Ci si placa un po' con New Jerusalem, una ballata misto funky che prova a smorzare (mica tanto) i bollenti spiriti indemoniati dei quattro. Deliziosamente bella come una marcetta militare interrotta sul più bello.
War on Freedom e War of the Hives non fanno che confermare l'andamento. L'assolo nel primo dei due pezzi, nella sua semplicità, è da urlo antologico, il cambio di tono è da capolavoro sotterraneo. E' straordinario sentire come questo quartetto londinese abbia influenzato tutti quelli che poi negli anni'90 si sono 'inventati' il grunge. Big Buzz è un formicolio nelle nostre orecchie ormai disabituate al rock classico per via delle 'contaminazioni' che, come diceva il buon Paolo Fresu, sanno troppo di ospedale.
Delete è classic hard rock, voci da dentro albori che non tramontano mai. Qualche linea di synth che però non può nulla contro i graffi ripetitivi e quasi estenuanti di un chitarra impazzita.
Si chiude con quelli che a mio avviso sono i due capolavori dell'album; il singolo I Am The Virus che, nonostante tutta la retorica anti-occidentalista del testo, dilania menti e corpi e apre al sacro. Mentre Into The Unknown è davvero un viaggio nell'ignoto delle nostre teste, dentro le quali dovremmo lasciarci cadere bene, ogni tanto, per toccare con mano cosa davvero ci sta dentro. E di che è fatto. E se magari non morde. Un album superbo per chi ama il genere... kattivo.

Pylon
Killing Joke
Spinefarm/Universal
Ottobre 2015









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