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CINEMA E MUSICA

Alfredo Ronci

Un album dei tempi andati: “Homegrown” di Neil Young.

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Di questi tempi, e lo dico col massimo della sincerità, è molto meglio ascoltare vecchie cose piuttosto che perfidi baci e languide carezze.
Homegrown di Neil Young capita a cecio: registrato nel 1975, vede la luce soltanto ora (i motivi di questa scelta credo non siano del tutto verificabili).Gli anni settanta, per il cantautore americano, furono tra i più propizi e nello stesso tempo più difficili della sua carriera. Si va dal quartetto più famoso di allora (Crosby Stills Nash e appunto Young) a dischi pieni dolore e sentimento (primo fra tutti lo strafamoso Harvest), ma nello stesso tempo anche a risoluzioni e melodie che, a quei tempi, lasciarono un po’ di stucco i tanti fans dell’artista (chi ricorda le incertezze di un disco come Tonight’s the night).
Homegrown serve un po’ a riconciliare il tutto (qualcuno ha parlato di una sorta di continuum musicale tra Harvest e Comes a time) e accontenterà i vecchi amici di Young (soprattutto le vecchie amiche che sdilinquivano per la sua voce da mezzo soprano).
Va bene così, soprattutto visti i tempi.



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