RECENSIONI
Paul Torday
L'irresistibile eredità di Wilberforce
Elliot edizioni, Pag. 336 Euro 17,50
Un romanzo in quattro vendemmie, recita il sottotitolo. Un romanzo che si può gustare come un'orizzontale oppure come una verticale. Facendo un gioco di parole bello e fatto, si potrebbe dire meglio come una "verticale", visto il modo di condurre la propria vita del protagonista.
Wilberforce è il classico self-made man, un inglese che ha fatto fortuna con l'informatica, un uomo che viene chiamato, visto e riconosciuto solo con il suo cognome.
Un personaggio innamorato del vino, soprattutto del bordeaux e dei grand cru, di quei vini eccezionali che sanno regalare note inimmaginabili, come il Petrus. Un amore dichiarato, frenetico e appassionato Amo il vino. Non da sempre, ma ho rimediato alla meschina ignoranza dei miei primi trent'anni di vita con la passione e l'intensità della relazione che ho istituito con il vino da allora che si avvalora nel momento in cui eredita la straordinaria cantina del suo unico vero amico Francis, uno scrigno pieno di segreti e preziose gemme da collezione. Un uomo romantico, l'ultimo baluardo del gusto, si potrebbe pensare.
Un alcolista. In preda alla sindrome di Wernicke. Che non riesce ad ammettere la sua condizione nemmeno di fronte al parere del suo medico personale (Non sono un alcolizzato. Ho solo la passione per il vino), con un buon gusto che non gli permette minimamente di pensare di paragonare quel nettare all'alcol (E poi definire il vino alcol era un gesto insensibile e gretto).
Per il suo unico amore, dopo la moglie morta che ritrova accanto nei suoi momenti di peggiore (migliore?) estasi, dilapida tutta la sua fortuna, vive al limite della ragionevolezza economica, cibandosi il tanto che basta per esaltare i sapori delle bottiglie che scivolano tra le sue mani, tutto per poter cercare il deus ex machina in cui immergere le labbra.
In preda a forti stati di confusione mentale e allucinatori, si muove tra la pieghe del presente e del passato, o di quello che pensa possa essere il reale e l'immaginario, incarnando pienamente il delirio di pensieri dell'abuso.
Un romanzo incrollabile nella sua dimensione estatica, lontano dal "marcio" bukowskiano e dall'ironia seccata del vecchio Hank. Qui tutta l'ironia che si trova è sulla propria condizione, in un modo non cinico ma oggettivo. Torday fa innamorare il lettore di Wilberforce, lo rende un antieroe, soprattutto quando ne scopre i lati più meschini, più umani.
Non sarà un'ottima annata, ma L'irresistibile eredità di Wilberforce va giù che è una meraviglia.
di Alex Pietrogiacomi
Wilberforce è il classico self-made man, un inglese che ha fatto fortuna con l'informatica, un uomo che viene chiamato, visto e riconosciuto solo con il suo cognome.
Un personaggio innamorato del vino, soprattutto del bordeaux e dei grand cru, di quei vini eccezionali che sanno regalare note inimmaginabili, come il Petrus. Un amore dichiarato, frenetico e appassionato Amo il vino. Non da sempre, ma ho rimediato alla meschina ignoranza dei miei primi trent'anni di vita con la passione e l'intensità della relazione che ho istituito con il vino da allora che si avvalora nel momento in cui eredita la straordinaria cantina del suo unico vero amico Francis, uno scrigno pieno di segreti e preziose gemme da collezione. Un uomo romantico, l'ultimo baluardo del gusto, si potrebbe pensare.
Un alcolista. In preda alla sindrome di Wernicke. Che non riesce ad ammettere la sua condizione nemmeno di fronte al parere del suo medico personale (Non sono un alcolizzato. Ho solo la passione per il vino), con un buon gusto che non gli permette minimamente di pensare di paragonare quel nettare all'alcol (E poi definire il vino alcol era un gesto insensibile e gretto).
Per il suo unico amore, dopo la moglie morta che ritrova accanto nei suoi momenti di peggiore (migliore?) estasi, dilapida tutta la sua fortuna, vive al limite della ragionevolezza economica, cibandosi il tanto che basta per esaltare i sapori delle bottiglie che scivolano tra le sue mani, tutto per poter cercare il deus ex machina in cui immergere le labbra.
In preda a forti stati di confusione mentale e allucinatori, si muove tra la pieghe del presente e del passato, o di quello che pensa possa essere il reale e l'immaginario, incarnando pienamente il delirio di pensieri dell'abuso.
Un romanzo incrollabile nella sua dimensione estatica, lontano dal "marcio" bukowskiano e dall'ironia seccata del vecchio Hank. Qui tutta l'ironia che si trova è sulla propria condizione, in un modo non cinico ma oggettivo. Torday fa innamorare il lettore di Wilberforce, lo rende un antieroe, soprattutto quando ne scopre i lati più meschini, più umani.
Non sarà un'ottima annata, ma L'irresistibile eredità di Wilberforce va giù che è una meraviglia.
di Alex Pietrogiacomi
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Paul Torday
La ragazza del ritratto
Elliot, Pag. 275 Euro 17,50Non c'è modo di scrollarsi di dosso Paul Torday. Inutile provare a districarsi dalla sua fitta rete narrativa.
Dopo L'Irresistibile eredità di Wilberforce, torna in Italia (sempre grazie alla raffinata Elliot Edizioni), con La ragazza del ritratto, un libro che ha tutte le carte per superare il precedente.
Una moderna ghost story mescolata ad un intricato thriller dove il sovrannaturale e la psiche umana danzano fino allo sfinimento.
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