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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

J. Rodolfo Wilcock

Il reato di scrivere

Adelphi, Biblioteca Minima , Pag. 88 Euro 6,00
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"Che La nube purpurea, pubblicata nel 1901, sia un capolavoro, continuamente più riuscito e trascendente di un qualsiasi romanzo di Emile Zola – per nominare a caso un grande famoso sull'orlo del secolo – sembra non solo accertabile in sede di lettura, ma anche dimostrabile in sede critica. Se si paragonano gli argomenti profferti, nel romanzo di Zola troveremo probabilmente una famiglia torbida, un padre ubriaco, una figlia prostituta, la differita constatazione che i poveri sono poveri, che gli avari sono avari e che i parigini abitano a Parigi: se a un tratto apparissero tra i personaggi un egizio, o semplicemente un pesce volante, ho l'impressione che il romanzo barcollerebbe, a dimostrare la fragilità della sua struttura".

Questo, ma per fare un solo esempio, è J. Rodolfo Wilcock, l'autore de La sinagoga degli iconoclasti e de Lo stereoscopio dei solitari; il recensore che si divertiva a sguinzagliare i suoi lettori alla ricerca di libri mai esistiti: per ovvie ragioni è un particolare piacere per il Paradiso degli Orchi stendere queste brevi note sulla raccolta di brevi saggi (per lo più concepiti per le pagine del Mondo) pubblicate ora da Adelphi.

Gli irresistibili, nutrienti brani si riferiscono tutti invariabilmente alle cronache dal mondo letterario. Insomma, i concorsi e i premi, e la penosa avida fatica di vincerli; la brama meno di gloria che di successo o soldi (almeno per mandare in vacanza i pupi); e allora quelle invidie, e gelosie, quella ferocia e infamia a cui viene educato fin da piccolissimo lo scrittore italiano. A tutti ne è stata impartita almeno una lezione, a partire da Boccaccio, del quale non abbiamo l'intero commentario alla Commedia grazie al livoroso e solerte interesse di tutti i suoi colleghi, finalmente uniti in un intento, impedire che qualcuno faccia qualcosa; e via fino ad arrivare ai giorni nostri.

Wilcock ha una chiarissima idea sui fondamenti di questa speciale educazione, ossia le nostre salde radici contadine, il radicamento in una cultura della miseria, in cui c'è poco per tutti, ed è sempre aperta la lotta contro gli altri per ottenere quel poco. Wilcock, sul filo di questo ragionamento, svela così anche il mistero per il quale un italiano di medio valore possa dare dimostrazione di questo, solo migrando: l'individuo in questione non tocca il capitale della tribù. Sui particolari di come avvenga questa educazione, inoltre, il lettore può leggere, se vuole, il fondamentale brano Iniziazioni letterarie.

Di tempo, in verità, ne è passato da quando sono state scritte queste pagine, e si sente.

È vero, lo scrittore italiano, in genere, non è mai stato malato di grandezza, e perfino Papini, che lo era fieramente, lasciava sclerotizzare questo dono divino nell'affezione psichica della megalomania trombona; però Wilcock poteva ancora notare che questo sistema, seppure malato in maniera imbarazzante, doveva presumere ancora la letteratura e non poteva impedire, quindi, l'esistenza di scrittori importanti. Oggi parrebbe che invece il sistema, elevato a teologia, posa fare a meno non solo dello scrittore importante, ma dello scrittore tout court.

Wilcock si sarebbe spaventato davanti a questa evidenza?

Sicuramente no. Wilcock sa che la letteratura non ha nulla a che fare con premi, concorsi ed editore. È un gioco essenziale e perfettamente autonomo che presume solo meccanicisticamente uno scrittore e un lettore, e che, tra l'altro, è poca cosa per i nostri commerci, riducendosi grandiosamente alla possibilità di considerare con Carroll, "la vita alla stregua di un dialogo fra una tartaruga e un termometro" (p.58).

Una possibilità che nessuna circostanza può intaccare, nemmeno quelle contingenti l'esigenze di una casta o quelle di un mercato, perché "frasi come oggi mi sono alzato tardi oppure proprio davanti casa sono caduto per strada sono già un racconto. In questa che è la sua forma più elementare, la narrativa non può scomparire, finché la lingua esiste."



di Pier Paolo Di Mino


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Gustoso


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J. Rodolfo Wilcock

Il libro dei mostri.

Adelphi, Pag. 143 Euro 16,00

Ritengo che sia superfluo dire perché il Paradiso degli orchi insista sul nome di Rodolfo Wilcock. Gli abbiamo dedicato degli special e in più una rubrica della rivista fa riferimento ad un suo glorioso libro.

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