RECENSIONI
John Connelly
Anime morte
Superpocket, Pag. 525 Euro 5,90
Che dite? Voi preferireste incontrare i fantasmi dell'horror del genio Stephen King o un investigatore come Charlie "Bird" Parker? Con un nome così credo non ci sia l'imbarazzo della scelta. Ma costui non ama solo il jazz, ama anche Neil Young e, sentite sentite, il nostro Dante, che per un americano mi sembra il massimo. Ha un debole per le gonnelle (è riuscito durante un'avventura a tirarsene dietro tre contemporaneamente! Ma per fortuna è meno disperato dal punto di vista sentimentale di molti suoi colleghi) ma ha una sensibilità tutta "femminile" nel dialogare e confrontarsi con una coppia di amici gay che spesso gli gironzola intorno.
Ha un "debole" per le questioni di mafia e per i serial-killer.
In questo noir però se la vede con una questione molto spinosa: pedofilia e materiale pedopornografico. Hai detto poco!
Connolly è tra i grandi del firmamento noir, i suoi libri vanno che è una meraviglia, non soffrono pause nonostante siano composti da almeno quattrocento pagine (ma credo ormai che una lunghezza del genere sia uno standard internazionale: a questa regola ho l'impressione che si sottraggano proprio gli italiani) e, un'eccezione che conferma l'andazzo, si permette preziosismi linguistici. Come per esempio a pag. 246 dove in un dialogo apparentemente standard ci piazza un anacoluto niente male: "Potresti essere un omofobo gay?" "Sicuro. E' come essere un ebreo che odia se stesso, tranne che si mangia meglio.
E a pag. 394-95 una valutazione 'politica' del delinquere che mi sembra appropriata e pepata: Si diceva che, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, gli italiani avessero inviato qualcuno a Mosca per valutare le potenzialità di inserimento nel mercato emergente. Questi avevano dato un'occhiata a ciò che accadeva per le strade ed erano tornati dritti a casa. Sfortunatamente, i russi li avevano seguiti, unendosi alla mafia di Odessa che operava a Brighton Beach fin dalla metà degli anni Settanta, e ora gli italiani, in confronto ai nuovi arrivi, avevano perso tutto il loro potere. Era ironico, pensai, che a portarci i russi sulla soglia di casa non fosse stato il comunismo bensì il capitalismo. Joe McCarthy doveva essersi rivoltato nella tomba.
Al di là di queste distanziazioni dalla trama, Anime morte regge il confronto coi precedenti romanzi di Connelly. Ci sono tutti gli ingredienti per funzionare e un pathos che tiene il lettore avvinto alle pagine: tra l'altro ritorna una figura, il Collezionista, che è una sorta di fantasma persecutorio dei drammi interiori di Charlie Parker.
In questo periodo di decadenza complottista, dove lo scontro tra angeli e demoni vuol preludere ad un cambiamento prospettico della Storia e anche, quindi, del genere stesso poliziesco, un noir come quello dello scrittore americano ora residente a Dublino rispetta invece certi sacrosanti canoni.
Buona lettura!.
di Eleonora Del Poggio
Ha un "debole" per le questioni di mafia e per i serial-killer.
In questo noir però se la vede con una questione molto spinosa: pedofilia e materiale pedopornografico. Hai detto poco!
Connolly è tra i grandi del firmamento noir, i suoi libri vanno che è una meraviglia, non soffrono pause nonostante siano composti da almeno quattrocento pagine (ma credo ormai che una lunghezza del genere sia uno standard internazionale: a questa regola ho l'impressione che si sottraggano proprio gli italiani) e, un'eccezione che conferma l'andazzo, si permette preziosismi linguistici. Come per esempio a pag. 246 dove in un dialogo apparentemente standard ci piazza un anacoluto niente male: "Potresti essere un omofobo gay?" "Sicuro. E' come essere un ebreo che odia se stesso, tranne che si mangia meglio.
E a pag. 394-95 una valutazione 'politica' del delinquere che mi sembra appropriata e pepata: Si diceva che, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, gli italiani avessero inviato qualcuno a Mosca per valutare le potenzialità di inserimento nel mercato emergente. Questi avevano dato un'occhiata a ciò che accadeva per le strade ed erano tornati dritti a casa. Sfortunatamente, i russi li avevano seguiti, unendosi alla mafia di Odessa che operava a Brighton Beach fin dalla metà degli anni Settanta, e ora gli italiani, in confronto ai nuovi arrivi, avevano perso tutto il loro potere. Era ironico, pensai, che a portarci i russi sulla soglia di casa non fosse stato il comunismo bensì il capitalismo. Joe McCarthy doveva essersi rivoltato nella tomba.
Al di là di queste distanziazioni dalla trama, Anime morte regge il confronto coi precedenti romanzi di Connelly. Ci sono tutti gli ingredienti per funzionare e un pathos che tiene il lettore avvinto alle pagine: tra l'altro ritorna una figura, il Collezionista, che è una sorta di fantasma persecutorio dei drammi interiori di Charlie Parker.
In questo periodo di decadenza complottista, dove lo scontro tra angeli e demoni vuol preludere ad un cambiamento prospettico della Storia e anche, quindi, del genere stesso poliziesco, un noir come quello dello scrittore americano ora residente a Dublino rispetta invece certi sacrosanti canoni.
Buona lettura!.
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