RECENSIONI
Rosa Mogliasso
Bella era bella, morta era morta
NNE, Pag. 139 Euro 10,00
Dice la Mogliasso a fine libro: La notte del 13 Marzo 1964 Catherine Susan Genovese, detta Kitty, fu aggredita, violentata e accoltellata a morte da Winston Moseley nei pressi della sua abitazione a Kew Gardens, distretto del Queens, New York City. Quando i media riportarono le circostanze dell’omicidio emerse come, durante la mezz’ora in cui si era consumata l’aggressione, trentotto persone, per lo più vicini di casa, nonostante fossero consapevole di quanto stesse accadendo, avevano assistito senza intervenire. Insensibili? O, piuttosto, ben determinati a sottrarsi a impulsi empatici pur di evitare i conseguenti costi personali di un eventuale coinvolgimento?
L’episodio Genovese, per quanto si sospetti sia stato in seguito ingigantito, ha dato l’avvio a una serie di ricerche sulla diffusione della responsabilità e sul fenomeno psicologico sociale che è diventato noto come effetto bystander o “sindrome Genovese”.
Scopo di questa tesi di laurea è analizzare il fenomeno della assunzione di responsabilità in un’area urbana di medie dimensioni.
E’ stato predisposto, a tal fine, un setting monitorato: il manichino di una donna apparentemente morta è stato abbandonato in un luogo isolato e nascosto dove in precedenza era stato registrato un avvicendamento abituale di soggetti diversi per sesso, età, status, integrazione sociale.
Ecco dunque che la Mogliasso ha ripreso la sua tesi di laurea, e grazie a questa ci ha fatto un romanzo.
Chiediamo il perché.
Chiediamo se non fosse stato più semplice rivolgersi ad altro vista la già presente sociologia di mercato.
Dice Favetto nella seconda di copertina: Un corpo di parole è il racconto di Rosa Mogliasso, impegnata sulla riva di un fiume in un corpo a corpo con un’assenza. E con un equivoco.
Già… equivoco.
di Eleonora del Poggio
L’episodio Genovese, per quanto si sospetti sia stato in seguito ingigantito, ha dato l’avvio a una serie di ricerche sulla diffusione della responsabilità e sul fenomeno psicologico sociale che è diventato noto come effetto bystander o “sindrome Genovese”.
Scopo di questa tesi di laurea è analizzare il fenomeno della assunzione di responsabilità in un’area urbana di medie dimensioni.
E’ stato predisposto, a tal fine, un setting monitorato: il manichino di una donna apparentemente morta è stato abbandonato in un luogo isolato e nascosto dove in precedenza era stato registrato un avvicendamento abituale di soggetti diversi per sesso, età, status, integrazione sociale.
Ecco dunque che la Mogliasso ha ripreso la sua tesi di laurea, e grazie a questa ci ha fatto un romanzo.
Chiediamo il perché.
Chiediamo se non fosse stato più semplice rivolgersi ad altro vista la già presente sociologia di mercato.
Dice Favetto nella seconda di copertina: Un corpo di parole è il racconto di Rosa Mogliasso, impegnata sulla riva di un fiume in un corpo a corpo con un’assenza. E con un equivoco.
Già… equivoco.
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