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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Laura Pariani

“Domani è un altro giorno” disse Rossella O’Hara

Einaudi, Pag. 248 Euro 19,50
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Con Laura Pariani si va sul sicuro. Non delude mai (parlo per me, almeno) perché ha dalla sua il dono della lingua. Impasta un suo particolare linguaggio come il fornaio impasta il pane, e si sa che il pane si può ricreare in tante versioni diverse, pur rimanendo sempre pane e sempre buono (se è buono il fornaio). Che cosa mette nell’impasto oltre a un italiano brillante e perfetto? Ci sono parole mutuate dal dialetto e altre carpite a un lessico familiare. E insomma, per ogni storia reinventa una lingua che di quella storia è l’espressione naturale. Questa si presta in particolar modo, perché è ambientata in un contesto rurale degli anni Cinquanta (e già questo comporta un dialetto e un lessico) ma anche perché racconta il punto di vista di una bambina che scopre il mondo e deve necessariamente scoprirlo attraverso le parole. Che poi le parole nascondano contraddizioni e inganni, questa è appunto la grande rivelazione che giorno per giorno desta meraviglia nella sua mente che vorrebbe crescere e formarsi lungo un percorso logico. Questa logica nel mondo adulto non c’è, alcune parole significano il loro contrario, e le intenzioni sono sempre diverse da quelle dichiarate.
   Eppoi spiegàtele perché certe parole mancano. Perché, presèmpio, non c’è un nome per le dita dei piedi, al pari di quelle della mano? Perché si dice “Amare lo zabaione”? Come si può usare la stessa parola nella frase “Amare la zia”? Non può significare la medesima cosa… epperché a scuola si deve usare il termine esotico “Babbo” invece del normale “Papà”? Da dove nascono le parole? (…) Come spiegare alla Nonna che ci sono parole che incantano. Presèmpio, “Parlamento”: è un fenomeno da baraccone che, pur mancando di una normale bocca, riesce comunque a parlare con il mento?
   Anche lei ha un suo lessico, in cui gli adulti sono i Grandi Garruli, i maschi sono i Tarati, e i bambini più piccoli i Nani.
     Gli adulti dicono che la Bambina è particolare: appare strana perché non si adatta alle loro logiche contorte, si ostina a mantenere uno sguardo puro nella sua ricerca della verità e della giustizia. Il suo senso della giustizia, soprattutto, viene continuamente offeso da una realtà che la costringe a confronti duri. Perché anche nel Paese della Noia in cui scorre la sua vita da Bambina Senzapaura o da Bambina Quasiperduta succedono fatti drammatici. Ci sono gli orchi veri, che fanno paura ma di cui non si deve parlare. La Bambina lo capisce quando vede morire tragicamente una sua compagna o quando un amichetto subisce abusi.
   L’aiuta la fantasia che le permette di immaginare la sua alter ego Bis, con cui può dialogare e intavolare dibattiti, e il cavallo Brigliadoro (al posto del quale gli adulti vedono una comune bicicletta) che la porta a fare tante scoperte. Anche le storie che le racconta la Zia Giovane, spesso tratte dai romanzi della sua biblioteca, le fanno conoscere il mondo e le tengono compagnia.
   … comprende il valore liberatorio della narrazione, in cui il silenzio delle cose normalmente indicibili viene infranto… E perché vergognarsi della fantasia? Visto che esiste una Logica, perché negare l’esistenza di una Fantastica?
   Beati quelli che nella loro infanzia hanno visto molti film e divorato romanzi o fumetti, perché anche se di loro non sarà il Regno dei cieli, perlomeno apprenderanno qualche maniera in più per sopravvivere nel Paese della Noia.
   Più la Bambina va avanti e meno il mondo degli adulti le piace. Si vorrebbe da lei che cresca e metta giudizio, ma lei è sempre più irriducibile. Aspetta Peter Pan che la venga a prendere e la porti su quell’isola dove si rimane bambini per sempre. A modo suo ci riesce, in un finale amaro e poetico degno della narrativa d’altri tempi, quando i bambini erano “incompresi”.

di Giovanna Repetto


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