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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Alessandro Gatti – Samuele Strati

Figure del limite. Estetica dell’ibrido tra arte e filosofia

Graphe.it, Pag. 106 Euro 10,00
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Questa volta, a differenza di altre pubblicazioni della Graphe.it che sono di tipo divulgativo, ci troviamo di fronte a un approccio più specialistico. Il libro contiene due saggi maturati in due ambiti diversi, la storia dell’arte e la filosofia. Confesso di essermi meno interessata al primo, per quanto ben scritto e corredato di illustrazioni che consentono di visualizzare le principali opere descritte. Del secondo parlerò fra poco. L’elemento che li accomuna è la figura dell’ibrido, un archetipo che dalla notte dei tempi ai giorni nostri non ha mai smesso di esercitare il suo fascino. L’ibrido mostruoso. Arpie e sfingi tra Rinascimento e Barocco. Questo il titolo del primo saggio, a firma di Alessandro Gatti, da cui si evince la frequente presenza di figure ibride nelle opere d’arte del periodo preso in esame. Una ricchissima bibliografia supporta i riferimenti artistici e storici. Il secondo, per quanto mi riguarda, è più coinvolgente perché chiama in causa emozioni che tutt’ora ci appartengono. Temi come il mostro, il diverso, l’aspetto animalesco mescolato all’umano non si sono fermati alle fiabe e alla mitologia, ma ci hanno seguito passo dopo passo fino ai giorni nostri, acquistando anzi nuove valenze, se possibile ancora più inquietanti. Samuele Strati procede meticolosamente nel suo saggio La palude e la metropoli. Note sul mostro e sulla mostruosità. Non trascura niente, non risparmia nessun anfratto dentro e fuori di noi. Prende in esame la natura del mostro come elemento perturbatore, che nel suo apparire spezza la normalità conosciuta e varca un limite prima avvertito come sicuro.  Mai come dinanzi al mostro l’immaginario ha statuto di realtà. Molto viene detto riguardo al particolare rapporto del mostro con il luogo in cui egli abita (bosco, palude, abisso) e alle diverse interpretazioni attribuite dall’uomo alla natura e al mondo animale, nel corso del tempo, in tutte le sfaccettature del sacro e del demoniaco, dell’ordine e del disordine. Una rigida separazione fra il dominio della natura e quello dell’uomo intesi come due categorie inconciliabili è stata a lungo alla base della cultura occidentale prima che le teorie evoluzionistiche ne incrinassero i presupposti. È dunque comprensibile il terrore (espresso di frequente nei miti) nei confronti di qualsiasi immaginabile forma di ibridazione.  La minaccia dell’ibridazione è la minaccia alla vita umana nella sua struttura fondamentale. Da qui una serie di prescrizioni e tabù atti a scongiurare il rischio. Questo per quanto riguarda il passato, ma ora la scienza apre nuove frontiere. L’ibridazione può essere una scelta consapevole, resa possibile dalle manipolazioni genetiche e dagli strumenti dell’ingegneria bionica. Il transumanesimo è alle porte. Al mito si sostituiscono le profezie della fantascienza. Ma a ben guardare il nostro presente è già cambiato, e non è detto che sia un male. Nell’eterno nuovo la mostruosità trova la sua salvezza. Una postfazione di Flavio Piero Cuniberto, dal titolo Il fascino del mostruoso e le nozze di filosofia e filologia chiude questo libro che offre spunti davvero interessanti. Se un difetto gli si può imputare è quello di essere troppo eterogeneo nell’unione di due approcci diversi, la storia dell’arte e la filosofia, che potrebbero essere complementari ma qui appaiono un po’ slegati, nonostante la comunanza dei temi. Ma no, che sto dicendo… in fondo il libro stesso offre una esemplificazione del fascino dell’ibrido! Molto stimolante, scherzi a parte, per chi è interessato all’argomento.

di Giovanna Repetto


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