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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Franco Pezzini

Fuoco e carne di Prometeo

Odoya, Pag. 400 Euro 22,00
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Com’è bello essere presi per mano da Franco Pezzini e condotti a leggere un classico. È così che avviene il miracolo. Infatti per quanto Pezzini si adoperi a sviscerare le origini, i riferimenti, gli antecedenti e i conseguenti (senza dimenticare mai nulla, perché se per caso durante la lettura ti viene l’idea furba di fare un collegamento, ecco, subito ti accorgi che lui ci ha già pensato, e se ancora non l’hai visto è perché sta per scodellartelo nella pagina successiva) dicevo per quanto si adoperi a dissezionare l’opera (scusate, ma parlando di Frankenstein vengono fuori queste metafore) succede che l’opera, a differenza di un corpo che la dissezione rende più morto, si ravviva e risplende moltiplicando i colori come attraverso un prisma.
   Lo abbiamo sperimentato con L’asino d’oro (recensito sul Paradiso) e di nuovo assistiamo al fenomeno con questa analisi del capolavoro di Mary Shelley. È il momento più adatto per ricordarlo, allo scoccare dei duecento anni dalla prima uscita, 1818. E già che siamo in tema di date, ricordiamo che ci fu una seconda edizione, rivisitata, nel 1823. A quale fa riferimento Pezzini? Ovvio: a tutt’e due, raffrontandole passo per passo nei punti salienti, e tenendo ben presente l’importanza della cronologia nella storia di Mary, dal momento che la tragica morte dell’adorato marito Percy Bysshe Shelley si colloca fra le due. Qualunque cosa possa aver influito sulla scrittura, a partire dalle vicende personali, viene tenuta presente. Ogni conoscenza, ogni curiosità dell’autrice, le personalità incontrate o che avrebbe potuto incontrare, i libri letti, i luoghi visitati. Tutto ciò che nel romanzo si manifesta viene analizzato (con una lente precisissima e però vibrante di emozione) alla luce della biografia dell’autrice e del contesto culturale dell’epoca. Era un momento straordinario per la cultura, popolato da spiriti acuti e liberi.
   …figure che tra provocazioni artistiche, radicalismo politico, amori irregolari e laudano sfidano ogni convenzione del mondo di provenienza.
   Imprescindibile è la rievocazione della famosa notte a villa Diodati da cui, quasi per gioco, si originò per la prima volta il racconto di Frankenstein. Ma si parte da molto più lontano, dalla famiglia di Mary, colta e progressista, in cui la sua mente vivace cominciò a plasmarsi. Tanto più che fra gli amici di famiglia ci furono letterati e artisti come Coleridge e Füssli. Decisiva fu poi l’influenza di William Blake e di Milton, con le loro elaborazioni visionarie dei temi biblici, riferiti in particolare alla Genesi. E in effetti è il mito della Creazione che torna a riproporsi con tutte le implicazioni drammatiche del rapporto fra creatore e creatura. La Creatura: è appunto così che viene definito il mostro di Frankenstein. Personaggio che sperimenta la ferita suprema, quella di aver deluso il proprio creatore e di non poter essere da lui compreso a dispetto di qualunque sforzo. Al di là della tradizione del “mostro” (che pure Pezzini illustra senza tralasciare alcun ambito, dal cinema ai fumetti ai videogiochi) ci viene qui restituita tutta la carica di tormento esistenziale contenuta nell’opera di Mary Shelley.
   Un’attenzione particolare viene posta nel ricostruire i riferimenti a uno stuolo di medici e scienziati dell’epoca, da cui l’autrice potrebbe aver preso ispirazione per il personaggio del dottor Frankenstein. E in questo modo, come un gustoso corollario, ci viene offerto un excursus sulle tendenze scientifiche dal XVII al XIX secolo.
   Ricchissimi sono i riferimenti iconografici, con un vasto corredo di illustrazioni che danno conto di come certi temi venissero affrontati nell’ambiente artistico dell’epoca, in un rimando di influenze reciproche fra arte e letteratura.
   Infine, al netto di tutte le rappresentazioni successive ammiccanti all’horror, al termine del nostro viaggio in compagnia di Pezzini non possiamo fare a meno di riconoscere in Frankenstein e nella sua Creatura due personaggi con le caratteristiche dei grandi eroi romantici. E di ricordare che Mary Shelley (proprio lei, una donna) fu la fondatrice della fantascienza moderna.

di Giovanna Repetto


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