RECENSIONI
Marco Peroni Riccardo Cecchetti
Gigi Meroni. Il ribelle granata
Becco Giallo, Pag. 143 + ill. Euro 18.00
La grazia e la poesia di chi, pur non avendo mai visto e conosciuto Gigi Meroni, lo ha sottratto di nuovo all'oblio: perché Marco Peroni, l'autore del presente libro, non era ancora nato quando il grande giocatore del Torino morì il 15 ottobre del 1967, a soli ventiquattro anni. In più la comunanza e la passione con Riccardo Cecchetti, l'illustratore. E a proposito di quest'ultimo si dice nella post-fazione: Sono per le facce particolari, mi sento a disagio soltanto all'Ikea fra i palloncini, quindi mi faccio sotto con un sorriso così. Noto due cose, più o meno all'istante: l'accento marchigiano e una cartella sotto il braccio rigonfia di disegni. E' un tifoso granata (a quel punto è fatta), mi racconta che si trova a Torino e si è spinto fino a lì per lo spettacolo. Tanto per fare, si è portato dietro i suoi disegni su Meroni.
E i disegni sono splendidi, venati di un tratteggio malinconico, a volte con poco colore, spesso in bianco e nero, che riescono a restituire la grazia e l'energia di uno straordinario atleta.
Che fu uomo straordinario nella sua 'dinamica' esistenziale: che nei giorni nostri non potrebbe esistere, che non potrebbe sopravvivere in una dimensione calcistica fatta di presunzione, di business, di dopaggi e di veline. Lui che sfidò le convenzioni del tempo e andò a convivere con una donna sposata. Lui che portava i capelli lunghi e si rifiutò di giocare per non doverli tagliare, lui che sfidò il pubblico di Napoli presentandosi nella fase di pre-partita con frack e bombetta, lui che si faceva accompagnare da una gallina, lui che vestiva beat perché era perfettamente dentro i suoi tempi, lui che subì l'ostracismo del perbenismo di massa perché 'diverso'.
Gigi Meroni non fu soltanto uno splendido atleta (nonostante un fisico per nulla atletico, anzi, fragile come carta velina), fu un sublime anticipatore dell'estetismo mediologico. Ma se ora l'estetica travolge l'etica, nel suo caso la visione precorritrice del gusto, tutta giovanile come giusto che fosse, era gemella di una filosofia della vita genuina.
E diciamocelo, senza paura di passar per debosciati: fu anche figura di irresistibile erotismo, con quei calzettoni calati e quel suo corpo per nulla esagerato ma nella sua distribuzione autentica, raro esempio di intrigante bellezza.
Questo libro parte dalla fine: Ecco, non ci piaceva l'idea che tutta quella vitalità finisse schiacciata dal peso della morte. Ci sono così tante avventure, aneddoti, scelte, colpi di genio, colpi di classe in quei ventiquattro anni che indirizzare le emozioni dei lettori verso il "triste finale" ci sembrava sbagliato, anche se infinitamente più comodo.
Come un'onda che va e viene, spesso torna il ricordo di Meroni: nel 1995 Nando Dalla Chiesa ne fece un ritratto suggestivo con La farfalla granta. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni. Circa un anno fa la Rai lo ricordò con immagini e con un'intervista alla donna della sua vita, quella Cristiana che pur sposata, preferì convivere con un ragazzo famoso e anticonformista.
La storia di Meroni è sempre sembrata un libro perfetto da 'vendere': è stata una dimensione della vita e del calcio che non abbiamo più.
Cercate le sue movenze e i suoi dribbling su Youtube: un evento, come pochi. L'indimenticabile n.7 dei granata.
Cercate questo libro: commovente e straordinario. E per questo irrinunciabile.
di Alfredo Ronci
E i disegni sono splendidi, venati di un tratteggio malinconico, a volte con poco colore, spesso in bianco e nero, che riescono a restituire la grazia e l'energia di uno straordinario atleta.
Che fu uomo straordinario nella sua 'dinamica' esistenziale: che nei giorni nostri non potrebbe esistere, che non potrebbe sopravvivere in una dimensione calcistica fatta di presunzione, di business, di dopaggi e di veline. Lui che sfidò le convenzioni del tempo e andò a convivere con una donna sposata. Lui che portava i capelli lunghi e si rifiutò di giocare per non doverli tagliare, lui che sfidò il pubblico di Napoli presentandosi nella fase di pre-partita con frack e bombetta, lui che si faceva accompagnare da una gallina, lui che vestiva beat perché era perfettamente dentro i suoi tempi, lui che subì l'ostracismo del perbenismo di massa perché 'diverso'.
Gigi Meroni non fu soltanto uno splendido atleta (nonostante un fisico per nulla atletico, anzi, fragile come carta velina), fu un sublime anticipatore dell'estetismo mediologico. Ma se ora l'estetica travolge l'etica, nel suo caso la visione precorritrice del gusto, tutta giovanile come giusto che fosse, era gemella di una filosofia della vita genuina.
E diciamocelo, senza paura di passar per debosciati: fu anche figura di irresistibile erotismo, con quei calzettoni calati e quel suo corpo per nulla esagerato ma nella sua distribuzione autentica, raro esempio di intrigante bellezza.
Questo libro parte dalla fine: Ecco, non ci piaceva l'idea che tutta quella vitalità finisse schiacciata dal peso della morte. Ci sono così tante avventure, aneddoti, scelte, colpi di genio, colpi di classe in quei ventiquattro anni che indirizzare le emozioni dei lettori verso il "triste finale" ci sembrava sbagliato, anche se infinitamente più comodo.
Come un'onda che va e viene, spesso torna il ricordo di Meroni: nel 1995 Nando Dalla Chiesa ne fece un ritratto suggestivo con La farfalla granta. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni. Circa un anno fa la Rai lo ricordò con immagini e con un'intervista alla donna della sua vita, quella Cristiana che pur sposata, preferì convivere con un ragazzo famoso e anticonformista.
La storia di Meroni è sempre sembrata un libro perfetto da 'vendere': è stata una dimensione della vita e del calcio che non abbiamo più.
Cercate le sue movenze e i suoi dribbling su Youtube: un evento, come pochi. L'indimenticabile n.7 dei granata.
Cercate questo libro: commovente e straordinario. E per questo irrinunciabile.
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