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Raffaele Izzo

I detective dell'occulto: V.I.T.R.I.O.L. L’Artigliatore di Vito Ditaranto

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Joshua Tree, uno studioso della Cabala Ebraica, ricerca l'erede a cui trasmettere le sue formule magiche, che ha imparato a utilizzare in anni di studio. È ostacolato da un oscuro essere, l’Artigliatore, che lo farà cadere in una paranoia totale. Dopo aver scoperto di essere gravemente malato, Joshua ha poco tempo per portare a termine il suo compito.
Vito Ditaranto scrive uno dei libri più interessanti che mi è capitato di leggere recentemente. Innanzitutto per la tematica, poco frequentata nel nostro paese. Da un po’ di tempo sto raccogliendo materiale e scrivendo pezzi sui “DETECTIVE DELL’ OCCULTO”. Chi mi segue sa già quanto sia difficile trovare un pubblico e una critica preparati in Italia. In un paese che trova Camilleri avanguardistico nel 2018 c’è poco da sperare… (premetto che adoro Camilleri). Pensate che una serie capolavoro come The Dresden Files, con quasi venti volumi all’attivo, da noi non è mai stata tradotta !!!
Dunque tanto di cappello all’autore che si cimenta nella scrittura di un’opera per la quale bisogna cercare il background in tutt’altri lidi. I nomi che vengono in mente subito sono Hellblazer e Hellboy, nei fumetti.
Rispetto a questi pilastri del genere Ditaranto attua parecchie svolte importanti.
L’ambientazione, per cominciare, una Venezia misteriosa e crepuscolare, che per molti aspetti mi ha ricordato un’altra serie che recensirò prossimamente, quella di Bas Salieri, del maestro Stefano Di Marino. L’autore riesce a coniugare un realismo non di facciata ad una sensazione di mistero che aleggia in ogni dettaglio. I canali veneziani hanno una lunga tradizione legata al paranormale e al mistero, basti pensare anche all’origine di un altro grande dei fumetti, il Dago di Robin Wood.
Poi l’aver creato un protagonista che rimarrà indelebilmente impresso nella mente del lettore. Non si tratta del solito mago, negromante, che padroneggia a menadito la magia. Qui ci troviamo di fronte ad un uomo vecchio e stanco, che la vita ha tentato di schiacciare a lungo.  In lui resistono delle energie a volte minime, ma sempre pronte a ridargli vigore e forza. Un personaggio ricco di sfumature e con una personalità molto complessa. Una riflessione amara sulla vecchiaia e sull’emarginazione che comporta. Gli unici suoi amici, che lo accompagnano da sempre, sono i suoi libri di magia. L’atmosfera è quella che ogni bibliofilo come me sogna in continuazione. Un mondo di libri!!!! E però la sensazione di solitudine che traspare in queste pagine ci fa riflettere su quanto dolore comporti essere fino in fondo se stessi, seguire quel daimon greco che tanto amo.
Anche sull’uso della magia c’è veramente tanto da dire. Innanzitutto viene introdotto, in uno spirito molto contemporaneo, l’argomento della linguistica come intermediario per evocare il potere e le energie mistiche. Tutti i rituali classici del fantastico ai quali sono abituati i lettori di fantasy classico qui cadono. Solo la perfetta conoscenza delle parole, delle loro etimologie, e delle loro corrispondenze con gli oggetti permette l’uso delle energie magiche. Da qui l’urgenza per il protagonista di trascrivere con la miglior chiarezza possibile il nuovo metodo che egli ha messo a punto con anni di dolorosi studi. E di cercare un discepolo a cui trasmettere il suo sapere. Ma visto che l’uso deve essere eticamente corretto la ricerca, in un mondo contemporaneo che ci viene mostrato in tutta la sua crudeltà e spietatezza, non sarà facile. La battaglia del protagonista, dunque avviene su più fronti contemporaneamente. È una lotta contro una società massificata e cinica, che isola chiunque abbia profondità, cultura, sapienza. E una lotta filosofica contro l’ignoranza. Che disprezza sempre il diverso e lo sconosciuto. E una lotta interiore, perché l’Io del protagonista rischia ormai da anni di collassare e deframmentarsi sotto il peso di tutte queste forze avverse.
Narrativamente non si può non accennare all’uso del Narratore in prima persona. Questa tecnica è sfruttata nel suo pieno potenziale, non semplicemente nei suoi aspetti superficiali. Mi spiego subito. Sin dalle prime righe veniamo catapultati nel mondo interiore del protagonista/narratore. Non avendo altre prospettive da cui ricevere informazioni, e venendo subito a sapere che c’è il rischio che egli stia impazzendo, saremo sempre tenuti in bilico sulla veridicità di quello che ci racconta. Compresa l’esistenza della magia stessa. E quella di un nemico tanto terribile quanto rarefatto. Quest’ambiguità lynchana ci accompagnerà sino al finale, aperto, che ci lascia con l’amaro in bocca.
Ci vorrebbe altro tempo per analizzare lo stile di scrittura secco e poetico, asciutto e denso a volte, o per entrare dettagliatamente nelle citazioni che irradiano tutto il testo. Ma per incuriosire i miei dieci lettori vi lascio con un accenno ad una certa ballata della morte, di un tizio chiamato Sclavi… che troverete proprio a inizio libro. 
Mi taccio



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