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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Hugh Nissenson

Il canto della terra

Palomar, Pag.338 Euro 15,00
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Cominciamo a dire che John Firth Baker, il protagonista di questo romanzo, potrebbe far compagnia a quella schiera di immaginari uomini di cultura che la letteratura, soprattutto dell'ultimo secolo, ci ha sempre regalato. Pensiamo allo scrittore indiano protagonista del racconto di Borges El acercamiento a Almotasim, al Joseph Torres Campalans di Max Aub, ai dotti saggisti del Vuoto assoluto di Stanislaw Lem (tra l'altro fonte indiscussa della nostra rubrica "De falsu creditu") o all'improbabile intellettuale Eduardo Torre, creatura dello scrittore guatemalteco Augusto Monterroso, caso forse unico nella letteratura mondiale perché "nasce" nel 1978 ancor prima del libro di cui farà parte successivamente (Opere complete – 1992).

Il canto della terra dello scrittore ebreo Hugh Nissenson (poco ebreo per la verità, dal momento che si definisce un ateo che usa la religione come metafora e ossessionato dalla presenza del male e dall'assenza di Dio nella storia) pur presentandosi come un saggio biografico (interviste, considerazioni, diari, files, notizie dei media riguardanti il caso Baker) non ha valenza sperimentale, tanto meno è affresco distopico da "intenerire" e richiamare frotte di idolatranti seguaci della fantascienza (solo gli americani potevano chiedersi se un prodotto del genere potesse rientrare nella categoria citata, persi come sono nell'arte dell'etichettatura a tutti i costi). E' un romanzo brioso, a volte esilarante nella vetriolinica critica della società (- Dio sta facendo un pessimo lavoro dobbiamo sostituirlo con qualcun altro – pag. 56; - Johnny:«Secondo te, mamma, qual è il modo più coraggioso di vivere?» «Restare sobria» - pag.147), ripetitivo anche (le oltre trecento pagine non hanno ragione d'essere soprattutto nella costruzione "fantasiosa" del personaggio principale), ma sempre lucido e attento.

Non ha nemmeno, come ci dice la bella introduzione di AnnaMaria Piazzi, capacità di chiaroveggenza circa lo sconvolgimento ambientale della terra. E' vero, Nissenson ci parla del mondo del 2050 devastato da terribili manifestazioni metereologiche (il libro è stato scritto nel 2001 e racconta di una improvvisa marea che sommerge New Orleans), ma è solo uno dei puzzle di un sistema ormai rovesciato, dove gli umori e i valori sono semplici sfaccettature di un passato ormai sepolto.

John Firth Baker è un esperimento genetico, a cui hanno impiantato delle facoltà artistiche (ha una madre eternamente depressa, agorafobica, che rivive nevroticamente il suicidio della propria e che la porterà, a sua volta, al suicidio), ma con un delicato equilibrio mentale che lo spinge ad una forsennata ricerca di una figura paterna (il vero padre è lo scienziato-donatore-sperimentatore) attraverso esperienze mistiche, trasformazioni del proprio corpo e intuizioni spassosamente freudiane : Johnny ha sviluppato una paura notturna dei lupi famelici dagli occhi rossi in agguato sotto il lett. Va a dormire tenendo stretto il mio deodorante con l'applicatore a sfera.

«Perché?»

Johnny: «L'etichetta garantisce una protezione del 100%»
- Pag.100.

Detto così sembra una cosa seria. In realtà siamo di fronte ad un carosello d'invenzioni surreali che hanno solo lo scopo di esplorare una realtà ormai agonica (una realtà che ci appartiene, anche se, per certi versi, tipicamente americana, fatta di rimasticature ascetiche, di associazionismo folle, di pan-sessualità, di fronde reazionarie e violentissime). Un carosello d'invenzioni che sarebbe noioso elencare, perché non spostano di virgola il nocciolo del discorso. Hugh Nissenson (non nuovo in Italia, nel 1987 esce per Rizzoli L'albero della vita e nel 1988 per Giuntina L'elefante e la mia questione ebraica) con questo suo romanzo ha elaborato una sua personalissima teoria del crollo: possono cadere altre torri, possiamo distruggerci a vicenda, ma la fine è nell'elaborazione di concetti astrusi e paradossali.

Come a dire: la parola ultima, come sempre, alla parola.



di Alfredo Ronci


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