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Il Paradiso degli Orchi
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CLASSICI

Alfredo Ronci

Il caso Loria: il perché di una semi-conoscenza.

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Arturo Loria fu un caso a sé. Nonostante gli interessi di gran parte dell’intellettualità dell’epoca (ricordiamolo, siamo agli inizi degli anni 20) non ebbe mai il successo dovuto, sia perché la sua arte, per quanto molto vicino alle istanze dei più poveri, non conteneva nulla di miracoloso, sia perché, costruendo attorno a sé un mondo chiuso ed esclusivo, fu lui stesso con la sua passione (tutta letteraria e pittorica) ad erigere una specie di muro nei confronti del successo e della fama.
Fu in parte riscoperto negli anni 80, dove la sua scrittura fuori da ogni schema politico, soprattutto agli inizi, affascinò studiosi e appassionati della letteratura più stimolante e innovativa.
Il cieco e la bellona, raccolta di racconti, fu la sua prima opera ed uscì nel 1928 e attirando l’interesse di molti scrittori e poeti dell’epoca. Scrittori e poeti che giravano attorno alla rivista Solaria che, per quanto valutata e presa in notevole considerazione, era pur sempre un elemento parziale e limitato del tempo. Fra questi, decisamente amichevole, pur se il suo giudizio oscillava in verità tra difetti e squilibri, ci fu Eugenio Montale.
Il cieco e la bellona è un libro che colloca di colpo Arturo Loria al di sopra del limbo, pur onorevole, delle promesse: accorgersene subito, anziché attendere dieci anni, è un dovere troppo piacevole perché non sia compiuto fin d’ora da chi può intendere.
Queste belle ed efficaci parole di Montale furono una specie di cartina di tornasole per altri intellettuali e portarono alla promozione del libro presso i circuiti culturali fiorentini di consolidato prestigio.
Tutti, in breve, cominciarono a disquisire sull’arte e sulla progettualità del Loria, che a dir la verità, pur accettando le disquisizioni di altri intellettuali (si aggiunsero anche Solmi, De Robertis, Cecchi ed Ojetti) presentava nel suo incedere narrativo un imprimatur che mai s’era visto fino ad allora e scardinava quel po' di stantìo e vecchio della letteratura dell’epoca.
I protagonisti delle sue storie sono dei perdenti, degli affamati, dei picari del tempo e l’atmosfera che se ne trae è quella che si rifà alle atmosfere macabre di un Hoffmann e alle invenzioni fiabesche di un Palazzeschi .Ma, come si disse giustamente allora, la ripresa del racconto picaresco ed avventuroso era sì per riattivare la parabola costruttiva del romanzo e della novella, ma per Loria era soprattutto il modo di rappresentare un mondo a lui congeniale e preoccupato di assegnare un valore assoluto al congegno del racconto stesso.
Anche sulla così detta capacità fantastica dell’arte di Loria se ne discusse molto, tanto che un critico francese del tempo, ed esattamente Marcel Brion, disquisendo in generale sulla narrativa dell’autore, la definì fantastique périphèrique, intendendo con quella dicitura una sorta di letteratura che si avvicinava all’arte fantastica ma che aveva requisiti e lemmi ben diversi dall’usuale.
Nel racconto Il cieco e la bellona si legge: Il cieco appena rimesso dai suoi spaventi e ben istruito di tutto stavolta, sudava e s’esercitava a schiarire la voce con tonitruanti boati vinosi, mentre in tre si affaccendavano intorno a lui per fargli indossare un paio di brache corte e un giubbetto verde a bottoni d’oro. Doveva cantare e ballare insieme alla compagna.
Ecco dunque la realtà di Loria: un rumoroso ma alquanto volenteroso individuo alle prese con gli imprevisti ma anche con le promesse di una vita di stenti.
Nel 1933 lo scrittore vince  il Premio Fracchia. È il più importante premio letterario dell’epoca e il massimo dell’arte per Loria che, grazie anche alla fortuna data dal riconoscimento, parte per gli Stati Uniti per fare una serie di lezioni alla Columbia University.
Sarà poco rispetto a quello che lo stesso, forse, si auspicava. Nel 1936 pubblicherà Compagno dormiente, da alcuni indicato come il libro più bello e completo di Loria. Ma anche questo servì a poco, nonostante tutte le conoscenze e le lodi che poteva vantare.
Ha scritto molto bene Luigi Baldacci: La sua modernità è tutta nella tensione esistenziale, nell’angosciosa attesa dei suoi personaggi.
Per i lettori di ora un solo suggerimento: se avete tempo e maniera cercate qualcosa di Loria. Vi lascerà interdetti appena lo si legge, poi la magia e la bellezza di personaggi vinti, ma vincitori delle storie vi lascerà senza fiato.


L’edizione da noi considerata è:
Arturo Loria
Il cieco e la bellona
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