I Classici

Che pazienza! “La busta arancione” di Mario Soldati.
Sicuramente Soldati non è un esempio di “omosessualità repressa” come si dice di un autore (o di una persona) che voglia nascondere la propria sessualità. Già i suoi esordi (e mi riferisco soprattutto a Salmace)...

La piccola-grande infanzia di Paolo: “Le redini bianche” di P.A.Quarantotti Gambini
Lo so, a volte stanco, ma nel pedissequo studio della letteratura italiana mi ritrovo a confabulare e a stizzirmi per alcuni cenni che io trovo, personalmente, molto diretti e invece nulla si dice e tanto meno si accenna a questioni sulle quali mi giocherei il servizio.

Bisognerà trovare un motivo: “Gatteria” di Nino Savarese.
Qualche annetto fa (esattamente trentasette… mio dio) fui sedotto dal titolo e dalla copertina di un libretto della Sellerio (giusto quello che vedete).

Roberto Bolaño "Un romanzetto lumpen"
Bisognava che prima o dopo arrivassi a parlare di Bolaño, uno dei maggiori esponenti della letteratura sudamericana dei nostri tempi.

Ma fu vero capolavoro? “Seminario sulla gioventù” di Aldo Busi.
Dunque: Seminario sulla gioventù, alla sua uscita, fu considerato un capolavoro ed è un capolavoro? L’autore, in questa edizione completamente rifatta e non, nella post-fazione dice: Sono però convinto di una cosa...

Tanto rumore per nulla? “Roma capovolta” di Giò Stajano.
Non ce lo aspettavamo e invece… Nel 2025 viene ri-pubblicato per la prima volta Roma capovolta di Giò Stajano (edizioni Feltrinelli), con una copertina verde pistacchio dove al centro c’è una bionda appariscente che, col dovuto tatto, dovremmo riconoscere nell’autore che nel frattempo, rispetto agli anni del romanzo, ha cambiato sesso ed è diventata donna.

Una 'cosa' niente male: “La banda di Dohren” di Pietro Sissa.
La domanda sorge spontanea (in realtà no, ma in qualche modo dovevo pur iniziare): quando la letteratura per ragazzi diventa letteratura per ragazzi?

Una bella sorpresa: “Ognuno con la sua miseria” di Agostino Degli Espinosa.
Di fronte a questo testo ho dovuto combattere contro la mia ignoranza. Anzi, doppia ignoranza. La prima: l’autore. Di lui sapevo ben poco e non crediate che sui saggi o sulle antologie in genere ci sia granché.

Solo e solitario ed unico: “La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini” di Cesare Zavattini.
Scriveva Malerba: Diciamo invece che Zavattini ha suonato per mezzo secolo, con malinconica ossessione, tutte le note della tragedia.

Giusto qualcosa che non va: “La stanza del vescovo” di Piero Chiara.
Diceva Walter Pedullà tempo fa a proposito di Piero Chiara: Il romanziere accompagna l’irresistibile vocazione al racconto con il più accorto mestiere: geometria di composizione, solidità di architettura, abilità mimetica nell’ambientazione e nella resa del dialogo
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