RECENSIONI
Vincenzo Patané
Una piccola goccia d’inchiostro
Il ramo e la foglia, Pag. 221 Euro 16.00
Sentiamo l’autore: Questo romanzo, Una piccola goccia d’inchiostro, il cui titolo si rifà a un verso del Don Juan di Lord Byron, nasce da un episodio casuale: il ritrovamento di sessantasei lettere che mio zio Elvio inviò a sua sorella, mia madre, in un arco di tempo che val dal 1953 al 1965.
E in queste sessantasei lettere c’è davvero tutta l’esperienza (gioie e soprattutto dolori) di un uomo alla ricerca di una propria identità sessuale e comportamentale. Ambientato nel rione Sanità a Napoli, questo episodio mette in chiaro l’analisi (e uso questo termine proprio perché consapevole di tutta la vicenda) di un ragazzo coraggiosissimo (e spaventatissimo) alle prese con i turbamenti sessuali (ed educativi) ma anche la forza di superare le incomprensioni e le titubanze di una vita difficile.
Dice ancora l’autore (che tra l’altro non è nuovo a queste tematiche perché giornalista, critico cinematografico e soprattutto attivista gay): … con ogni probabilità Elvio era in realtà intersessuale. A quell’epoca si diceva “ermafrodita” (così, del resto, lo denominò un medico a Napoli), un termine oggi desueto e sentito persino come fuorviante o addirittura offensivo.
Certe queste differenze Elvio non le conosceva (a stento a volte riconosceva le proprie pulsioni sessuali), ma ad un certo punto della sua vita decide di recarsi a Copenaghen perché vuole cambiare sesso, anche se, a dir la verità, non ne è sicuro e forse nemmeno vorrebbe farlo. E infatti non lo fa.
Tra i tanti avvenimenti che gli capitano sono forse due quelli più significativi (escludiamo, ma non perché non sia fondamentale, ma forse al di là delle sensazioni sessuali, la confessione con la sorella, madre dell’autore del libro): quello con un bellissimo prostituto (sì certo, come tanti, in realtà un disgraziato napoletano che alla fine del rapporto gli chiederà dei soldi) e quello con un uomo che, proprio perché portava avanti la sua omosessualità con grazia e leggerezza, gli regala un periodo meno sofferto e complicati di altri.
Gli ultimi anni furono tremendi per lui, afflitto da gravi problemi di salute e costretto su una sedia a rotelle dopo un’ennesima, devastante caduta dovuta alla poliomielite che contrasse da bambino. Allora si chiuse in se stesso e visse praticamente sempre a casa, aiutato dal suo compagno.
Una piccola goccia d’inchiostro praticamente un grande atto d’amore.
di Alfredo Ronci
E in queste sessantasei lettere c’è davvero tutta l’esperienza (gioie e soprattutto dolori) di un uomo alla ricerca di una propria identità sessuale e comportamentale. Ambientato nel rione Sanità a Napoli, questo episodio mette in chiaro l’analisi (e uso questo termine proprio perché consapevole di tutta la vicenda) di un ragazzo coraggiosissimo (e spaventatissimo) alle prese con i turbamenti sessuali (ed educativi) ma anche la forza di superare le incomprensioni e le titubanze di una vita difficile.
Dice ancora l’autore (che tra l’altro non è nuovo a queste tematiche perché giornalista, critico cinematografico e soprattutto attivista gay): … con ogni probabilità Elvio era in realtà intersessuale. A quell’epoca si diceva “ermafrodita” (così, del resto, lo denominò un medico a Napoli), un termine oggi desueto e sentito persino come fuorviante o addirittura offensivo.
Certe queste differenze Elvio non le conosceva (a stento a volte riconosceva le proprie pulsioni sessuali), ma ad un certo punto della sua vita decide di recarsi a Copenaghen perché vuole cambiare sesso, anche se, a dir la verità, non ne è sicuro e forse nemmeno vorrebbe farlo. E infatti non lo fa.
Tra i tanti avvenimenti che gli capitano sono forse due quelli più significativi (escludiamo, ma non perché non sia fondamentale, ma forse al di là delle sensazioni sessuali, la confessione con la sorella, madre dell’autore del libro): quello con un bellissimo prostituto (sì certo, come tanti, in realtà un disgraziato napoletano che alla fine del rapporto gli chiederà dei soldi) e quello con un uomo che, proprio perché portava avanti la sua omosessualità con grazia e leggerezza, gli regala un periodo meno sofferto e complicati di altri.
Gli ultimi anni furono tremendi per lui, afflitto da gravi problemi di salute e costretto su una sedia a rotelle dopo un’ennesima, devastante caduta dovuta alla poliomielite che contrasse da bambino. Allora si chiuse in se stesso e visse praticamente sempre a casa, aiutato dal suo compagno.
Una piccola goccia d’inchiostro praticamente un grande atto d’amore.
di Alfredo Ronci
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