CLASSICI
Alfredo Ronci
Tanto rumore per nulla? “Roma capovolta” di Giò Stajano.

Non ce lo aspettavamo e invece… Nel 2025 viene ri-pubblicato per la prima volta Roma capovolta di Giò Stajano (edizioni Feltrinelli), con una copertina verde pistacchio dove al centro c’è una bionda appariscente che, col dovuto tatto, dovremmo riconoscere nell’autore che nel frattempo, rispetto agli anni del romanzo, ha cambiato sesso ed è diventata donna.
Certo non è una gran cosa, ci saremmo aspettati qualcosa di diverso, anche perché la copertina dell’originale, editore Quattrucci (che costa un sacco di soldi), al di là della sentenziosa vicenda vissuta nell’assurdo mondo del “terzo sesso”, (con in più l’immagine giovanile di Stajano ancora indeciso su cosa fare del proprio corpo) mostra una realtà ben diversa e anche un po’ agghiacciante, non per questo non veritiera.
Ma andiamo avanti, non lasciandoci suggestionare da certe scelte editoriali. Perché si è deciso di ripubblicare Roma capovolta? (una sola precisazione: gli altri scritti di Stajano, per lo più degli anni sessanta e settanta, costano un occhio della testa, e su questa cosa bisognerebbe fare un po’ più di attenzione). Ovviamente non lo sappiamo di preciso, ma sicuramente c’è una certa libertà ideologia, che negli anni sessanta non c’era, e in più riproporre la vita di un uomo (nato Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico, suo padre nobile feudatario salentino, e sua madre figlia di Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista) che ha sempre detto (e qui come dice Walter Siti nella post-fazione, ha torto ma ha anche ragione) di aver proposto con Roma capovolta, il primo romanzo a tematica omosessuale nella storia italiana.
Perché avrebbe torto ma avrebbe anche ragione? Perché in realtà di momenti gay nel nostro asfittico panorama letterario ce ne sono stati e anche importanti. A partire da Fabrizio Lupo di Carlo Coccioli 1952), Atti impuri di Pasolini 1947) e Ernesto di Umberto Saba (1953). Ma in tutti e tre i casi i tempi erano stati rimandati (a parte Coccioli che aveva pubblicato il libro in Francia). Roma capovolta è del 1959 e da quella data in poi la nostra editoria dovrà fare i conti con una tematica per certi versi inusuale. (A parte il discorso su Comisso, arriveranno in libreria Arbasino, Furio Monicelli, Piero Santi, Gian Piero Bona, e tutta una serie di scrittori ‘evoluti’: Bassani, Soldati, Quarantotti Gambini, Gadda ed altri).
Aggiungerei un altro punto: l’amorale visione intellettuale di certi critici. Uno dei più considerati di allora, Giancarlo Vigorelli, definì il romanzo “un’insulsa frittata” Non solo, Roma capovolta fu sequestrato, processato e condannato al rogo con l’accusa di propagare idee contrarie alla morale comune e dannose per il costume sociale.
Ora, avendo avuto certe critiche e avendo fatto la fine che ha fatto, dal romanzo ci si aspetterebbe chessò, una certa pruderie, qualche visione non del tutto naturale. A parte, e lo ripetiamo, sono passati quasi settant’anni e di cose fatte in Italia, benché sia sempre tra gli ultimi paesi europei a muoversi in ambito dei diritti, se ne siano fatte molte (ma dei tipi alla Vigorelli ce ne sono ancora molti e alcuni di cui non t’aspetteresti comportamenti e ragionamenti simili), il libro racconta le peripezie amorose di un giovane ragazzo che è conscio, sin da principio, della sua omosessualità.
Ho detto peripezie amorose, in realtà avrei dovuto dire ‘normali vicissitudini’ di un ragazzo alle prime esperienze sentimentali, Talmente ‘normali’ che tutt’ora sul romanzo vengono espresse riserve e accenni quanto mai critici (Siti: pensa il proprio romanzo come se la propria confessione fosse pioneristica e ci si dovesse turbare ai suoi svelamenti o addirittura confronti con altre letterature come quella, per esempio, di Arbasino… sia pure a un livelli infinitamente più alti di talento e di cultura letteraria).
Un punto però mi piace sottolineare (e sfido qualsiasi critico a contrastare certe tesi): l’assoluta convinzione di Stajano di fare i conti col passato e con la presenza massiccia della figura paterna.
Era passato dall’uno all’altro, restando immutato. Perché in realtà era sempre rivolto alla stessa persona: il padre, l’amico, l’amante, che il mio istinto riuniva in un unico uomo.
Oppure: Non so più quante volte ho ucciso mio padre in sogno. Per mia madre, invece, più che odio provavo pena. Poi ho cominciato a provare questo sentimento anche per lui.
Al di là di certe banalità e di certe sparate di settore (perdonate l’espressione) Roma capovolta rimane una discreta ed amabile confessione. Poi gli altri facciano i confronti, senza rendersi conto, però, che eravamo nel 1959. E questo basta.
Giò Stajano
Roma capovolta
Quattrucci editore
Certo non è una gran cosa, ci saremmo aspettati qualcosa di diverso, anche perché la copertina dell’originale, editore Quattrucci (che costa un sacco di soldi), al di là della sentenziosa vicenda vissuta nell’assurdo mondo del “terzo sesso”, (con in più l’immagine giovanile di Stajano ancora indeciso su cosa fare del proprio corpo) mostra una realtà ben diversa e anche un po’ agghiacciante, non per questo non veritiera.
Ma andiamo avanti, non lasciandoci suggestionare da certe scelte editoriali. Perché si è deciso di ripubblicare Roma capovolta? (una sola precisazione: gli altri scritti di Stajano, per lo più degli anni sessanta e settanta, costano un occhio della testa, e su questa cosa bisognerebbe fare un po’ più di attenzione). Ovviamente non lo sappiamo di preciso, ma sicuramente c’è una certa libertà ideologia, che negli anni sessanta non c’era, e in più riproporre la vita di un uomo (nato Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico, suo padre nobile feudatario salentino, e sua madre figlia di Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista) che ha sempre detto (e qui come dice Walter Siti nella post-fazione, ha torto ma ha anche ragione) di aver proposto con Roma capovolta, il primo romanzo a tematica omosessuale nella storia italiana.
Perché avrebbe torto ma avrebbe anche ragione? Perché in realtà di momenti gay nel nostro asfittico panorama letterario ce ne sono stati e anche importanti. A partire da Fabrizio Lupo di Carlo Coccioli 1952), Atti impuri di Pasolini 1947) e Ernesto di Umberto Saba (1953). Ma in tutti e tre i casi i tempi erano stati rimandati (a parte Coccioli che aveva pubblicato il libro in Francia). Roma capovolta è del 1959 e da quella data in poi la nostra editoria dovrà fare i conti con una tematica per certi versi inusuale. (A parte il discorso su Comisso, arriveranno in libreria Arbasino, Furio Monicelli, Piero Santi, Gian Piero Bona, e tutta una serie di scrittori ‘evoluti’: Bassani, Soldati, Quarantotti Gambini, Gadda ed altri).
Aggiungerei un altro punto: l’amorale visione intellettuale di certi critici. Uno dei più considerati di allora, Giancarlo Vigorelli, definì il romanzo “un’insulsa frittata” Non solo, Roma capovolta fu sequestrato, processato e condannato al rogo con l’accusa di propagare idee contrarie alla morale comune e dannose per il costume sociale.
Ora, avendo avuto certe critiche e avendo fatto la fine che ha fatto, dal romanzo ci si aspetterebbe chessò, una certa pruderie, qualche visione non del tutto naturale. A parte, e lo ripetiamo, sono passati quasi settant’anni e di cose fatte in Italia, benché sia sempre tra gli ultimi paesi europei a muoversi in ambito dei diritti, se ne siano fatte molte (ma dei tipi alla Vigorelli ce ne sono ancora molti e alcuni di cui non t’aspetteresti comportamenti e ragionamenti simili), il libro racconta le peripezie amorose di un giovane ragazzo che è conscio, sin da principio, della sua omosessualità.
Ho detto peripezie amorose, in realtà avrei dovuto dire ‘normali vicissitudini’ di un ragazzo alle prime esperienze sentimentali, Talmente ‘normali’ che tutt’ora sul romanzo vengono espresse riserve e accenni quanto mai critici (Siti: pensa il proprio romanzo come se la propria confessione fosse pioneristica e ci si dovesse turbare ai suoi svelamenti o addirittura confronti con altre letterature come quella, per esempio, di Arbasino… sia pure a un livelli infinitamente più alti di talento e di cultura letteraria).
Un punto però mi piace sottolineare (e sfido qualsiasi critico a contrastare certe tesi): l’assoluta convinzione di Stajano di fare i conti col passato e con la presenza massiccia della figura paterna.
Era passato dall’uno all’altro, restando immutato. Perché in realtà era sempre rivolto alla stessa persona: il padre, l’amico, l’amante, che il mio istinto riuniva in un unico uomo.
Oppure: Non so più quante volte ho ucciso mio padre in sogno. Per mia madre, invece, più che odio provavo pena. Poi ho cominciato a provare questo sentimento anche per lui.
Al di là di certe banalità e di certe sparate di settore (perdonate l’espressione) Roma capovolta rimane una discreta ed amabile confessione. Poi gli altri facciano i confronti, senza rendersi conto, però, che eravamo nel 1959. E questo basta.
Giò Stajano
Roma capovolta
Quattrucci editore
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