CINEMA E MUSICA
Lorenzo Lombardi/Marco Minicangeli
28 anni dopo – Il tempio delle ossa.

Un totem di crani bianchi in una foresta di ossa. Alto, spaventoso. Memento mori, un monumento alla caducità della vita e all’ineluttabile morte. E di morte in 28 anni dopo – Il tempio delle ossa, ce n’è molta
Quarto capitolo della serie inaugurata da Danny Boyle nel 2002 con 28 giorni dopo, il film — diretto da Nia DaCosta — è un sequel di 28 anni dopo, uscito a metà dello scorso anno (lo trovate su Prime) e dove spicca un superbo Ralph Finnies nei panni del dottor Kelson. Il Tempio di ossa riparte esattamente da dove è terminato il precedente: Spike (Alfie Williams), dopo la morte della madre, fugge dall’enclave umana dove ha vissuto, e una volta sulla terraferma è costretto, suo malgrado, ad unirsi a quello che potrebbe sembrare un gruppo di satanisti. A dire il vero, più che satanisti sarebbe meglio dire che si tratta di sopravvissuti che hanno perso ogni traccia di umanità e sono comandati da Jimmy Crystal (Kack O’Connell). Violenti come non mai, a tratti ridicoli, ed è proprio questo uno dei punti deboli del film. Si passa da un film “serio”, horror a una caricatura di se stesso. Questo non toglie che il film non sia interessante, ma qualche battuta si poteva evitare.
Tempio di ossa si presenta allo spettatore come una ramificazione dei precedenti, più che un sequel. Se avessero cambiato il titolo e messo un prologo che spiegava l’avvento della pandemia, il risultato sarebbe stato lo stesso ovvero nessuno si sarebbe accorto che era un film derivato da una saga.
Un aspetto sicuramente positivo è quello di presentare il film in maniera fumettosa: sembra tratto da una graphic novel sia per ambientazioni che per personaggi e storia. In più il tutto è farcito da un’ottima colonna sonora, tra cui spiccano gli Iron Maiden in una scena tanto bella quanto trash. Tirando le somme, Il tempio di ossa è un bel film con pregi e difetti, ma che si fa guardare in attesa di un possibile sequel che, da quello che ci fa capire la regista nella scena finale, ci sarà. Il franchising di “28 giorni dopo” è partito col piede giusto, piace e continuerà come tante altre saghe horror. Adesso cosa ci aspetterà? 28 secoli dopo? Noi attendiamo con pazienza.
Quarto capitolo della serie inaugurata da Danny Boyle nel 2002 con 28 giorni dopo, il film — diretto da Nia DaCosta — è un sequel di 28 anni dopo, uscito a metà dello scorso anno (lo trovate su Prime) e dove spicca un superbo Ralph Finnies nei panni del dottor Kelson. Il Tempio di ossa riparte esattamente da dove è terminato il precedente: Spike (Alfie Williams), dopo la morte della madre, fugge dall’enclave umana dove ha vissuto, e una volta sulla terraferma è costretto, suo malgrado, ad unirsi a quello che potrebbe sembrare un gruppo di satanisti. A dire il vero, più che satanisti sarebbe meglio dire che si tratta di sopravvissuti che hanno perso ogni traccia di umanità e sono comandati da Jimmy Crystal (Kack O’Connell). Violenti come non mai, a tratti ridicoli, ed è proprio questo uno dei punti deboli del film. Si passa da un film “serio”, horror a una caricatura di se stesso. Questo non toglie che il film non sia interessante, ma qualche battuta si poteva evitare.
Tempio di ossa si presenta allo spettatore come una ramificazione dei precedenti, più che un sequel. Se avessero cambiato il titolo e messo un prologo che spiegava l’avvento della pandemia, il risultato sarebbe stato lo stesso ovvero nessuno si sarebbe accorto che era un film derivato da una saga.
Un aspetto sicuramente positivo è quello di presentare il film in maniera fumettosa: sembra tratto da una graphic novel sia per ambientazioni che per personaggi e storia. In più il tutto è farcito da un’ottima colonna sonora, tra cui spiccano gli Iron Maiden in una scena tanto bella quanto trash. Tirando le somme, Il tempio di ossa è un bel film con pregi e difetti, ma che si fa guardare in attesa di un possibile sequel che, da quello che ci fa capire la regista nella scena finale, ci sarà. Il franchising di “28 giorni dopo” è partito col piede giusto, piace e continuerà come tante altre saghe horror. Adesso cosa ci aspetterà? 28 secoli dopo? Noi attendiamo con pazienza.
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