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CLASSICI

Alfredo Ronci

La piccola-grande infanzia di Paolo: “Le redini bianche” di P.A.Quarantotti Gambini

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Lo so, a volte stanco, ma nel pedissequo studio della letteratura italiana mi ritrovo a confabulare e a stizzirmi per alcuni cenni che io trovo, personalmente, molto diretti e invece nulla si dice e tanto meno si accenna a questioni sulle quali mi giocherei il servizio.
Per carità, lo ammetto anch’io, nulla a volte può inquinare un romanzo che a detta di tutti ha ampie possibilità descrittive e personali, ma se nella quadratura del cerchio (così credo che sia la letteratura italiana per alcuni recensori) ci si mettesse un po’ più di giudizio e di comprensione, allora tutto potrebbe procedere nel migliore dei modi.
Torno su antichi dubbi: l’omosessualità di Quarantotti Gambini. Ora detto così potrebbe scatenare la rabbia di chissà quante persone, come se la letteratura possa confondersi coi sospetti (perché no?), ma se il dubbio sulla questione interessasse l’intera opera dello scrittore, beh allora qualcosa di nuovo e mai detto potrebbe alla fine emergere.
Partirei da una definizione che Anco Marzio Mutterle, a proposito di letteratura triestina e di Quarantotti Gambini, diceva (passo che già riportai in un precedente pezzo dedicato appunto allo scrittore di origini croate): Infatti al centro della sua narrativa si pone il tema ossessivo della sessualità infantile, senza espliciti riferimenti alla psicanalisi.
Per carità, ognuno può dire la sua, ma non è che se si indica uno psicanalista si è dentro la materia e se non lo si fa la questione è del tutto estranea. Barberi Squarotti, per esempio, pur parlando di perversioni omosessuali (per quanto definizione sporca, forse l’unico?), dava dell’esperienza infantile, delle ossessioni infantili del Gambini …unica dimensione delle cose e degli uomini, distaccata da ogni rapporto sociale, da ogni altra esperienza.
La questione potrebbe protrarsi per lungo tempo e a noi non ci va perché, e su questo siamo d’accordo su chi dice che la letteratura non può andare avanti solo su sospetti, al di là di tutto rimane il profondo sostegno che portiamo nei confronti dei romanzi, e non solo, di Quarantotti Gambini.
Eppure, e qui chiudo, dico un’altra cosa che accennai in un vecchio articolo sullo scrittore: Per esempio il bel saggio di Francesco Gnerre L’eroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento non riporta minimamente nessun riferimento all’opera di Quarantotti Gambini.
Le redini bianche come scrisse Guido Davico Bonino nell’introduzione a questa edizione (edizione Einaudi per le scuole) …è al tempo stesso un romanzo postumo e autobiografico.
Postumo perché fu pubblicato dopo la morte, sopraggiunta inattesa nell’aprile del ’65, dell’autore, quando questi aveva solo cinquantacinque anni. E secondo Gambini doveva essere il primo di una serie di volumi, ma è diventato l’ultimo quando purtroppo l’autore non era più in vita.
Autobiografico perché Le redini bianche racconta una parte della vita dello scrittore ed esattamente quella di Paolo (difficilmente scindibile da quella di Gambini), bambino di quattro anni che alla vigilia della prima guerra mondiale trascorre le vacanze in Istria, nella casa dei nonni, a Semedella, vicino Capodistria.
Vi chiederete voi lettori, cosa c’è di tanto particolare nell’esistenza di un bambino di quattro anni? Nulla, se non i primi approcci col sapere quotidiano e certi elementi che al giorno d’oggi fanno anche sorridere.
A cominciare dalle redini bianche… Il nonno – gli diceva – ha i finimenti di gala d’argento. Ora te li mostrerò. E ha le redini di pelle bianca, quelle con cui ho guidato la pariglia il giorno che si è sposata tua madre…
Oppure la prima impressione per le vetture senza cavalli (leggi automobile): Paolo scorse il fumo che usciva a sbuffi da un tubo che s’intravvedeva tra le ruote di dietro, sotto il sedile, e vide un altro fumo, più bianco – polvere, sollevarsi e disperdersi lungo tutto l’arco in salita dello stradone, tra gli alberetti da frutta che lo costeggiavano, e i campi e le vigne più in là.
Per finire (ma Dio non ce ne voglia) con… Era bello essere quasi portato da Toni, con la mano entro quella di lui, alzando le ginocchia sin quasi al viso per fare a uno a uno gli scalini ch’erano un po’ alti. Toni, tirandolo su, quasi sollevandolo, lo aiutava; ed egli, salendo a quel modo, era certo di non cadere. Sì, la mano di Toni gli piaceva più d’ogni altra.
Una sorta di Cuore leggermente più erotico (ammettendo che l’opera di De Amicis sia erotica).



L’edizione da noi considerata è:

P.A.Quarantotti Gambini
Le redini bianche
Einaudi editore




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