CLASSICI
Alfredo Ronci
Un sospiro (e che sospiro) e poi il vuoto: “I parenti del sud” di Carlo Montella.

Ci sono casi nella letteratura italiana che non hanno una vera e propria spiegazione, e crediamo anche che non sia il caso di darla o di cercarla perché la mentalità umana sfugge a qualsiasi chiarimento.
Ho fatto questa brevissima precisazione perché il romanzo che trattiamo nella sezione “classici”, merita certo il riconoscimento che gli attribuiamo (non siamo solo noi, ma è pur vero che di un certo Carlo Montella le analisi di critici ed intellettuali non sono certo pregne) per più di una ragione e che molto sagacemente andiamo a trattare.
Innanzi tutto il titolo: I parenti del sud. Prima di imbattermi nella lettura, non conoscendo l’autore e tanto meno il romanzo e considerando il fatto che l’anno di uscita del volume è il 1954 avevo pensato all’ennesimo intervento sull’Italia del sud, sulle difficoltà della gente del luogo, anche crimini e misfatti, e soprattutto su quella che Leonardo Sciascia avrebbe chiamato ‘sicilianite’ e che noi allarghiamo a tutta la sfera del sud.
Ma le prime righe dell’edizione Einaudi (che se non sbaglio è ancora l’unica… ed infatti sui siti di vendita di libri ha un certo rilievo economico) mi hanno lasciato un po’ perplesso: Carlo Montella appartiene a quel tipo di scrittori per cui il vero e unico modo di rappresentare il mondo è quello di metterlo in burla. Ne è prova questo suo primo romanzo, I parenti del sud, un quadro quasi interamente spassoso…
Ma come, ho pensato, in un periodo in cui il neorealismo la faceva da padrone, ci ritroviamo a dover trattare un libro che è sì illustrativo dell’Italia del sud, ma che di questa se ne fa celia e divertimento?
E come inserirlo allora nel neorealismo?
Intanto la trama. Un giovane soldato, dopo aver ottenuto una licenza, decide, prima di andare a trovare i suoi genitori, di incontrare un parentado vario che vive in Puglia e dintorni.
Il problema è che l’intreccio del romanzo è tutto qui, non c’è niente altro da aggiungere. Semmai aggiungere che all’inizio la vicenda del libro era diversa. Nel senso che Montella voleva sì mostrare il lato più grottesco ed ironico della storia, ma nello stesso tempo arricchire il tutto con episodi violenti e lacrimosi tipici di un certo realismo di tendenza.
Per fortuna (lo diciamo noi ora, ma credo che anche allora ci fu chi benedì il mancato pericolo) lo scrittore decise per una risoluzione diversa con pagine, crediamo, volutamente e felicemente involontarie.
C’è da aggiungere anche un’altra considerazione, che tra l’altro non crediamo poco importante, anzi: l’eredità che si porta dietro I parenti del sud. Nel senso che, dal momento che lo spirito ironico e volutamente grottesco, a parte alcuni (pochi) nostri mostri sacri, non siano stati preponderanti nella nostra letteratura, il fatto che uno scrittore inedito, agli inizi degli anni cinquanta, abbia voluto raccontare una storia divertente ed ironica, lascia pensare che di questa vi sia rimasta una traccia che poi si è evoluta ed espansa negli anni a venire.
Non vorrei esagerare in questo, ma se prendiamo il volume nel senso in cui è stato scritto e voluto, certe dinamiche comiche e grottesche possono anche ricordare storie più tetramente farsesche di un Fantozzi letterario anni settanta.
Ha detto bene Sandro De Feo quando uscì il libro (che tra l’altro fece confronti un pochino più narrativi)… Non è con gli occhi di Verga, e tanto meno quelli di Pavese, ma con quelli, fatte le debite proporzioni, di Gogol, che egli ha visto l’incredibile Salento di quel suo vagabondare di furfantello, tra il barocco di Lecce, e gli ulivi e fichi spogli e allucinanti della campagna invernale pugliese.
Di Montella, dopo l’uscita de I parenti del sud, non si seppe praticamente più niente. A dir la verità altri romanzi sono usciti, ma la particolarità di quel volume non è stata più riscontrata.
L’ulivo, simbolo di ricchezza nelle contrade mediterranee, a me pareva un albero triste quella mattina; più triste dei tozzi fichi spogli dai tronchi cinerei. E tutta la campagna aveva una malinconia torpida e cupa come d’una brughiera o d’una tundra.
Sembra un’ambientazione gotico-horror, ma se avete due soldi da spendere compratevi I parenti del sud. Vi strapperà anche delle risate ricche e contagiose.
L’edizione da noi considerata è:
Carlo Montella
I parenti del sud
Einaudi
Ho fatto questa brevissima precisazione perché il romanzo che trattiamo nella sezione “classici”, merita certo il riconoscimento che gli attribuiamo (non siamo solo noi, ma è pur vero che di un certo Carlo Montella le analisi di critici ed intellettuali non sono certo pregne) per più di una ragione e che molto sagacemente andiamo a trattare.
Innanzi tutto il titolo: I parenti del sud. Prima di imbattermi nella lettura, non conoscendo l’autore e tanto meno il romanzo e considerando il fatto che l’anno di uscita del volume è il 1954 avevo pensato all’ennesimo intervento sull’Italia del sud, sulle difficoltà della gente del luogo, anche crimini e misfatti, e soprattutto su quella che Leonardo Sciascia avrebbe chiamato ‘sicilianite’ e che noi allarghiamo a tutta la sfera del sud.
Ma le prime righe dell’edizione Einaudi (che se non sbaglio è ancora l’unica… ed infatti sui siti di vendita di libri ha un certo rilievo economico) mi hanno lasciato un po’ perplesso: Carlo Montella appartiene a quel tipo di scrittori per cui il vero e unico modo di rappresentare il mondo è quello di metterlo in burla. Ne è prova questo suo primo romanzo, I parenti del sud, un quadro quasi interamente spassoso…
Ma come, ho pensato, in un periodo in cui il neorealismo la faceva da padrone, ci ritroviamo a dover trattare un libro che è sì illustrativo dell’Italia del sud, ma che di questa se ne fa celia e divertimento?
E come inserirlo allora nel neorealismo?
Intanto la trama. Un giovane soldato, dopo aver ottenuto una licenza, decide, prima di andare a trovare i suoi genitori, di incontrare un parentado vario che vive in Puglia e dintorni.
Il problema è che l’intreccio del romanzo è tutto qui, non c’è niente altro da aggiungere. Semmai aggiungere che all’inizio la vicenda del libro era diversa. Nel senso che Montella voleva sì mostrare il lato più grottesco ed ironico della storia, ma nello stesso tempo arricchire il tutto con episodi violenti e lacrimosi tipici di un certo realismo di tendenza.
Per fortuna (lo diciamo noi ora, ma credo che anche allora ci fu chi benedì il mancato pericolo) lo scrittore decise per una risoluzione diversa con pagine, crediamo, volutamente e felicemente involontarie.
C’è da aggiungere anche un’altra considerazione, che tra l’altro non crediamo poco importante, anzi: l’eredità che si porta dietro I parenti del sud. Nel senso che, dal momento che lo spirito ironico e volutamente grottesco, a parte alcuni (pochi) nostri mostri sacri, non siano stati preponderanti nella nostra letteratura, il fatto che uno scrittore inedito, agli inizi degli anni cinquanta, abbia voluto raccontare una storia divertente ed ironica, lascia pensare che di questa vi sia rimasta una traccia che poi si è evoluta ed espansa negli anni a venire.
Non vorrei esagerare in questo, ma se prendiamo il volume nel senso in cui è stato scritto e voluto, certe dinamiche comiche e grottesche possono anche ricordare storie più tetramente farsesche di un Fantozzi letterario anni settanta.
Ha detto bene Sandro De Feo quando uscì il libro (che tra l’altro fece confronti un pochino più narrativi)… Non è con gli occhi di Verga, e tanto meno quelli di Pavese, ma con quelli, fatte le debite proporzioni, di Gogol, che egli ha visto l’incredibile Salento di quel suo vagabondare di furfantello, tra il barocco di Lecce, e gli ulivi e fichi spogli e allucinanti della campagna invernale pugliese.
Di Montella, dopo l’uscita de I parenti del sud, non si seppe praticamente più niente. A dir la verità altri romanzi sono usciti, ma la particolarità di quel volume non è stata più riscontrata.
L’ulivo, simbolo di ricchezza nelle contrade mediterranee, a me pareva un albero triste quella mattina; più triste dei tozzi fichi spogli dai tronchi cinerei. E tutta la campagna aveva una malinconia torpida e cupa come d’una brughiera o d’una tundra.
Sembra un’ambientazione gotico-horror, ma se avete due soldi da spendere compratevi I parenti del sud. Vi strapperà anche delle risate ricche e contagiose.
L’edizione da noi considerata è:
Carlo Montella
I parenti del sud
Einaudi
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