CINEMA E MUSICA
Marco Minicangeli
Jastimari

Non c’è dubbio che il Covid e tutto quello che ne è seguito –
le morti, il lockdown – stia forgiando l’immaginario moderno.
Basta dare un’occhiata alle piattaforme e troviamo una
pletora di film e serial che hanno al centro il “mondo dopo la
fine del mondo”.
Jastimari – una parola siciliana che significa “maledire” – si
inserisce a pieno titolo in questo filone e lo fa in maniera
abbastanza convincente.
Scritto e diretto da Riccardo Cannella, Jastimari ci porta
nelle Madonie siciliane. È là che i fratelli Lele e Angelo vivono
isolati dal mondo esterno, insieme ai loro genitori: Saro
(Francesco Foti) e Teresa (Rossella Brescia).
La seconda ondata del contagio è stata infatti molto più virulenta
di quella che l’ha preceduta: l’unica salvezza è perciò fuggire il
mondo esterno e non avere con quello nessun tipo di rapporto.
Il rifugio della famiglia è in un bosco silenzioso e inquietante,
ma il fragile equilibrio quotidiano che governa le loro vite viene
incrinato quando arrivano Luciano (Fabio Troiano) e le sue due
figlie, Marta e Veronica. La convivenza tra i due gruppi non è
cosa facile: le ragazze infatti incarnano una modernità metropolitana
(il cellulare, l’hashish) che mal si rapporta allo spartano mondo
di Saro e famiglia.
A farla da padrone è sicuramente il bosco, spazio metaforico
dell’ignoto, luogo dove si nasconde una strana capanna dall’aspetto
inquietante che dà forma alle nostre paure ancestrali.
Tutte le ambientazioni sono magnifiche e ci parlano di un ritorno
alla natura che però, a ben vedere, è impossibile perché raramente
la ruota della storia marcia al contrario.
le morti, il lockdown – stia forgiando l’immaginario moderno.
Basta dare un’occhiata alle piattaforme e troviamo una
pletora di film e serial che hanno al centro il “mondo dopo la
fine del mondo”.
Jastimari – una parola siciliana che significa “maledire” – si
inserisce a pieno titolo in questo filone e lo fa in maniera
abbastanza convincente.
Scritto e diretto da Riccardo Cannella, Jastimari ci porta
nelle Madonie siciliane. È là che i fratelli Lele e Angelo vivono
isolati dal mondo esterno, insieme ai loro genitori: Saro
(Francesco Foti) e Teresa (Rossella Brescia).
La seconda ondata del contagio è stata infatti molto più virulenta
di quella che l’ha preceduta: l’unica salvezza è perciò fuggire il
mondo esterno e non avere con quello nessun tipo di rapporto.
Il rifugio della famiglia è in un bosco silenzioso e inquietante,
ma il fragile equilibrio quotidiano che governa le loro vite viene
incrinato quando arrivano Luciano (Fabio Troiano) e le sue due
figlie, Marta e Veronica. La convivenza tra i due gruppi non è
cosa facile: le ragazze infatti incarnano una modernità metropolitana
(il cellulare, l’hashish) che mal si rapporta allo spartano mondo
di Saro e famiglia.
A farla da padrone è sicuramente il bosco, spazio metaforico
dell’ignoto, luogo dove si nasconde una strana capanna dall’aspetto
inquietante che dà forma alle nostre paure ancestrali.
Tutte le ambientazioni sono magnifiche e ci parlano di un ritorno
alla natura che però, a ben vedere, è impossibile perché raramente
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