CLASSICI
Alfredo Ronci
Fuori da ogni stato di grazia: “Bandiera Bianca” di Eraldo Affinati.

Non me ne voglia l’autore o addirittura colui che ha suggerito la soluzione, ma la copertina della prima edizione di Bandiera Bianca non mi è piaciuta affatto. Sembra quasi che dell’essenza del romanzo non via sia rimasto granché, quando invece da questa si può partire per raccontare il libro e la sua funzione (sì, proprio funzione).
Disse Affinati in un’intervista: Tutti i miei libri partono da un’esperienza: può essere l’esperienza manicomiale che ho fatto andando in un ospedale psichiatrico, per documentarmi, e da cui è nato Bandiera Bianca; può essere la storia di un viaggio a piedi ad Auschwitz (Campo del Sangue ndr).
Dunque, i libri di Affinati, secondo le sue stesse parole, partono da un’esperienza, e anche Bandiera Bianca parte da questa, nonostante, soprattutto agli inizi e soprattutto per un lettore alle prime armi con lo scrittore romano, la presenza così evidente di aspetti manicomiali (ma attenzione a usare questo termine), rende il tutto inizialmente un po’ problematico.
Il romanzo ha inizio con il ricovero di un quarantenne che si è divertito (lo sapremo poi, dalle stesse parole del protagonista) a gettare fiumi di acqua sulle persone, sulle macchine e, crediamo, sull’intero consesso civile.
Dice appunto il protagonista: Cresciuto nel Lager della mancata esperienza, come un condannato simbolico, avevo abbandonato la competizione effettuando una ritirata progressiva dalla comunità umana. Avrei dovuto, ora ne prendo atto, concentrare gli sforzi nel tentativo di rendere la realtà esterna quanto più possibile conforme alla mia personalità. Trascorrono gli anni e ci rendiamo conto che tali sforzi non avranno mai fine. D’altronde è assai più frequente vivere fuori da ogni stato di grazia che nel segno della grandezza.
Cresciuto dunque in questa esperienza e accorgendosi che era male organizzata, e rendendosi conto che è meglio vivere fuori da ogni stato di grazia che da una grandezza del tutto improbabile, il protagonista accetta appunto di trasferirsi in un ambiente in cui conosce decine e decine di non organizzati – chiamiamoli così - (in un posto chiamato Villa Felice… sic!) piuttosto che affidarsi al vuoto.
E in questo ricovero elabora una sorta di sintesi del consesso umano, meglio ancora, stabilisce quali possano essere i temi, le materie su cui discettare, anche se il rapporto dialettico con le altre persone ricoverate è spesso fortuito se non addirittura assente.
Per esempio… sull’amore…
L’amore? Un effetto-deriva di congenialità puramente teoriche, senza prova reale: devo assegnarlo alle ipotesi spirituali, ai simulacri di passione; circostanze trascurabili, purtroppo nella storia dell’uomo.
Sulla divinità…
Te lo dico con le parole di un grand’uomo: spetta a noi creare Dio. Non è lui il creatore: tutta qui la storia del Cristianesimo. Abbiamo soltanto un modo di creare Dio: diventarlo. Mi sono spiegato?
Nonostante tutto ciò partecipa ‘fisicamente’ ad una sorta di ammutinamento della ‘residenza’ e pagherà anche col proprio corpo il tentativo di fuggire (botte da orbi, per intenderci).
Nell’ultima parte del romanzo, quando le cose sembrano riassettarsi (riesce persino ad organizzare una partita di calcio con gli inservienti e con gli infermieri), decide di fuggire con un omone ricoverato da poco, per affrontare la città di Roma, città che fino a qualche anno prima lo aveva ‘ospitato’ come residente. E qui avviene la soluzione finale. Quella in cui l’uomo, visitando i luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, rimane turbato dal cambiamento di vita. Non sa più orientarsi, non sa più discernere il vero dal falso, non sa più essere cittadino del mondo.
Bandiera Bianca (ecco perché non c’è piaciuta la copertina della prima edizione, perché la camicia di forza, che l’uomo non ha mai provato, non è nemmeno la soluzione ultima del problema) fu quasi un evento quando uscì, tanto che Giulio Ferroni disse, non certo polemicamente, che il libro è … Uno dei tre romanzi italiani più importanti dell’anno. Ma a sapere quali sono gli altri due… nel 1995.
L’edizione da noi considerata è:
Eraldo Affinati
Bandiera bianca
Leonardo
Disse Affinati in un’intervista: Tutti i miei libri partono da un’esperienza: può essere l’esperienza manicomiale che ho fatto andando in un ospedale psichiatrico, per documentarmi, e da cui è nato Bandiera Bianca; può essere la storia di un viaggio a piedi ad Auschwitz (Campo del Sangue ndr).
Dunque, i libri di Affinati, secondo le sue stesse parole, partono da un’esperienza, e anche Bandiera Bianca parte da questa, nonostante, soprattutto agli inizi e soprattutto per un lettore alle prime armi con lo scrittore romano, la presenza così evidente di aspetti manicomiali (ma attenzione a usare questo termine), rende il tutto inizialmente un po’ problematico.
Il romanzo ha inizio con il ricovero di un quarantenne che si è divertito (lo sapremo poi, dalle stesse parole del protagonista) a gettare fiumi di acqua sulle persone, sulle macchine e, crediamo, sull’intero consesso civile.
Dice appunto il protagonista: Cresciuto nel Lager della mancata esperienza, come un condannato simbolico, avevo abbandonato la competizione effettuando una ritirata progressiva dalla comunità umana. Avrei dovuto, ora ne prendo atto, concentrare gli sforzi nel tentativo di rendere la realtà esterna quanto più possibile conforme alla mia personalità. Trascorrono gli anni e ci rendiamo conto che tali sforzi non avranno mai fine. D’altronde è assai più frequente vivere fuori da ogni stato di grazia che nel segno della grandezza.
Cresciuto dunque in questa esperienza e accorgendosi che era male organizzata, e rendendosi conto che è meglio vivere fuori da ogni stato di grazia che da una grandezza del tutto improbabile, il protagonista accetta appunto di trasferirsi in un ambiente in cui conosce decine e decine di non organizzati – chiamiamoli così - (in un posto chiamato Villa Felice… sic!) piuttosto che affidarsi al vuoto.
E in questo ricovero elabora una sorta di sintesi del consesso umano, meglio ancora, stabilisce quali possano essere i temi, le materie su cui discettare, anche se il rapporto dialettico con le altre persone ricoverate è spesso fortuito se non addirittura assente.
Per esempio… sull’amore…
L’amore? Un effetto-deriva di congenialità puramente teoriche, senza prova reale: devo assegnarlo alle ipotesi spirituali, ai simulacri di passione; circostanze trascurabili, purtroppo nella storia dell’uomo.
Sulla divinità…
Te lo dico con le parole di un grand’uomo: spetta a noi creare Dio. Non è lui il creatore: tutta qui la storia del Cristianesimo. Abbiamo soltanto un modo di creare Dio: diventarlo. Mi sono spiegato?
Nonostante tutto ciò partecipa ‘fisicamente’ ad una sorta di ammutinamento della ‘residenza’ e pagherà anche col proprio corpo il tentativo di fuggire (botte da orbi, per intenderci).
Nell’ultima parte del romanzo, quando le cose sembrano riassettarsi (riesce persino ad organizzare una partita di calcio con gli inservienti e con gli infermieri), decide di fuggire con un omone ricoverato da poco, per affrontare la città di Roma, città che fino a qualche anno prima lo aveva ‘ospitato’ come residente. E qui avviene la soluzione finale. Quella in cui l’uomo, visitando i luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, rimane turbato dal cambiamento di vita. Non sa più orientarsi, non sa più discernere il vero dal falso, non sa più essere cittadino del mondo.
Bandiera Bianca (ecco perché non c’è piaciuta la copertina della prima edizione, perché la camicia di forza, che l’uomo non ha mai provato, non è nemmeno la soluzione ultima del problema) fu quasi un evento quando uscì, tanto che Giulio Ferroni disse, non certo polemicamente, che il libro è … Uno dei tre romanzi italiani più importanti dell’anno. Ma a sapere quali sono gli altri due… nel 1995.
L’edizione da noi considerata è:
Eraldo Affinati
Bandiera bianca
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