CINEMA E MUSICA
Marco Minicangeli
La donna più ricca del mondo

Lo scandalo esplode nel 2009, quando Francoise Bettecourt Meyers intenta un’azione legale nei confronti della madre, Liliane Bettencourt, ereditiera L’Oreal. È lei La donna più ricca del mondo, titolo del film di Thierry Klifa, fuori concorso a Cannes nel 2025, che ha come protagonista una superba Isabelle Huppert (Marianne), affiancata da un altrettanto grande Laurent Laffitte (Pierre-Alain Fantin) che per questo ruolo ha vinto il Premio César nel 2026.
Come molti ricorderanno nella vicenda reale Francoise accusò Francois-Marie Barrier — fotografo e artista, in realtà tante altre cose — di aver in qualche maniera circonvenuto sua madre e di essersi fatto “donare” circa 300 milioni di euro. Per non parlare poi dei finanziamenti illeciti alla politica, che portarono in carcere anche personaggi del calibro di Nicolas Sarkozy o dell’aspetto dell’antisemitismo che, a ben vedere, è uno dei filoni principali del film.
Klifa parte dalla cronaca, ma poi la rielabora liberamente in maniera magistrale. Il film è coinvolgente e riesce a illustrare bene quella lotta familiare – una saga, dirà lo stesso regista, piena di segreti e di una storia sepolta – approfondendo il dramma umano e psicologico dei personaggi coinvolti. Marianne, protagonista assoluta della pellicola, vive infatti in una sorta di castello dorato, un mondo asettico e privo di emozioni, di vita. Quando sulla scena irrompe Fantin, un fotografo guascone, sopra le righe, gay e provocatore, per lei è un’esplosione. Fantin diventa per Marianne sinonimo di vita, di entusiasmi, mentre lui sembra approfittarsi di lei. A ben vedere però il rapporto tra i due è molto più complicato di così, una “storia complessa e profondamente umana” come dice lo stesso Kline.
Insomma con una narrazione a metà tra la commedia e il dramma, Thierry Klifa ci propone una serie di temi universali, come il potere, la fragilità umana e il tradimento.
Da vedere.
Come molti ricorderanno nella vicenda reale Francoise accusò Francois-Marie Barrier — fotografo e artista, in realtà tante altre cose — di aver in qualche maniera circonvenuto sua madre e di essersi fatto “donare” circa 300 milioni di euro. Per non parlare poi dei finanziamenti illeciti alla politica, che portarono in carcere anche personaggi del calibro di Nicolas Sarkozy o dell’aspetto dell’antisemitismo che, a ben vedere, è uno dei filoni principali del film.
Klifa parte dalla cronaca, ma poi la rielabora liberamente in maniera magistrale. Il film è coinvolgente e riesce a illustrare bene quella lotta familiare – una saga, dirà lo stesso regista, piena di segreti e di una storia sepolta – approfondendo il dramma umano e psicologico dei personaggi coinvolti. Marianne, protagonista assoluta della pellicola, vive infatti in una sorta di castello dorato, un mondo asettico e privo di emozioni, di vita. Quando sulla scena irrompe Fantin, un fotografo guascone, sopra le righe, gay e provocatore, per lei è un’esplosione. Fantin diventa per Marianne sinonimo di vita, di entusiasmi, mentre lui sembra approfittarsi di lei. A ben vedere però il rapporto tra i due è molto più complicato di così, una “storia complessa e profondamente umana” come dice lo stesso Kline.
Insomma con una narrazione a metà tra la commedia e il dramma, Thierry Klifa ci propone una serie di temi universali, come il potere, la fragilità umana e il tradimento.
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