RECENSIONI
Elvio Carrieri
Poveri a noi
Ventanas edizioni, Pag. 203 Euro 16.00
Ci è arrivato, con un po’ di ritardo, questo romanzo che noi però lo abbiamo accolto con lo stesso interesse perché, al di là dei contenuti, Carrieri, di appena 21 anni, è riuscito a candidarsi alla prima selezione del premio Strega 2025.
La cosa strana non è la candidatura al premio che, successivamente, alla prima scelta è stata fatta fuori, ma il fatto che comunque agli inizi sia stato scelto un progetto presentato da una casa editrice lontana dagli schiamazzi (e altro…) editoriali.
Quindi, questo romanzo per gli orchi doveva essere letto. Risultato?
Non me ne voglia nessuno, ma Carrieri sembra un ragazzo appena uscito da un liceo (immaginiamo il classico), che ha grandi capacità linguistiche, che riesce benissimo a inserire nel tema, sullo stesso livello, i Carmina Burana, Domenico Modugno, Baudelaire e Checco Zalone, e che alla fine gli daresti pure un bel nove chiedendoti poi: ma a che pro?
Se devo essere sincero, non è questa la tessitura per un premio (qualsiasi premio, tanto le procedure sono le stesse). Per carità, la stoffa c’è, Carrieri costruisce la storia con dignità e con un linguaggio espressivo che pochi hanno alla sua età, ma che letterariamente non ha molto significato.
Della serie: opera inutile e pacchiana, ma che andrebbe benissimo per un pubblico di ultima generazione (chiamatelo come volete) perché è anche divertente e regala momenti di assoluto piacere giovanile.
C’è un giovane che assiste, non intervenendo, ad una specie di carneficina. Con gli anni diventa amico del ragazzo che è stato massacrato finche poi non incontra una donna che gli fa girare la testa. Tutto qua. Basta?
Direi di noi. Almeno per noi, Ma Carrieri ha qualità.
di Alfredo Ronci
La cosa strana non è la candidatura al premio che, successivamente, alla prima scelta è stata fatta fuori, ma il fatto che comunque agli inizi sia stato scelto un progetto presentato da una casa editrice lontana dagli schiamazzi (e altro…) editoriali.
Quindi, questo romanzo per gli orchi doveva essere letto. Risultato?
Non me ne voglia nessuno, ma Carrieri sembra un ragazzo appena uscito da un liceo (immaginiamo il classico), che ha grandi capacità linguistiche, che riesce benissimo a inserire nel tema, sullo stesso livello, i Carmina Burana, Domenico Modugno, Baudelaire e Checco Zalone, e che alla fine gli daresti pure un bel nove chiedendoti poi: ma a che pro?
Se devo essere sincero, non è questa la tessitura per un premio (qualsiasi premio, tanto le procedure sono le stesse). Per carità, la stoffa c’è, Carrieri costruisce la storia con dignità e con un linguaggio espressivo che pochi hanno alla sua età, ma che letterariamente non ha molto significato.
Della serie: opera inutile e pacchiana, ma che andrebbe benissimo per un pubblico di ultima generazione (chiamatelo come volete) perché è anche divertente e regala momenti di assoluto piacere giovanile.
C’è un giovane che assiste, non intervenendo, ad una specie di carneficina. Con gli anni diventa amico del ragazzo che è stato massacrato finche poi non incontra una donna che gli fa girare la testa. Tutto qua. Basta?
Direi di noi. Almeno per noi, Ma Carrieri ha qualità.
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