Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Il Paradiso degli Orchi
Home » Attualità » Nicola Porpora 1686 - 1768

Pagina dei contenuti


ATTUALITA'

Stefano Torossi

Nicola Porpora 1686 - 1768

immagine
Napoli. Suo padre è genitore di altri nove fratellini, il cui mantenimento lo spreme talmente da obbligarlo a chiedere l’ammissione gratuita del piccolo Nicola al Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Una fortuna, perché i maestri sono buoni, lui ha talento e il risultato è che qualche anno dopo abbiamo in circolazione un grande musicista.
Ottimo compositore senz’altro, ma ancora più noto per tutta la sua vita come maestro di canto con una lista di allievi che riempiono l’Europa del suo nome, e fra questi le rockstar dell’epoca: i castrati.
Per un paio di secoli, il Sei e il Settecento, i palcoscenici dei teatri d’opera sono dominio assoluto di questi virtuosi: scelti da bambini per la loro buona disposizione per la musica e operati (con il consenso, spesso addirittura con la spinta dei genitori) prima della muta della voce in modo da mantenere il timbro femminile sulle corde vocali, ma potenziandolo con un mantice polmonare da maschi adulti: uno splendido ibrido sconosciuto in natura.
Forse la ragione per cui tutti, attraverso i soprannomi che spesso alludono a un protettore potente o a un luogo di nascita, si creano una nuova identità è per proteggersi da riferimenti alla famiglia d’origine che, sì, ha procurato loro i presupposti per fama e ricchezza, ma a che prezzo!
Celebre dunque è la scuola che Nicola Porpora apre a Napoli, da cui escono Carlo Broschi (il Farinelli), Gaetano Majorana (il Caffarelli), il Porporino, la Molteni e tanti altri.
Come compositore Porpora, lasciata per il momento la sua fabbrica di voci a Napoli, gira per i teatri d’Italia con un buon successo. Nel 1710 a Roma mette in scena la “Berenice”. Haendel, notoriamente avaro di complimenti, che si trova da quelle parti, la sente e la copre di lodi. Nessuno dei due immagina che di lì a pochi anni diventeranno nemici mortali.
Nel ’25 Porpora si allunga all’estero, a Vienna, ma gli va male perché l’Imperatore Carlo V al quale i suoi trilli e i mordenti non piacciono per niente, non gli dà nessuna commissione.
Tre anni dopo arriva un invito da Dresda per insegnare canto alla Principessa Elettrice di Sassonia. Per andare a Dresda si passa da Vienna. Porpora ci riprova con l’imperatore; stavolta ha capito l’antifona e gli compone su misura un oratorio liscio liscio senza troppi fronzoli. Successo completo e una bella borsa di talleri come ricompensa. Felice e contento prosegue il viaggio e arriva a destinazione, dove si installa nel prestigioso ruolo di insegnante di canto e composizione di Maria Antonietta Walpurgis, che lo sta aspettando.
Nel ’29, irrequieto anche lui come, a leggerne le biografie, lo erano tutti gli artisti di quegli anni – eppure i viaggi su strade orribili e in carrozze senza sospensioni né riscaldamento dovevano essere infernali – chiede licenza a Dresda e, hoplà, eccolo a Londra come direttore dell’Opera of the Nobility, nata con lo scopo di fare abbassare la cresta a Haendel che in quella città trionfa come organizzatore di grandiosi spettacoli.
All’inizio i risultati sono incerti, allora Porpora decide di ricorrere all’arma segreta: il castrato Farinelli suo allievo. Chiama lui, e in batteria con l’altro grosso calibro, Francesco Bernardi, detto il Senesino insistono nel tentativo.
Ecco dove e come nasce l’inimicizia fra i due. A questo punto Porpora chiede e ottiene l’annullamento del suo contratto con Dresda, e si piazza a Londra per parecchi anni (senza però mai riuscire a sostituire, neanche in parte, il rivale nel cuore del pubblico inglese).
Qualche anno di oscurità nella cronaca della sua vita; poi lo ritroviamo a Vienna, dove conosce e assume come valletto, accompagnatore al cembalo e studente di composizione il giovane Joseph Haydn, il quale così ricorda questo eccezionale incontro: “Non lesina di chiamarmi asino, coglione, birbante e di prendermi a gomitate nelle costole ma io accetto tutto in cambio dei suoi preziosi insegnamenti in canto, composizione e lingua italiana”.
A Venezia per un periodo è all’Ospedale degli Incurabili, dove riprende il suo ruolo di magnifico insegnante di canto.
Ormai però il suo stile di composizione sta passando di moda, la sua energia fisica diminuisce, a Napoli ha una famiglia che lo reclama, la pensione di Dresda non gli arriva più, la sua ultima opera, la “Camilla” non è andata bene. Gli resta una sola cosa da fare.
Torna a casa dove, dopo un periodo di salute malferma che non gli permette neanche più di dare le sue famose lezioni, muore nella miseria più nera. Non si capisce perché, visto che comunque è ancora maestro del Conservatorio di Sant’Onofrio e direttore della cattedrale di Napoli. Il fatto è che non ci sono neanche i soldi per il funerale; con una colletta glielo pagano i musicisti della città.

In quello stesso momento Farinelli e Caffarelli, i suoi due allievi più famosi e fortunati vivono (ignari o indifferenti?) una splendida pensione godendosi i capitali guadagnati grazie all’eccellenza dell’insegnamento del vecchio maestro. Cosa pensare dell’umana gratitudine?




CERCA

NEWS

  • 31.05.2026
    Bompiani
    Pietro Citati "Israele e l'Islam".
  • 31.05.2026
    Sellerio
    Sergej Dovlatov "Straniera".
  • 31.05.2026
    Adelphi
    Rosa Matteucci "Lotteria delle anime"

RECENSIONI

CINEMA E MUSICA

RACCONTI

SEGUICI SU

facebookyoutube