ATTUALITA'
Eleonora del Poggio
Il poliziesco: “Perché non l’hanno chiesto a Evans” di Agatha Christie (5).

Naturalmente, passando in rassegna i classici del genere giallo (o noir o in qualsivoglia intendiate definirlo), non poteva mancare Agatha Christie (lo dico anche come anteprima: non sarà l’unico romanzo della scrittrice inglese che avremo modo di passare in rassegna).
E non lo facciamo perché Agatha Christie, dopo la Bibbia, è quella che in assoluto ha influenzato di più milioni di lettori, lo facciamo perché, al di là dei suoi meriti letterari (che in verità sono pochi, come lei stessa affermava, non ritenendosi scrittrice), è quella che in qualche modo ha costruito storie anche al limite dell’inverosimile ma nello stesso tempo, di un realismo e di una concretezza del tutto tangibili. Come ha scritto qualcuno (non chiedetemi chi), la Christie ha raccontato coi suoi gialli almeno cinquant’anni di vita sociale (e anche politica) della Gran Bretagna.
Perché non l’hanno chiesto a Evans è tra le prime avventure che la scrittrice ha prodotto; diciamo che possiamo collocarla agli inizi di un sistema investigativo ancora lontano dalle nefandezze narrative che hanno reso celebre la Christie, ma nello stesso tempo già perfettamente concluse e risolute.
In più il romanzo non appartiene né alla serie con Hercule Poirot, né a quella di Miss Marple, né a quella di Tommy e Tuppence. Ma nell’edizione italiana dei classici gialli, cioè quella che andiamo a trattare, troviamo una delle peggiori introduzioni che mi sia capitato di leggere.
Anna Luisa Zazo, quella che ha prefato e postprefato il libro, inanella una serie incredibili di sconcezze di genere arrivando persino a dire, nell’analisi che fa sul successo dei romanzi gialli, che… Questo è a mio parere uno dei più insondabili misteri della letteratura gialla, poiché sono – e resto – d’avviso che i francesi non sappiano scrivere autentici romanzi gialli.
Bisogna essere senza il senno per poter rimanere solidi: noi del Paradiso che abbiamo il senno e non ci lasciamo nemmeno intimidire dall’uso del termine autentici, citiamo solo qualche nome perché si possa essere più tranquilli: Gaston Leroux, Emile Gaboriau, Boileau e Narsejac e, scusate se è poco, Georges Simenon (tanto per citare i più ricorrenti, ma ce ne sono a centinaia).
Ma passiamo al romanzo in questione: Bobby Jones, un dinamico giocatore inglese “golfista” di secondo ordine, scopre, durante uno dei suoi ‘giri’ sportivi, uno sconosciuto morente, precipitato da una scogliera. Pensa si sia trattato di un suicidio o ancor meno, un incidente in una zona poco raccomandabile. Ma presto dovrà ricredersi anche perché l’uomo, un attimo prima di morire, esclama: Perché non l’hanno chiesto a Evans?
Questa, in parole povere, è l’essenza del romanzo. Come abbiamo detto in precedenza, il libro è tra i primi che Agatha Christie abbia scritto, e nonostante certe accortezze tipiche della narrativa della giallista, manca ancora un po’ dello spessore investigativo.
Non manca però, primo fra tutti, il titolo del romanzo che di per sé è abbastanza indicativo della sostanza (e per una volta tanto abbiamo anche il titolo italiano che è uguale a quello inglese) e poi una certa allure scanzonatoria che ha fatto dire sempre alla Anna Luisa Zazo (ma questa volta a ragione) che Perché non l’hanno chiesto a Evans? e anche un romanzo rosa, cioè che vedrà in conclusione tutto il bene possibile per Bobby Jones e la sua amichetta.
Non è facile individuare il colpevole: è una lettura piacevole che, senza troppe certezze, ci fa comunque riandare ai vecchi e favolosi anni trenta (che forse erano quelli che preferiva la stessa Agatha Christie).
E non lo facciamo perché Agatha Christie, dopo la Bibbia, è quella che in assoluto ha influenzato di più milioni di lettori, lo facciamo perché, al di là dei suoi meriti letterari (che in verità sono pochi, come lei stessa affermava, non ritenendosi scrittrice), è quella che in qualche modo ha costruito storie anche al limite dell’inverosimile ma nello stesso tempo, di un realismo e di una concretezza del tutto tangibili. Come ha scritto qualcuno (non chiedetemi chi), la Christie ha raccontato coi suoi gialli almeno cinquant’anni di vita sociale (e anche politica) della Gran Bretagna.
Perché non l’hanno chiesto a Evans è tra le prime avventure che la scrittrice ha prodotto; diciamo che possiamo collocarla agli inizi di un sistema investigativo ancora lontano dalle nefandezze narrative che hanno reso celebre la Christie, ma nello stesso tempo già perfettamente concluse e risolute.
In più il romanzo non appartiene né alla serie con Hercule Poirot, né a quella di Miss Marple, né a quella di Tommy e Tuppence. Ma nell’edizione italiana dei classici gialli, cioè quella che andiamo a trattare, troviamo una delle peggiori introduzioni che mi sia capitato di leggere.
Anna Luisa Zazo, quella che ha prefato e postprefato il libro, inanella una serie incredibili di sconcezze di genere arrivando persino a dire, nell’analisi che fa sul successo dei romanzi gialli, che… Questo è a mio parere uno dei più insondabili misteri della letteratura gialla, poiché sono – e resto – d’avviso che i francesi non sappiano scrivere autentici romanzi gialli.
Bisogna essere senza il senno per poter rimanere solidi: noi del Paradiso che abbiamo il senno e non ci lasciamo nemmeno intimidire dall’uso del termine autentici, citiamo solo qualche nome perché si possa essere più tranquilli: Gaston Leroux, Emile Gaboriau, Boileau e Narsejac e, scusate se è poco, Georges Simenon (tanto per citare i più ricorrenti, ma ce ne sono a centinaia).
Ma passiamo al romanzo in questione: Bobby Jones, un dinamico giocatore inglese “golfista” di secondo ordine, scopre, durante uno dei suoi ‘giri’ sportivi, uno sconosciuto morente, precipitato da una scogliera. Pensa si sia trattato di un suicidio o ancor meno, un incidente in una zona poco raccomandabile. Ma presto dovrà ricredersi anche perché l’uomo, un attimo prima di morire, esclama: Perché non l’hanno chiesto a Evans?
Questa, in parole povere, è l’essenza del romanzo. Come abbiamo detto in precedenza, il libro è tra i primi che Agatha Christie abbia scritto, e nonostante certe accortezze tipiche della narrativa della giallista, manca ancora un po’ dello spessore investigativo.
Non manca però, primo fra tutti, il titolo del romanzo che di per sé è abbastanza indicativo della sostanza (e per una volta tanto abbiamo anche il titolo italiano che è uguale a quello inglese) e poi una certa allure scanzonatoria che ha fatto dire sempre alla Anna Luisa Zazo (ma questa volta a ragione) che Perché non l’hanno chiesto a Evans? e anche un romanzo rosa, cioè che vedrà in conclusione tutto il bene possibile per Bobby Jones e la sua amichetta.
Non è facile individuare il colpevole: è una lettura piacevole che, senza troppe certezze, ci fa comunque riandare ai vecchi e favolosi anni trenta (che forse erano quelli che preferiva la stessa Agatha Christie).
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