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CLASSICI

Alfredo Ronci

Una bella sorpresa: “La fortezza di Kalimegdan” di Stefano Terra.

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Ma rimango ateniese della Piazza Omonia (concordia)
nell’albergo Neon dalle tante ragazze disponibili, i ristoranti con l’odore di insetticida e i solitari
alla ricerca notturna di mainai dalla buona tariffa.
Non me ne voglia nessuno ma, al di là dei meriti nella sua lunga attività di scrittore e di giornalista, di la Terra preferisco ricordarlo con questi brevi versi tratti dal suo libro di poesie Poesie Inedite.
Certo, la sua attività politica ed intellettuale, soprattutto negli anni che vanno dai ’40 ai ’60, è significativa tanto che proprio in quel periodo, al di là della sua attività di scrittore (tra l’altro vincitore del premio Campiello nel ’74 e del premio Viareggio nell’80) fa la conoscenza, tra gli altri, di Enzo Sereni, di Elio Vittorini, di Franco Calamandrei e di Franco Fortini. Eppure, nonostante tutto ciò, come scrittore è presto dimenticato (qualcuno forse lo ha colto in qualche storia della letteratura italiana?) anche se ha pubblicato libri di un certo spessore, a cominciare proprio da questo La fortezza del Kalimegdan, pubblicato da Bompiani nel 1956 e che in pratica raccoglie i suoi ricordi durante il periodo fascista e soprattutto le sue incursioni in territori che si volevano annettere allo Stato (Impero) italiano.
La fortezza del Kalimegdan fu costruita dagli Sciti, distrutta dai Celti, ricostruita dai Romani; e Bisanzio ne fece infine una cittadella. Nel dodicesimo secolo il re ungherese Stefano II costruì Zemun dall’altra parte del fiume con le pietre bianche della fortezza. Da allora, con l’andare dei secoli, le pietre furono portate di là e al di qua della Sava, secondo l’alterna fortuna degli invasori.
Ho messo questa citazione solo per dare un’indicazione geografica (o quasi) alla ‘posizione’ della fortezza, meglio ancora, alle terre che il protagonista del romanzo, un certo Ferrero, raggiunge per tentare di ritrovare Giovanni Brua, marito di Anna, sua amica d’infanzia, praticamente disperso nella ultima guerra.
Considerando il fatto che il libro è del 1956, potremmo affermare che è una storia di carattere neo-realista? Francamente mi sembra esagerato, e non per quelle illuminazioni che facevano dire ai critici più smaliziati che per quella letteratura i tempi ormai stavano per concludersi, ma semplicemente perché la storia raccontata dal Terra è una sorta di presa di coscienza di un mondo che, a di là della guerra, ha messo in moto situazioni del tutto diverse dal solito.
Il libro ha molto da spartire con un famoso film di Vittorio De Sica, I girasoli, dove una battagliera Sophia Loren, non convinta della morte di suo marito nella campagna di Russia, interpretato da Marcello Mastroianni, parte alla ricerca di lui e alla fine lo trova.
Le differenze col romanzo di Terra sono molteplici, ma il tipo di ricerca e le soluzioni finali in qualche modo si avvicinano. La Loren è diretta responsabile della condotta che assume, mentre ne La fortezza di Kalimegdan è Ferrero, incaricato da una sua amica del cuore, ad interessarsi alla sorte del marito di lei e anche con tutte le conseguenze del caso.
Anche La fortezza… poteva diventare un film. Alcuni registi, ma Terra non specifica quali, s’interessarono alla sceneggiatura del film, dal momento che pellicole del genere, a cominciare dal famosissimo Ponte sul fiume Kway, andavano per la maggiore. Addirittura per la recitazione vennero fatti i nomi di Anna Magnani (ma nel ruolo della donna che incarica Ferrero? Ma andiamo, di poco conto!) e William Holden.
Non se ne fece nulla. Addirittura un regista francese propose allo stesso Terra di interpretare il ruolo di Ferrero, ma anche in questo caso la questione fallì, e crediamo soprattutto per le resistenze dello scrittore.
Come abbiamo detto nel titolo, La fortezza del Kalimegdan è una bella sorpresa, soprattutto perché nel procedere nella lettura, quelli che hanno conosciuto il ricercato Giovanni, hanno detto varie cose… Forse era uno che non la pensava come Mussoliniche Giovanni avesse raggiunto le prime formazioni partigiane greche sulle montagne mi pareva plausibile perché il disperso s’era dichiarato contrario alla guerraEra un nazionalista con ritardo biologico… senza però arrivare ad una conclusione di fatto. Qui sta la bellezza del libro.




La versione da noi considerata è:

Stefano Terra
La fortezza del Kalimegdan
Bompiani



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