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ATTUALITA'

Eleonora del Poggio

Il poliziesco: “I diabolici” di Boileau-Narcejac (7).

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Parliamo del romanzo poliziesco francese un po’ perché, a detta di molti (critici e lettori) è sempre stato, per la sua struttura gialla, avanti rispetto ad altri scrittori di gialli e soprattutto perché ci leviamo dalle scatole quel bizzarro (chiamiamolo così) appunto di una prefatrice italiana di un romanzo di Agatha Christie che diceva che… i francesi non sappiano scrivere autentici romanzi gialli.
Secondo noi i francesi sanno scrivere romanzi gialli (eccome!) e, anche attraverso situazioni al limite del consentito, sanno portare avanti delle congiunture che catturano l’attenzione di milioni di lettori.
Boileau e Narsejac hanno costituito per circa quarant’anni una delle più affiatate, raffinate e impegnate ditte della storia del Giallo: la sigla Boileau-Narsejac ha firmato infatti i più rivoluzionari romanzi polizieschi dell’ultimo quarto di secolo del novecento, in cui la figura stessa dell’investigatore – ufficiale o dilettante – è stata soppressa a tutto vantaggio dello studio psicologico dei protagonisti e di una angosciosa tensione che attanaglia il lettore fin dalle prime pagine, in quanto spesso è la vittima stessa che conduce l’indagine.
Bisogna però fare una precisazione: ad esordire nel giallo fu, inizialmente, Pierre Boileau che debutta, nel 1934, col romanzo Promenade de minuit, al quale fanno seguito altri cinque libri che poi saranno raccolti sotto il titolo di Chambres Closes, camere chiuse, che indica chiaramente il genere di romanzi scritti da Boileau. I titoli vengono riportati in francese perché in italiano (ma se qualcuno è a conoscenza di maggiori informazioni sono ben certa di accoglierle) l’unico testo pubblicato è Sei delitti senza assassino, in un’edizione Giallo Mondadori n.3095.
Nel 1952 arriva dunque I Diabolici (Celle qui n’etait plus) che rappresenta una novità nel panorama letterario giallo nel senso che, al contrario di quello che succedeva nei classici in cui la vittima era ridotta alla giustizia da parte di un brillante investigatore, a volte la vicenda è raccontata dalla parte della vittima, più spesso da quella dell’assassino. Un assassino casuale, con tutti i traumi psichici che derivano a un uomo normale dal fatto di avere ucciso qualcuno.
Ne I diabolici, una coppia di amanti decide di sopprimere la moglie di un uomo che poi man mano scopriremo molto debole. Quest’uomo però, dopo aver fatto nel migliore dei modi tutto il necessario per eliminare la sua donna, scopre ad un certo punto che il cadavere di lei è scomparso.
Inizia qui il suo incubo, incubo nel quale la sua amante sembra non dargli credito.
Non diciamo altro. Però alcune cose bisogna scriverle. Primo: la figura dell’uomo, che è quella su cui si basa la vicenda, ha risvolti decisamente psicologici, e questo è già un momento di particolare importanza. Secondo: il titolo italiano, I diabolici, mette in evidenza un dubbio (e non sappiamo se questo dubbio sia voluto oppure no) che il titolo francese (traduzione: Quella che non c’era più) invece non mostra.
Terzo: la felice predisposizione dei due narratori francesi, negli anni cinquanta, cioè quando il romanzo uscì, portava alla realizzazione di un piano giallo che ai giorni nostri avrebbe varie pecche. Ma Boileau-Narsejac sono famosi per realizzare situazioni che sfiorano l’inverosimile ma che d’inverosimile hanno ben poco. Comunque… accidenti se si leggono i loro romanzi.
Da questo libro, nel 1955 fu realizzato un film, Les diaboliques per la regia di Henri-Georges Clouzot. Nel 1996 ne fu realizzato un altro, con protagonista Sharon Stone, di minor impatto emotivo (e visivo).



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