ATTUALITA'
Eleonora del Poggio
Il poliziesco: “Io sono la vittima” di Nicholas Blake (8).

Cominciamo con un chiarimento. Ma chi è (chi è stato) esattamente Nicholas Blake? Intanto è uno pseudonimo, il vero nome è (è stato) Cecil Day Lewis. E non dice niente questo cognome? Ma sì, dai, è un cognome famosissimo perché è lo stesso dell’attore hollywoodiano (ma è inglese) Daniel Day Lewis, tre volte premio Oscar. Cecil era padre di Daniel.
Per carità, niente per cui inutilmente arrabattarci, ma solo come nota introduttiva ad un autore che è stato quasi del tutto tradotto in Italia e che scrivendo negli stessi anni in cui scriveva Agatha Christie è stato un abile concorrente alla regina del giallo.
Confesso una cosa (lo dico, senza togliere di mezzo la bontà del prodotto che andiamo ad analizzare). Ho letto questo libro due volte: la prima quando uscì nell’ottobre del 1985 e poi ultimamente per ricordare meglio certi dettagli.
Cosa scrivevo nel primo caso? Esattamente questo: Gustoso, fino all’ultima parola. Ebbene, non lo vorrei dire, ma dopo la seconda lettura l’ho trovato esagerato e anche privo di senso. Esagerato perché, pur essendo un prodotto perfettamente in linea con il poliziesco del periodo (1959), cioè in pieno periodo del giallo classico (cioè dove primeggiava la figura dell’investigatore privato o di un elemento della polizia facilmente distinguibile… ma già erano in mostra gli eroi alla Chandler, tanto per dire, che posero quasi fine a questi personaggi a volte poco credibili), continuavano a proporre situazioni e ambientazioni poco contemporanee.
Dunque un giallo da buttare? Niente affatto, anzi. Riprendendo l’appunto messo in precedenza, la trama di questo libro potrebbe assolutamente imporsi in una gara tra prime donne (o uomini) del giallo classico.
Certo, in alcuni momenti si avverte un non so che di datato, tipo… Alcuni italiani, in vistosi abiti da passeggio, gironzolavano per la nave scortando le mogli e lanciando occhiate assassine a ogni bella donna che incrociavano.
Oppure, in preda a turbamenti mondani… Per la signora Blaydon la Grecia era soprattutto il paese di nascita dei fratelli Onassis.
Il resto il svolge in una nave che approda in alcuni dei posti più turistici appunto della Grecia e durante una pausa tra una località e l’altra succede l’imprevedibile.
Se proprio vogliamo confrontare questo romanzo con altri del settore, indicherei, senza falsi pudori, Assassinio sul Nilo, sempre di Agatha Christie. Stessa ambientazione (anche se nei romanzi della Christie c’era un maggior impatto aristocratico), stesso fraseggio tra i personaggi e anche stessa propensione dell’autore a sviare il lettore.
Qui ci sono i soliti magheggi, sostituzioni di personaggi (ops!), stessa apparente serenità vacanziera, e il solito investigatore che proprio investigatore non è: Nigel Strangeways.
Nicholas Blake, laureato poeta nel 1968 e scomparso il 22 maggio 1972 (che quindi non ha conosciuto la fama del figlio) rimane comunque uno dei migliori prodotti di tutto l’arsenale del giallo classico.
In Italia, come ho già detto, poco conosciuto, è rimasto famoso per un altro libro La belva deve morire. Non vi preoccupate, stessi risultati.
Per carità, niente per cui inutilmente arrabattarci, ma solo come nota introduttiva ad un autore che è stato quasi del tutto tradotto in Italia e che scrivendo negli stessi anni in cui scriveva Agatha Christie è stato un abile concorrente alla regina del giallo.
Confesso una cosa (lo dico, senza togliere di mezzo la bontà del prodotto che andiamo ad analizzare). Ho letto questo libro due volte: la prima quando uscì nell’ottobre del 1985 e poi ultimamente per ricordare meglio certi dettagli.
Cosa scrivevo nel primo caso? Esattamente questo: Gustoso, fino all’ultima parola. Ebbene, non lo vorrei dire, ma dopo la seconda lettura l’ho trovato esagerato e anche privo di senso. Esagerato perché, pur essendo un prodotto perfettamente in linea con il poliziesco del periodo (1959), cioè in pieno periodo del giallo classico (cioè dove primeggiava la figura dell’investigatore privato o di un elemento della polizia facilmente distinguibile… ma già erano in mostra gli eroi alla Chandler, tanto per dire, che posero quasi fine a questi personaggi a volte poco credibili), continuavano a proporre situazioni e ambientazioni poco contemporanee.
Dunque un giallo da buttare? Niente affatto, anzi. Riprendendo l’appunto messo in precedenza, la trama di questo libro potrebbe assolutamente imporsi in una gara tra prime donne (o uomini) del giallo classico.
Certo, in alcuni momenti si avverte un non so che di datato, tipo… Alcuni italiani, in vistosi abiti da passeggio, gironzolavano per la nave scortando le mogli e lanciando occhiate assassine a ogni bella donna che incrociavano.
Oppure, in preda a turbamenti mondani… Per la signora Blaydon la Grecia era soprattutto il paese di nascita dei fratelli Onassis.
Il resto il svolge in una nave che approda in alcuni dei posti più turistici appunto della Grecia e durante una pausa tra una località e l’altra succede l’imprevedibile.
Se proprio vogliamo confrontare questo romanzo con altri del settore, indicherei, senza falsi pudori, Assassinio sul Nilo, sempre di Agatha Christie. Stessa ambientazione (anche se nei romanzi della Christie c’era un maggior impatto aristocratico), stesso fraseggio tra i personaggi e anche stessa propensione dell’autore a sviare il lettore.
Qui ci sono i soliti magheggi, sostituzioni di personaggi (ops!), stessa apparente serenità vacanziera, e il solito investigatore che proprio investigatore non è: Nigel Strangeways.
Nicholas Blake, laureato poeta nel 1968 e scomparso il 22 maggio 1972 (che quindi non ha conosciuto la fama del figlio) rimane comunque uno dei migliori prodotti di tutto l’arsenale del giallo classico.
In Italia, come ho già detto, poco conosciuto, è rimasto famoso per un altro libro La belva deve morire. Non vi preoccupate, stessi risultati.
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