CINEMA E MUSICA
Marco Minicangeli
Il mondo dopo la fine del mondo.

Il mondo dopo la fine del mondo. Sembra essere questo uno dei topoi narrativi che la letteratura e il cinema hanno deciso di esplorare negli ultimi anni. A tutti gli effetti The Dog Stars (Le stelle dopo la fine), ultimo film di Ridley Scott tratto dal romanzo di Peter Heller, si iscrive a questa tendenza e lo fa con credenziali interessati.
Una pandemia ha falcidiato la popolazione mondiale e distrutto l’ordine costituito. Il risultato? Disgregazione, scomparsa dell’organizzazione sociale. L’unica legge a governare i superstiti è la legge del più forte, mentre l’umanità regredisce sempre più.
È in un mondo del genere che Hig (Jacob Elordi), ex meccanico e pilota, ha costruito un rifugio sicuro, lontano da tutto, una sorta di fortino inespugnabile. Insieme a lui c’è Bangley (Josh Brolin), un militare esperto in sopravvivenza. Hig vola insieme al suo cane Jasper con il suo piccolo aereo su un Colorado post-apocalittico, atterra a Denver per rifornirsi di carburante e medicine. E lì, mentre è in aria, ogni tanto capta con la sua radio messaggi che arrivano dal Gran Junction Airport. Il richiamo è troppo forte per non rischiare.
Girato in gran parte in Italia il film di Scott dura circa due ore, che però scorrono bene. Non sembra un film problematico The Dog Stars: ci sono i buoni e i cattivi, i cattivi - tatuati ovunque - sembrano proprio gli appartenenti a qualche gang sudamericana. E c’è l’America che il suo (post)futuro lo cerca sempre ad Ovest. A nostro avviso la parte più interessante sono proprio le scene dell’aeroporto di Gran Junction, lo spazio che aveva rappresentato la speranza per Hig, e che invece è tutt’altro.
Insomma Ridley Scott sembra quasi dirci che nell’America di Trump non c’è più spazio neanche per la speranza.
Una pandemia ha falcidiato la popolazione mondiale e distrutto l’ordine costituito. Il risultato? Disgregazione, scomparsa dell’organizzazione sociale. L’unica legge a governare i superstiti è la legge del più forte, mentre l’umanità regredisce sempre più.
È in un mondo del genere che Hig (Jacob Elordi), ex meccanico e pilota, ha costruito un rifugio sicuro, lontano da tutto, una sorta di fortino inespugnabile. Insieme a lui c’è Bangley (Josh Brolin), un militare esperto in sopravvivenza. Hig vola insieme al suo cane Jasper con il suo piccolo aereo su un Colorado post-apocalittico, atterra a Denver per rifornirsi di carburante e medicine. E lì, mentre è in aria, ogni tanto capta con la sua radio messaggi che arrivano dal Gran Junction Airport. Il richiamo è troppo forte per non rischiare.
Girato in gran parte in Italia il film di Scott dura circa due ore, che però scorrono bene. Non sembra un film problematico The Dog Stars: ci sono i buoni e i cattivi, i cattivi - tatuati ovunque - sembrano proprio gli appartenenti a qualche gang sudamericana. E c’è l’America che il suo (post)futuro lo cerca sempre ad Ovest. A nostro avviso la parte più interessante sono proprio le scene dell’aeroporto di Gran Junction, lo spazio che aveva rappresentato la speranza per Hig, e che invece è tutt’altro.
Insomma Ridley Scott sembra quasi dirci che nell’America di Trump non c’è più spazio neanche per la speranza.
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