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CLASSICI

Alfredo Ronci

Che fare quando si è famosi? “Il gioco e il massacro” di Ennio Flaiano.

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La domanda sorge davvero spontanea: ma cosa si può fare quando lo scrittore è famoso? Cioè, cosa può fare colui che decide cosa pubblicare dello scrittore, e cosa deve fare lo scrittore, nella possibilità di una pubblicazione in forse, per non passare per un pretenzioso e arrogante?
Flaiano credo si sia posto il problema varie volte. Nel giugno del 1969 Arrigo Benedetti, che aveva la direzione del Mondo, stando ai rapporti che c’erano stati tra loro, oltre alle consuete collaborazioni, chiese a Flaiano di scrivere un racconto. Dopo tre mesi gli arrivò Oh Bombay (citazione del provocatorio musical di Kenneth Tynan Oh Calcutta), la storia di un ‘viaggiatore’, alle prese con non usuali percezioni sessuali in India che, alla fine delle sue non godute ‘intuizioni’ si ritrova vittima di un piccolo televisore portatile, improvvisamente fuori controllo.
Ora, al di là della vicenda abbastanza particolare, Benedetti rifiutò il racconto perché … mi parrebbe una contraddizione indulgere al linguaggio oggi così di moda che, essendo, per combinazione, sconcio, mi irrita doppiamente.
Figuriamoci: Flaiano soprassedette e il racconto non vide mai la luce sulle pagine del Mondo, ma contrariamente anche a certe sue prese di posizione, fu pubblicato, insieme all’altro racconto Melampus, da Rizzoli col titolo Il gioco e il massacro.
Torniamo a noi: alcuni critici del settore hanno detto che nel racconto in questione ci sono molti passaggi autobiografici, nel senso che Flaiano, non si sa se lo ha fatto perché non scriveva altro o forse per semplice congettura letteraria. Si legge che Adamante, il protagonista ha cinquantadue anni (appunto come Flaiano), di origini legate alla costa adriatica (idem), che ha predilezioni letterarie per Gide, Stendhal, Proust, Boccaccio, e che ha ambizioni letterarie.
Ok tutto bene, ma ci si dimentica una cosa (una cosa che in qualche modo sembra non coincidere con quanto detto): Adamante, nonostante i suoi trascorsi sessuali etero, in definitiva è un omosessuale represso. Ma anche molto intelligente, tanto da fargli dire che… Quando un omosessuale va all’estero o cambia città, e ne scrive – supponendo che sia scrittore – è generalmente tentato, senza resistervi, di raccontare le sue avventure erotiche. (…) Questo spiega perché l’eterosessuale, quando viaggia, ha ben poco da raccontare. Egli ha ormai superato il periodo erotico-ancillare e non parla dei successi avuti con le cameriere degli alberghi, né con le semplici prostitute. Rinunciando a queste ipotesi, “abolisce il viaggio”.
Della serie: anche Flaiano era omosessuale? Da qui si potrebbe tirare alla grande e nello stesso tempo ritornare su certe posizioni di alcuni critici che non sanno, o fanno finta di non sapere, che la letteratura autobiografica ahimé non lo è mai del tutto, a volte appena guastata da un modo di dire e di fare che appartiene ad altro.
Quasi dello stesso tenore quel che accade a Flaiano per il secondo racconto contenuto in questo libro, e precisamente Melampus. Qui a ‘mettergli il bastone fra le ruote è Prezzolini che recensendo il volume, tra le altre cose dice… Non basta la stranezza, e certe stranezze del libro son anche vecchie, di almeno vent’anni, da quando fu scritto un romanzo sopra una signora che diventò una volpe: Flaiano la fa diventare cane.
Melampus narra la storia di Liza Baldwin, giovane, ricca, e secondo alcuni “certamente kennediana”, e di Giorgio Fabro, uomo di un certo ‘spessore’ che si trova catapultato a New York per sviluppare il soggetto di un film e che, dopo vari accadimenti e appostamenti, scopre che la donna ha atteggiamenti e a volte sembianze di un cane.
Anche qui bisogna dire qualcosa: per il racconto in questione ci fu l’interesse del regista Marco Ferreri che, nel 1972, realizzò il film La cagna, con Marcello Mastroianni e Catherine Denevue. Al di là del fatto che una cosa è un racconto ed un’altra un film, la pellicola non piacque assolutamente a Flaiano, che quasi lo rifiutò.
Diciamo allora che di questo Il gioco e il massacro tutto si può dire meno che sia passato sotto silenzio. In realtà Flaiano è uno scrittore di primo ingegno e che, per i suoi tempi, o non era del tutto capito o stava troppo avanti per rendersi conto di quanto gli altri fossero indietro.
Tranne qualche momento di pausa il libro è consigliabile.





L’edizione da noi considerata è:

Ennio Flaiano
Il gioco e il massacro
Rizzoli





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