RECENSIONI
Roberto Saporito
Polimeri
Cose Note edizioni, ... Euro 15.00
Il protagonista rientra abbasta nel cliché: sta dolorosamente scoprendo di invecchiare, ha alle spalle un matrimonio fallito, ha una figlia con cui non riesce a comunicare, si sente stanco e sempre fuori posto e la sua vita, che in fondo non è una brutta vita, sembra procedere per inerzia.
La produzione gli mette a disposizione una villa a Los Angeles, e questo fa incrociare la sua vita con quella del precedente proprietario, che ha bruciato la sua ricchezza e adesso vive in una ruolotte lavando le auto dei ricchi, auto come quelle che una volta possedeva lui. La sua vita è fatta di rabbia, invidia, senso di tradimento perché non è una persona capace di assumersi responsabilità e non ammette di aver fatto degli errori: il mondo ce l’ha con lui.
L’attore di mezza età ritrova il gatto della villa ucciso, riceve video inquietanti e continue minacce. Oscilla tra la paura e la stanchezza. A volte nemmeno il rischio sembra scuoterlo, mentre si muove tra Los Angeles, Roma e New York, dove si reca per cercare, inutilmente, di stabilire un dialogo con la figlia.
Ci sarebbero tutte le premesse per una crime story, per un romanzo poliziesco, per un thriller psicologico o per una storia di serial killer.
Ma a Roberto Saporito, al suo tredicesimo romanzo e alla sedicesima pubblicazione, contando le raccolte di racconti, i generi stanno stretti e preferisce sfiorarli senza mai entrarci completamente, giocando sullo stile letterario più che sulla trama. La sua è una scrittura coinvolgente, apparentemente “facile”, che ti invoglia ad andare avanti.
Nel libro ci sono più voci: la principale, quella del protagonista, è un flusso di coscienza in prima persona. Quella dell’ex ricco arrabbiato con il mondo è in seconda persona. Infine c’è una seconda persona plurale, un noi, una voce collettiva.
Il romanzo è zeppo di citazioni e riferimenti a grandi scrittori, soprattutto americani, e anche ai precedenti romanzi e racconti di Saporito stesso: un pizzico di vanità che i suoi lettori apprezzeranno e che non appesantisce per nulla il racconto. Dopotutto, gli scrittori sono tutti un po’ vanitosi.
Come abbiamo anticipato nel titolo, il tema ricorrente è che nella vita non esiste nessuna certezza. Il caso domina e sovrasta i nostri tentativi di individuare regole e cause che governano la vita degli esseri umani. Ogni azione ha delle conseguenze, non sempre prevedibili, ma non esiste nessuna divinità onnipotente, nessun destino stabilito. E soprattutto, nessuna certezza.
Nel terzo capitolo il protagonista riflette: “(...) non ci sono mai tempi certi in questo lavoro. Ma non c’è niente di certo nella mia vita, a ben vedere”.
Questa è sicuramente la poetica di Saporito, l’incertezza. Parafrasando il grande Montale, direi che secondo Saporito forse non sappiamo nemmeno quello che non siamo né quello che non vogliamo.
Significativo il fatto che alcuni personaggi che invece le hanno, le certezze assolute, nel romanzo fanno una brutta fine, oppure sono degli psicopatici.
L’unica possibiltà è viverla, questa vita, senza domandarsi perché le cose accadono: accadono e basta, l’unica cosa che possiamo fare è reagire, in qualche modo. O anche non reagire affatto. Senza fingere, ma senza nemmeno essere ossessionati dalla verità: quindi a volte è meglio fare quello che gli altri si aspettano da noi.
“Arriva il caffè in una grande tazza nera.
Il cameriere hipster mi guarda e non si muove, aspetta.
Assaggio il caffè.
Il cameriere hipster continua a guardarmi, a studiarmi, quasi.
Vuole qualcosa da me, vuole sapere cosa penso del suo caffè.
Lo assaggio: è caffè, punto, però gli dico che è molto buono, e sorrido, e annuisco, come se in effetti fosse la cosa più buona che abbia mai assaggiato.
Il cameriere hipster se ne va via soddisfatto
di Ettore Maggi
Dello stesso autore

Carenze di futuro
Zona, Pag. 107 Euro 12,00Dice il protagonista del romanzo in questione, che riporta una dichiarazione di un suo amico, che a sua volta cita lo scrittore francese Jean Patrick Manchette: Il noir è un genere letterario. E' la grande letteratura morale della nostra epoca.
A dire che Manchette ha esagerato, di questi tempi, è un azzardo: personalmente propenderei per 'l'immoralità' della letteratura erotica, ma si celia comunque (anzi, noi celiamo, gli scrittori di noir si prendono molto sul serio).

Il rumore della terra che gira
Perdisa pop, Pag. 112 Euro 12,00Scrive sull'inserto libri de Il sole 24 ore Nicola Lagioia (scrittore esageratamente sopravvalutato e che è stato il più votato nel referendum tra i 'critici' – che parolona! - fatto dal giornale sugli scrittori italiani under 40: ... la nostra non è forse più terra da neorealismo o da neoavanguardia o da post-moderno; è piuttosto una sorta di incubo di Hieronymus Bosch con sottofondo di jingle pubblicitari, una dimensione in cui prima non eravamo mai stati.
Mi pare un mare di sciocchezze,

Generazione di perplessi
Edizioni della Sera, Pag. 118 Euro 11.00Curiosa questa letteratura indigena. Essa stessa non sa cosa vuole. Metti questi dementi di TQ (che sta per trenta/quaranta e qualcuno ancora più demente, sul 'Corsera' ha parlato di Tarantino Quentin perché in fondo i nostri genii letterari nostrani si rifanno a lui!): perché cincischiano di rinnovamento letterario quando sono loro stessi ad aver affossato qualsivoglia tentativo di rendere la narrativa diversa dal guado fangoso di una memorialistica infantile infarcita di pulpismi e castronerie merceologiche?
Cazzo vogliono?

Come un film francese
Del Vecchio editore, Pag. 134 Euro 14,00Riecco Saporito e riecco l’editore Del Vecchio. Due scommesse in realtà e, forse, due modi di intendere la letteratura. Ma qui ci troviamo a dover parlare di libri e non di politica del libro. Quindi non alziamo barriere e manteniamoci bassi.

Figlio, fratello, marito, amico
Qed, Pag. 111 Euro 12.00Sono anni che conosciamo Saporito (lo conosciamo intellettualmente, non certo di persona) e il giudizio su di lui non cambia, nemmeno dopo la lettura di questo libriccino
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