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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Roberto Saporito

Il rumore della terra che gira

Perdisa pop, Pag. 112 Euro 12,00
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Scrive sull'inserto libri de Il sole 24 ore Nicola Lagioia (scrittore esageratamente sopravvalutato e che è stato il più votato nel referendum tra i 'critici' – che parolona! - fatto dal giornale sugli scrittori italiani under 40: ... la nostra non è forse più terra da neorealismo o da neoavanguardia o da post-moderno; è piuttosto una sorta di incubo di Hieronymus Bosch con sottofondo di jingle pubblicitari, una dimensione in cui prima non eravamo mai stati.

Mi pare un mare di sciocchezze, scritte da uno che ha pubblicato un romanzo neo-neorealista e che non ha capito il senso delle mostruosità di Bosch. E inoltre si contraddice quando sentenzia in un paragrafo precedente: Credo che sia invece più interessante capire come mai per gli under 40 italiani di oggi un certo realismo richieda pochi sforzi...

La risposta potrebbe essere questa: che gli scrittori under 40 (categoria che corrisponde pressappoco ai ventenni degli anni sessanta, ma non mi si accusi di predicare il bamboccismo) si limitano ad una rappresentazione televisiva della realtà, ad una presenza catodica della materialità. Il che comporta non solo poco sudore, ma anche poca sostanza.

Ma non vorrei tediare il lettore con Lagioia che tedia già di per sé. Il problema è dunque generale.

Metti questo Il rumore della terra che gira di Roberto Saporito (autore già precedentemente trattato dal Paradiso). E' una storiella piana che sembra viri dalle parti di una sceneggiatura cinematografica, con l'idea già di una sua rappresentazione visiva che però potrebbe fortemente limitarla.

Una donna eredita una notevole somma di denaro e tre case: una la tiene per sé e le altre due le destina rispettivamente al fratello, che è un tossico, e alla figlia di lui, che ha un pessimo rapporto col genitore. Il finale ci consegna la protagonista che, stanca di peregrinazioni esistenziali, accetta di rimanere nella casa ereditata, contrariamente al fratello e alla di lui figliola che fuggono da una 'probabile' prigione.

Il bello di questo romanzo è la sua misura, il brutto la sua mestizia. Alla fine della lettura mi verrebbe da gridare le stesse parole di Nanni Moretti all'uscita del cinema in Caro Diario: Voi gridavate cose orrende e violentissime e voi siete imbruttiti. Io gridavo cose giuste e sono uno splendido quarantenne (nonostante, ahimé, non sia più un quarantenne, anche se ancora splendido).

Si celia ovviamente, ma di una generazione (quella che ormai sfiora i 40, come la stessa degli scrittori di cui si concionava) confusa ed 'esautorata' se ne ha francamente le palle piene.

Il giudizio non può prescindere da certe considerazioni, nonostante, si diceva, la misura come arma migliore della scrittura del Saporito: ma questa operazione ci sembra affrettata, nel senso di una necessità stringente di qualificare le cose, ma nello stesso tempo di affrettarle nella loro compiutezza.

Manca lo scavo psicologico dei personaggi – il 'distacco' della lingua è invece giustissimo – e manca il coraggio di andare fino in fondo. Se proprio vogliamo farci del male, facciamocelo fino in fondo. Personalmente, con le capacità che ha, mi aspetto dal Saporito altre fatiche.



di Alfredo Ronci


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Dice il protagonista del romanzo in questione, che riporta una dichiarazione di un suo amico, che a sua volta cita lo scrittore francese Jean Patrick Manchette: Il noir è un genere letterario. E' la grande letteratura morale della nostra epoca.
A dire che Manchette ha esagerato, di questi tempi, è un azzardo: personalmente propenderei per 'l'immoralità' della letteratura erotica, ma si celia comunque (anzi, noi celiamo, gli scrittori di noir si prendono molto sul serio).

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Roberto Saporito

Generazione di perplessi

Edizioni della Sera, Pag. 118 Euro 11.00

Curiosa questa letteratura indigena. Essa stessa non sa cosa vuole. Metti questi dementi di TQ (che sta per trenta/quaranta e qualcuno ancora più demente, sul 'Corsera' ha parlato di Tarantino Quentin perché in fondo i nostri genii letterari nostrani si rifanno a lui!): perché cincischiano di rinnovamento letterario quando sono loro stessi ad aver affossato qualsivoglia tentativo di rendere la narrativa diversa dal guado fangoso di una memorialistica infantile infarcita di pulpismi e castronerie merceologiche?
Cazzo vogliono?

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Roberto Saporito

Come un film francese

Del Vecchio editore, Pag. 134 Euro 14,00

Riecco Saporito e riecco l’editore Del Vecchio. Due scommesse in realtà e, forse, due modi di intendere la letteratura. Ma qui ci troviamo a dover parlare di libri e non di politica del libro. Quindi non alziamo barriere e manteniamoci bassi.

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