CLASSICI
Alfredo Ronci
Bisognerà trovare un motivo: “Gatteria” di Nino Savarese.

Qualche annetto fa (esattamente trentasette… mio dio) fui sedotto dal titolo e dalla copertina di un libretto della Sellerio (giusto quello che vedete). Un po’ per la mia passione sfrenata per i gatti e un po’ anche per il titolo. Nell’acquistarlo pensai già a varie colonie di felini e al mondo intero dominato da mandrie di felini.
Per non parlare dell’autore, che non conoscevo affatto, ma che attirava le mie pulsioni intellettuali, considerando anche il fatto che, appena un anno dopo, cominciava l’avventura del paradiso e io mi stavo già allenando.
Non so per quale motivo, il libriccino non fu mai più aperto, sepolto (è proprio il caso di dirlo) da montagne di libri (oltretutto, di sicuro, di grandezza e lunghezza superiori al presente). Ma il caso volle che ebbi modo di riaprirlo dopo molti anni anche perché, spulciando un po’ alcune cose di Leonardo Sciascia, trovai alcuni riferimenti proprio a Nino Savarese e alla sua produzione letteraria che continuò ben oltre gli anni sessanta (lui che era nato ad Enna nel 1882).
Subito mi tornò in mente l’acquisto fatto anni prima (anche se Sciascia non nominava Gatteria) e quindi ne approfittai per leggerlo ed oltretutto trarne bizzarre conclusioni.
E’ vero che negli ultimi anni le librerie si sono letteralmente riempite di materiale felino, materiale soprattutto proveniente dall’oriente (precisamente dal Giappone): storie d’amore umane e animalesche, ritratti di gatti alla stregua di divine presenze e soprattutto, in ambito noir (non ci si crede!), felini che partecipano alla soluzione di veri e proprio misfatti.
E Gatteria? Cominciamo a dire che il libro fu pubblicato nel 1926, e per quanto l’amore per i gatti c’è sempre stato, non era possibile che allora ci fosse tutta questa passione per gli animali. E infatti, la storia di Gatteria è assai diversa. Un giovane principe, Daineo di Ballanza, che viveva tra gli agi di una villa piena di gatti, ad un certo punto della sua esistenza, esistenza per lo più passata tra il fastidio e la non curanza degli altri, insomma del genere umano, comincia a esternare atteggiamenti inconsueti che, molte delle persone più vicine, e molti dei servitori, pensano siano influenzate dagli animali che ama di più.
Da qui una serie di inconvenienze e di avventure fantasiose e surreali (il furto di un portafogli, la corte ad una ragazza e poi il rifiuto… e che rifiuto, ed altre fughe inspiegabili) che porteranno il ragazzo alla morte. Morte però che sembra presagire a un cambiamento effettivo.
Ora, il mio istinto furbesco, ma approssimativo, mi ha fatto pensare che:
a) Il libro è del 1926.
b) Che sono quattro anni che il fascismo ha preso piede.
c) Che seppure le cose più ignominiose devono ancora accadere (anche se nel 1924 c’è l’omicidio di Giacomo Matteotti) qualcosa di profondamente losco si comincia a intravedere.
E spulciando tra i contenuti del libro ho anche scoperto che alcune delle mie ipotesi potevano essere confutate con alcuni argomenti presenti (tipo: Voglio dire che ogni suo gesto o movimento, sebbene normalissimo come ho detto, non si compie con facilità e naturalezza, ma, anzi, è tardo e discordante come se anziché provenire dalla comune fonte del comune carattere degli uomini, provenisse da una sorgente diversa più torbida e più inquieta. Riguardo alle donne, egli risente, purtroppo, i più sottili richiami del senso, ma vi cede disordinatissimamente guidato più dalle occasioni che da chiare e durature propensioni.)
Della serie: ma questo passo del carattere del ragazzo non sembra ricordare, e nemmeno vagamente, il comportamento del Duce Mussolini? E vuoi vedere che Savarese ha approfittato della storia felina del principe per arricchirci di un episodio che, passo passo, poteva anche influenzare una parte dei lettori, e nemmeno una parte?
Come ho detto il mio istinto furbesco mi ha spinto a pensare che Gatteria fosse in realtà una presa di coscienza politica dello scrittore ed una posizione antifascista.
Ho fatto delle ricerche e, oltre ad aver saputo che il fascismo non si oppose mai all’attività intellettuale di Savarese e lo stesso Savarese non prese mai la tessera del partito fascista, altro non sussiste. Come a dire che lo scrittore fu solo, almeno per Gatteria, un letterato di buon livello e di assoluto valore fantastico.
Ma a me piace pensare diversamente. Venitemi in aiuto.
L’edizione da noi considerata è:
Nino Savarese
Gatteria
Sellerio editore
Per non parlare dell’autore, che non conoscevo affatto, ma che attirava le mie pulsioni intellettuali, considerando anche il fatto che, appena un anno dopo, cominciava l’avventura del paradiso e io mi stavo già allenando.
Non so per quale motivo, il libriccino non fu mai più aperto, sepolto (è proprio il caso di dirlo) da montagne di libri (oltretutto, di sicuro, di grandezza e lunghezza superiori al presente). Ma il caso volle che ebbi modo di riaprirlo dopo molti anni anche perché, spulciando un po’ alcune cose di Leonardo Sciascia, trovai alcuni riferimenti proprio a Nino Savarese e alla sua produzione letteraria che continuò ben oltre gli anni sessanta (lui che era nato ad Enna nel 1882).
Subito mi tornò in mente l’acquisto fatto anni prima (anche se Sciascia non nominava Gatteria) e quindi ne approfittai per leggerlo ed oltretutto trarne bizzarre conclusioni.
E’ vero che negli ultimi anni le librerie si sono letteralmente riempite di materiale felino, materiale soprattutto proveniente dall’oriente (precisamente dal Giappone): storie d’amore umane e animalesche, ritratti di gatti alla stregua di divine presenze e soprattutto, in ambito noir (non ci si crede!), felini che partecipano alla soluzione di veri e proprio misfatti.
E Gatteria? Cominciamo a dire che il libro fu pubblicato nel 1926, e per quanto l’amore per i gatti c’è sempre stato, non era possibile che allora ci fosse tutta questa passione per gli animali. E infatti, la storia di Gatteria è assai diversa. Un giovane principe, Daineo di Ballanza, che viveva tra gli agi di una villa piena di gatti, ad un certo punto della sua esistenza, esistenza per lo più passata tra il fastidio e la non curanza degli altri, insomma del genere umano, comincia a esternare atteggiamenti inconsueti che, molte delle persone più vicine, e molti dei servitori, pensano siano influenzate dagli animali che ama di più.
Da qui una serie di inconvenienze e di avventure fantasiose e surreali (il furto di un portafogli, la corte ad una ragazza e poi il rifiuto… e che rifiuto, ed altre fughe inspiegabili) che porteranno il ragazzo alla morte. Morte però che sembra presagire a un cambiamento effettivo.
Ora, il mio istinto furbesco, ma approssimativo, mi ha fatto pensare che:
a) Il libro è del 1926.
b) Che sono quattro anni che il fascismo ha preso piede.
c) Che seppure le cose più ignominiose devono ancora accadere (anche se nel 1924 c’è l’omicidio di Giacomo Matteotti) qualcosa di profondamente losco si comincia a intravedere.
E spulciando tra i contenuti del libro ho anche scoperto che alcune delle mie ipotesi potevano essere confutate con alcuni argomenti presenti (tipo: Voglio dire che ogni suo gesto o movimento, sebbene normalissimo come ho detto, non si compie con facilità e naturalezza, ma, anzi, è tardo e discordante come se anziché provenire dalla comune fonte del comune carattere degli uomini, provenisse da una sorgente diversa più torbida e più inquieta. Riguardo alle donne, egli risente, purtroppo, i più sottili richiami del senso, ma vi cede disordinatissimamente guidato più dalle occasioni che da chiare e durature propensioni.)
Della serie: ma questo passo del carattere del ragazzo non sembra ricordare, e nemmeno vagamente, il comportamento del Duce Mussolini? E vuoi vedere che Savarese ha approfittato della storia felina del principe per arricchirci di un episodio che, passo passo, poteva anche influenzare una parte dei lettori, e nemmeno una parte?
Come ho detto il mio istinto furbesco mi ha spinto a pensare che Gatteria fosse in realtà una presa di coscienza politica dello scrittore ed una posizione antifascista.
Ho fatto delle ricerche e, oltre ad aver saputo che il fascismo non si oppose mai all’attività intellettuale di Savarese e lo stesso Savarese non prese mai la tessera del partito fascista, altro non sussiste. Come a dire che lo scrittore fu solo, almeno per Gatteria, un letterato di buon livello e di assoluto valore fantastico.
Ma a me piace pensare diversamente. Venitemi in aiuto.
L’edizione da noi considerata è:
Nino Savarese
Gatteria
Sellerio editore
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