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CLASSICI

Alfredo Ronci

Ma fu vero capolavoro? “Seminario sulla gioventù” di Aldo Busi.

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Dunque: Seminario sulla gioventù, alla sua uscita, fu considerato un capolavoro ed è un capolavoro? L’autore, in questa edizione completamente rifatta e non, nella post-fazione dice: Sono però convinto di una cosa: se di quelli pubblicati dopo Don Chisciotte della Mancia da altri non vale nemmeno la pena di parlare, nessun romanzo in italiano prima di Seminario sulla gioventù è  Letteratura quanto Seminario sulla gioventù; corrisponde per la lingua spagnola, alla Principessa di Cléves per la lingua francese, alla lingua inglese per Vita e opinioni di Tristram Shandy e avrebbe dovuto aiutare l’Italia, già da due decenni, a uscire non dico dalla Controriforma ma almeno dal settecento.
Della serie: mettiamoci l’anima in pace. Seminario sulla gioventù è un assoluto capolavoro della lingua italiana. Ora però fatemi dire parole (e forse         qualcosa di più di due parole).
Era il 1988 e il romanzo in questione aveva già quattro anni (quattro anni editoriali. In realtà, stando a quanto dice lo stesso Busi, il romanzo in questione si trascinava già dal 1964) ed io acquistai l’edizione economica degli Oscar Mondadori. Io avevo trent’anni e mi resi subito conto (avendo letto già altri scrittori, gli stessi che non vale nemmeno la pena di parlare) che mi trovavo di fronte ad una lettura fondamentale.
Da allora in poi due furono le cose che divennero importanti: che avrei continuato a leggere Busi (ed è vero, perché dopo Seminario sulla gioventù acquistai Vita standard di un venditore provvisorio di collant, La delfina bizantina – anche se fu, confesso, una mezza delusione – Sodomie in corpo 11, Altri abusi fino ai più recenti Un cuore di troppo, E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno, El especialista de Barcelona e Casanova di se stessi, ma lasciai stare il fatto che lo stesso scrittore di Montichiari ai suoi esordi disse che nella vita avrebbe scritto solo 4 romanzi) e che trascurai altri letterati perché, sempre secondo Busi, non vale nemmeno la pena di parlare.
Ora, mi si pone una questione. In realtà è una domanda che da un po’ di tempo mi perseguita: ma di tutto quello che ho letto non è forse vero che è tutto una solita solfa e che da un certo punto in poi il Busi nazionale, pur avendo capacità stilistiche e narrative formidabili, abbia comunque scritto le solite fregnacce, condendole di qualche spunto letterario ora qua e ora là?
In questo mi aiuta (anzi no, ma fa lo stesso) lo stesso Busi quando nella post-fazione a questo ‘rifacimento’ dice: Seminario sulla gioventù è solo il primo romanzo dato alle stampe della mia opera di Letteratura, e niente si può capire e apprezzare di questo senza tener conto degli altri che sono seguiti (…) a mio modesto parere di lettore di me stesso, per esempio, considero Vita standard di un venditore provvisorio di collant – che non considero affatto il migliore – superiore per bellezza e ritmo e commozione a Seminario sulla gioventù.
Credo, ma si prenda questo mio appunto come una semplice attestazione di stima, che se Busi, lettore di sé stesso, si fosse fermato a considerare solo questi due romanzi, beh, non avrei avuto nulla da dire, ma siccome la sua opera di Letteratura (con la elle maiuscola) è abbastanza vasta, la sua considerazione non mi pare per nulla essenziale.
Ma oggi, dopo quarant’anni e passa dalla prima uscita del libro, qual è l’impressione? Naturalmente è cambiata, e anche di molto. Si apprezza lo scrittore nella fase iniziale del romanzo quando racconta le vicissitudini di Barbino, bambino irrefrenabile che, se non ci fossero dichiarazioni dello stesso Busi il quale dice che è inutile cercare accenni autobiografici, sembrerebbe invece essere paro paro le vicende personali dello scrittore. Il resto (lo so, mi rendo conto che quello che dico è ‘pericoloso’) è la solita, irrefrenabile, a volte noiosissima, a volte anche inarrestabile commedia degli equivoci (che considerando le nozioni busiane mi sembra siano inequivocabili). Che fa pendant con tutto il resto, cioè il resto sono i libri che nel corso degli anni ho letto e in qualche modo anche subìto (forse, l’unica eccezione è Un cuore di troppo dove, per la prima volta Busi non s’innamora di sé stesso, ma di una persona fisica).
Certamente Seminario sulla gioventù è un classico da considerare. Sarebbe ritenuto fondamentale se lo scrittore si fosse fermato appena un po’ più in là. O, come lui stesso diceva, avesse scritto solo altri tre romanzi (che per quanto simili si sarebbero diluiti nel tempo). E invece no.
Quando avevo trent’anni lessi Seminario… in pochi giorni. Ora non l’ho finito (nonostante fosse stato riscritto… ma che Busi voleva forse fare la fine di Arbasino e dei suoi Fratelli d’Italia?).
Qualcosa vorrà pur dire.



L’edizione da noi considerata (e non letta totalmente) è:

Aldo Busi
Seminario sulla gioventù
Adelphi 2003





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