RECENSIONI
Matteo Auciello
Tecniche miste di trasformazione.
Il ramo e la foglia edizioni, Pag. 253 Euro 18.00
La rivoluzione, che è il frutto di un progetto, di una volontà, di un atto spirituale, in termini hegeliani, com’è ovvio, la rivoluzione, insomma, che è il frutto della Storia, si intreccia con la misera esistenza biologica dei corpi, che ci determinano, ci delimitano, si aggrappano al qui e ora con l’ostinazione degli esseri inferiori. Solo la rivoluzione può dare un senso compiuto a questo fermento, diciamolo così, un fermento che meriterà il nome e il valore della vita, una vita, voglio dire, piena, vera, libera dal dominio del capitale, solo quando il proletariato avrà colonizzato il corpo agonizzante della società borghese, solo quando avrà occupato tutti i punti di comando del sistema, solo quando controllerà il lavoro, la produzione economica, il governo dello Stato, le forme culturali, inaugurando insomma un’epoca nuova, moderna, di uguaglianza e progresso per tutti.
Questo passaggio è fondamentale per capire il libro. E il momento in cui un terrorista, per giustificare un omicidio davanti ad una ragazza, espone le linee della rivoluzione.
Non ci vuole molto a comprendere di cosa parli il libro: anno 1978, quello dell’assassinio di Aldo Moro, una rapina finita male, un fuggire per evitare gli arresti da parte dei terroristi, un omicidio inutile mascherato dalla sceneggiata verbale di cui sopra, e infine l’inevitabile conclusione.
Capisco il lavoro che Auciello ha fatto, comprendo anche la necessità, a volte, di mischiare la verità con la finzione (e certo, altrimenti che romanzo sarebbe), ma con tutta l’onestà e il sentimento (certo, quello), alla fine mi sono chiesto: a che pro tutta questa storia?
L’ennesimo racconto su un periodo delicato della nostra storia? Ok.
L’ennesima vicenda su un impulso privato che sovrasta quello pubblico (perché diciamocelo francamente, il terrorismo occupa gran parte degli avvenimenti, ma è lo spirito romantico a prevalere su tutto)? Ok.
Ma a noi lettori cosa rimane? Praticamente nulla. Ma lo dico con tutta l’onestà e il sentimento di cui dispongo.
di Alfredo Ronci
Questo passaggio è fondamentale per capire il libro. E il momento in cui un terrorista, per giustificare un omicidio davanti ad una ragazza, espone le linee della rivoluzione.
Non ci vuole molto a comprendere di cosa parli il libro: anno 1978, quello dell’assassinio di Aldo Moro, una rapina finita male, un fuggire per evitare gli arresti da parte dei terroristi, un omicidio inutile mascherato dalla sceneggiata verbale di cui sopra, e infine l’inevitabile conclusione.
Capisco il lavoro che Auciello ha fatto, comprendo anche la necessità, a volte, di mischiare la verità con la finzione (e certo, altrimenti che romanzo sarebbe), ma con tutta l’onestà e il sentimento (certo, quello), alla fine mi sono chiesto: a che pro tutta questa storia?
L’ennesimo racconto su un periodo delicato della nostra storia? Ok.
L’ennesima vicenda su un impulso privato che sovrasta quello pubblico (perché diciamocelo francamente, il terrorismo occupa gran parte degli avvenimenti, ma è lo spirito romantico a prevalere su tutto)? Ok.
Ma a noi lettori cosa rimane? Praticamente nulla. Ma lo dico con tutta l’onestà e il sentimento di cui dispongo.
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