RECENSIONI
Laura Imani Messina
Le parole della pioggia
Einaudi, Pag. 138 Euro 16,00
Difficile dire che tipo di libro sia Le parole della pioggia di Laura Imai Messina (Einaudi). Non è un saggio, non è un romanzo. L’unica cosa che sappiamo è che “piove” e che la scrittrice riesce — come sempre, del resto — a cogliere la leggerezza (tutta orientale) di quella situazione metereologica troppo spesso additata come “cattivo tempo”. Se piovesse nel deserto, diremmo la stessa cosa? Insomma inutile ragionare per assoluti.
A condurci per mano tra un temporale e l’altro, tra una storia e l’altra nella frenetica Tokyo, è Aya, una ragazza-ombrello che rivendica di essere nata in un giorno di pioggia.
Ma chi sono le ragazze-ombrello? Sono casalinghe, studentesse, disoccupate, che come attività accompagnano i clienti sotto i loro ombrelli dovunque essi vogliano andare. Basta fissare un appuntamento. Stanno loro accanto, ascoltano le loro storie, le loro confessioni e debolezze. E quello che le persone raccontano là sotto, tra una pozzanghera e l’altra, rimane un segreto. Ci sono continue riflessioni sulla vita, sul tempo che passa. Piove, certo, ma sotto l’ombrello quella pioggia sembra non esistere, quel breve percorso ci proietta in un mondo “altro”, diventa quasi una seduta psicanalitica.
Aya ama la pioggia, e con sé porta sempre una copia del “Dizionario delle parole della pioggia”. Ci spiega così, che non esiste una sola pioggia, ma tante: la pioggia dell’inquietudine, la pioggia profumata, quella che stacca i fiori di ciliegio, o la pioggia sottile. Insomma un universo fatto di sensazioni e onomatopee, quelle che lei ama tanto: shito shito, una pioggia che ci parla a voce bassa, quieta, timida, o potsu potsu, l’inizio della pioggia. Tante altre.
Rallentate. Leggetelo. Magari in un giorno di pioggia.
di Marco Minicangeli
A condurci per mano tra un temporale e l’altro, tra una storia e l’altra nella frenetica Tokyo, è Aya, una ragazza-ombrello che rivendica di essere nata in un giorno di pioggia.
Ma chi sono le ragazze-ombrello? Sono casalinghe, studentesse, disoccupate, che come attività accompagnano i clienti sotto i loro ombrelli dovunque essi vogliano andare. Basta fissare un appuntamento. Stanno loro accanto, ascoltano le loro storie, le loro confessioni e debolezze. E quello che le persone raccontano là sotto, tra una pozzanghera e l’altra, rimane un segreto. Ci sono continue riflessioni sulla vita, sul tempo che passa. Piove, certo, ma sotto l’ombrello quella pioggia sembra non esistere, quel breve percorso ci proietta in un mondo “altro”, diventa quasi una seduta psicanalitica.
Aya ama la pioggia, e con sé porta sempre una copia del “Dizionario delle parole della pioggia”. Ci spiega così, che non esiste una sola pioggia, ma tante: la pioggia dell’inquietudine, la pioggia profumata, quella che stacca i fiori di ciliegio, o la pioggia sottile. Insomma un universo fatto di sensazioni e onomatopee, quelle che lei ama tanto: shito shito, una pioggia che ci parla a voce bassa, quieta, timida, o potsu potsu, l’inizio della pioggia. Tante altre.
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