RECENSIONI
Maurizio de Giovanni
L’orologiaio di Brest
Feltrinelli, Pag. 271 Euro 19.00
Chi è che non conosce Maurizio de Giovanni? Basta semplicemente scorrere le note informative della Feltrinelli per capire quanto grano c’è nel sacco dello scrittore. Tutto sta a vedere se poi con questo grano ci si fa del pane. Quello buono s’intende.
Lui, innanzitutto, è l’autore del commissario Ricciardi, che lo si può vedere su Rai 1 e che, lo dico sinceramente, se non fosse per Lino Guanciale (un po’ troppo stoccafisso in realtà, ma tutto sommato passabile) e per la trans che da delle dritte all’aiutante del commissario, sarebbe da evitare come la peste. Ma è anche l’autore, sempre per al tv, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre e di Sara Morozzi (della serie: o ‘ste cose le fa praticamente gratis oppure, ahinoi, ha fatto e fa un sacco di grana).
Il problema semmai è un altro: de Giovanni è soprattutto scrittore, e dalle sue pagine poi si tirano fuori le vicende che abbiamo citato. E com’è come scrittore? Simile, o quasi, ad uno studente di liceo che va bene, ma non ha mai entusiasmato il suo professore (in realtà sto dicendo una baggianata: di questi tempi tutti gli scrittori, tranne rarissime eccezioni, sono degli studenti di liceo che s’arrangiano nello scrivere). Due parole per L’orologiaio di Brest.
I protagonisti sono essenzialmente due: Vera Coen, di anni quarantadue, giornalista che lavora ad un quotidiano locale e Andrea Malchiodi, di anni quarantatré, deluso da una carriera accademica andata a ramengo. Un giorno la giornalista mette a parte il Malchiodi di una incredibile rivelazione. C’è qualcosa che li lega per un fatto accaduto quattro decenni prima.
Ovviamente il Malchiodi non crede alla Coen ma ben presto (e come potrebbe essere diversamente?) se ne dovrà ricredere. Non aggiungo altro, per non togliere sorprese ai lettori.
Risultato? Una banalissima storia (che secondo me ben presto la vedremo realizzata per la tv) raccontata come un liceale racconterebbe fatti di una giornata uggiosa. Tralasciando l’incredibile sorpresa finale.
Come diceva Franco Fortini… La lingua combatte dove il niente duole. (Ma ci sarebbe da chiedersi di quale lingua andiamo parlando).
di Alfredo Ronci
Lui, innanzitutto, è l’autore del commissario Ricciardi, che lo si può vedere su Rai 1 e che, lo dico sinceramente, se non fosse per Lino Guanciale (un po’ troppo stoccafisso in realtà, ma tutto sommato passabile) e per la trans che da delle dritte all’aiutante del commissario, sarebbe da evitare come la peste. Ma è anche l’autore, sempre per al tv, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre e di Sara Morozzi (della serie: o ‘ste cose le fa praticamente gratis oppure, ahinoi, ha fatto e fa un sacco di grana).
Il problema semmai è un altro: de Giovanni è soprattutto scrittore, e dalle sue pagine poi si tirano fuori le vicende che abbiamo citato. E com’è come scrittore? Simile, o quasi, ad uno studente di liceo che va bene, ma non ha mai entusiasmato il suo professore (in realtà sto dicendo una baggianata: di questi tempi tutti gli scrittori, tranne rarissime eccezioni, sono degli studenti di liceo che s’arrangiano nello scrivere). Due parole per L’orologiaio di Brest.
I protagonisti sono essenzialmente due: Vera Coen, di anni quarantadue, giornalista che lavora ad un quotidiano locale e Andrea Malchiodi, di anni quarantatré, deluso da una carriera accademica andata a ramengo. Un giorno la giornalista mette a parte il Malchiodi di una incredibile rivelazione. C’è qualcosa che li lega per un fatto accaduto quattro decenni prima.
Ovviamente il Malchiodi non crede alla Coen ma ben presto (e come potrebbe essere diversamente?) se ne dovrà ricredere. Non aggiungo altro, per non togliere sorprese ai lettori.
Risultato? Una banalissima storia (che secondo me ben presto la vedremo realizzata per la tv) raccontata come un liceale racconterebbe fatti di una giornata uggiosa. Tralasciando l’incredibile sorpresa finale.
Come diceva Franco Fortini… La lingua combatte dove il niente duole. (Ma ci sarebbe da chiedersi di quale lingua andiamo parlando).
di Alfredo Ronci
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Maurizio De Giovanni
Il giorno dei morti
Fandango, Pag. 396 Euro 10,00Ringrazio apertamente Luigi De Pascalis, per avermi dato la possibilità di scoprire un autore così importante come Maurizio De Giovanni, che non conoscevo e che è addirittura alla sua quarta pubblicazione di questa serie di gialli che ha come protagonista il commissario Ricciardi. Il giorno dei morti, vincitore della prima edizione del premio 'Hadrianus, Il giallo e il nero', di Tarquinia, tenutasi lo scorso settembre, è un romanzo a tratti toccante. La storia si svolge nella Napoli fascista degli anni '30.
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