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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Alberto Arbasino

Autocronologia

Adelphi, Pag. 246 Euro 16.00
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Ci si aspettava una autobiografia da parte di Arbasino? Forse che sì, forse che no. Chi negli anni lo ha seguito, ha deciso di pubblicare una cronologia (se no non sarebbe Arbasino), con gli esordi e fino al 2008 con la penna dello scrittore di Voghera, mentre quelli dal 2009 al 2020 con i pensieri del curatore di questo libro Raffaele Manica.
In realtà Cronologia era già apparso in libreria, quando fu pubblicato da Mondadori Romanzi e racconti di Alberto Arbasino, ma adesso si è voluto aggiungere quello che non c’era e quindi completare l’opera del maestro.
Diceva Manca nella premessa (ma potrebbero essere le parole di Arbasino in una battaglia tra l’uso della prima persona e della terza): Avverso al “proustismo di maniera, che dalla Recherche derivava non la struttura e il senso e il gesto ma soprattutto una indulgente rievocazione sentimentale e patetica di nonne e bisnonne, e tanti sacrifici tra mangiarini e cuoricini e dispiaceri in casolari e casamenti intimistici”, Arbasino aveva preferito finora non parlare di infanzia e giovinezza e della propria vita, in genere: simile, dice, a tante altre del Novecento; e ricca semmai di vicende culturali.
E invece il maestro gli dà: abbandonando, come dice lui stesso, il proustismo di maniera (ma quanto però gli piaceva Proust!), e tralasciando gli inizi infantili e giovanili (che però li racconta con partecipata maniera), alla fine inanella una serie di considerazioni culturali che stargli dietro è come decidere di rincorrere una Ferrari in un circuito automobilistico.
Se dovessi riportare tutti gli uomini di un certo peso che hanno arricchito la vita di Arbasino (e non solo), l’elenco occuperebbe mezzo se non tutto il contenuto del Paradiso degli Orchi. Ma c’è un qualcosa che non me lo fa apprezzare fino in fondo: l’assoluta mancanza (o quasi) di uno spirito veramente critico che invece balzava agli occhi nei suoi scritti saggistici e nei suoi romanzi (che proprio per questo hanno subito delle rifiniture di non poco conto).
La ‘fretta’ con cui tratta le varie vicende e le varie presenze del suo attivissimo dinamismo culturale va a scapito di una certa ‘chiusura’ intellettuale.
Per carità lo stile è quello (anche quando cerca di convincere di come stanno le sue cose, vedere per questo quando riesamina i contenuti del suo romanzo-monstre Fratelli d’Italia), pieno di volazzi linguistici che forse nella nostra letteratura ne abbiamo avuti su il palmo di una mano, il resto semmai è un chiacchiericcio semantico che non so quanto peso abbia alla fine.


di Alfredo Ronci


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Alberto Arbasino

L'ingegnere in blu

Adelphi, Pag.186 Euro 11,00

Se non fossi blasfemo direi che L'Ingegnere in blu potrebbe essere racchiuso tra due espressioni. La prima: Su! Su! Allez hop! Qui si dà il culo, o si muore! (Pag.14). La seconda: Torna a fiorir la rosa (Pag. 60), strofa d'apertura dell'ode di Parini dedicata a Giancarlo Imbonati.
E va spiegato il perché: l'arte di Arbasino consiste proprio in questo, nel derisorio eclettismo che sfocia nel gergale e nella cosmopolita eleganza che lo rende unico ed insostituibile. Una sorta di, come direbbe lui stesso di sé, apprenti sorcier, alla prese con la materia più duttile in assoluto: la letteratura.

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Alberto Arbasino

La vita bassa

Adelphi Biblioteca Minima , Pag. 112 Euro 5,50

La vita bassa, che uno, poi, ma dove lo andava a trovare un modo migliore per capire i veri motivi, l'essenza e quintotale, della crisi economica e politica di questo paese qui tanto per dire?
Il tenore basso, è chiaro ora, viene tutto da questo modo di tenere i pantaloni, da questo sfoggio di sederi fiacchi e flosci (non "il mio dio" che "se ne va in bicicletta/ o bagna il muro con disinvoltura" di Sandro Penna);

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