RECENSIONI
Antonio Talia
La stagione delle spie
Minimum fax, Pag. 257 Euro 18.00
“Se le agenzie di intelligence costituiscono il braccio più riservato del governo e il tradimento rappresenta il loro massimo momento di crisi, ne deriva il fatto che ogni caso di spionaggio è il precipitato di una precisa fase politica, e indagare il primo equivarrà a svelare i momenti più conflittuali della seconda”. Così recita la quarta di copertina del libro di Antonio Talia “La stagione delle spie - Indagine sugli agenti russi in Italia”.
Antonio Talia è un giornalista investigativo. Ex corrispondente da Pechino, si è occupato di riciclaggio tra Italia e Cina, di gang di strada in Svezia, di jihadismo in Indonesia e operazioni finanziare illecite a Hong Kong. Ha pubblicato vari libri, tra gli altri Statale 106 - Viaggio sulle strade segrete della ‘ndrangheta e Duello: Caccia globale al boss dei narcos calabresi.
Inoltre è coautore, con Giampaolo Musumeci, del programma di Radio24 Nessun luogo è lontano, uno dei migliori programmi (e podcast) sulla politica internazionale e i conflitti, e del podcast Black Ops, La guerra delle ombre.
Dunque, un curriculum di tutto rispetto, in un giornalismo nostrano sempre più piatto. In questo libro Talia tratta in particolare alcuni avvenimenti accaduti tra il 2016 e il 2022 che hanno un comune denominatore: la sede dell’ambasciata russa in Italia, in via Gaeta 5 a Roma.
Nel maggio del 2016 (governo Renzi) Frederico Carvalhão Gil, capo degli analisti della sezione antiterrorismo del SIS (Serviço de Informações de Segurança), l’intelligence portoghese, prende un aereo per Roma, dove trascorre la notte in albergo. Il giorno dopo incontra in un bar di Trastevere l’ex secondo segretario dell'ambasciata russa in Italia, Sergej Pozdnjakov.
Carvalhão Gil ha accesso a dossier NATO di alto livello. Tuttavia non sa che da molto tempo è sotto controllo dei suoi colleghi. Sta per consegnare all’agente russo documenti importanti, quando viene arrestato da agenti della DIGOS insieme a due agenti della Policia Judiciaria di Lisbona.
Facciamo un passo indietro. Scrive Antonio Talia: “Quando atterra all’aeroporto di Ciampino (...) Gil è sicuramente consapevole che in quel momento Roma è una capitale attraversata da tensioni politiche potenti, che convergono sulla città in cerchi concentrici. Il primo cerchio è quello locale. I manifesti elettorali affissi ovunque indicano che le elezioni comunali sono imminenti (...).
Il secondo cerchio è di livello nazionale: a Palazzo Chigi, per il momento, siede ancora il segretario del Partito democratico, ma proiezioni, sondaggi e programmi tvmostrano che sta crescendo un’ondata anti-europeista e anti-sistema rappresentata sia dal Movimento 5 Stelle che dall’allineamento tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Il terzo cerchio che si riflette sulla situazione romana è di livello europeo: poco più di un anno prima, proprio a Roma, a piazza del Popolo, i due leader della destra italiana hanno proclamato un accordo ispirato al modello francese del Front National di Marine Le Pen, nel segno della comune avversione contro Bruxelles, i burocrati e la debolezza mostrata verso il terrorismo jihadista, che per Salvini e Meloni si identifica con i flussi migratori (...).
Il quarto cerchio è di poratata internazionale, perché la sfiducia verso le istituzioni occidentali e i governi che le appoggiano sta montando ovunque: pochi giorni dopo le elezioni amministrative italiane i cittadini britannici voteranno il referendum sulla Brexit, mentre negli Stati Uniti i due Super Tuesday delle primarie del Partito repubblicano hanno eletto per la corsa alle presidenziali dell’autunno un candidato anomalo, isolazionista e ferocemente critico verso tutte le tradizionali alleanze americane, di nome Donald J. Trump.
Questa temèperie ideologica che sta per provocare enormi sconvolgimenti politici si alimenta attraverso letture “alternative” degli scenari globali.
Agosto 2019 (governo Conte 1, agli sgoccioli), ancora agenti della DIGOS in azione: questa volta per arrestare all’aeroporto Aleksandr Jur’evič Koršunov, ex colonnello, dirigente di una importante azienda aeronautica, ma soprattutto agente dell’SVR (Služba vnešnej razvedki), il servizio di intelligence estero russo, nato delle ceneri del Primo direttorato centrale del KGB. L’ex colonnello è al centro di un caso spionaggio industriale di altissimo livello che coinvolge gli USA, l’Italia e la Russia. Sopratutto il caso è iniziato almeno due anni prima a Washington, dove unos chieramento trasversale Democratico e Repubblicano sta forzando il presidente Trump (al suo primo mandato, quando non aveva ancora il controllo degli apparati del Deep State) a firmare una legge sulle sanzioni contro la Russia.
Trump è alla Casa Bianca da sei mesi. L’FBI ha lanciato l’indagine Crossfire Hurricane, con l’obiettivo di stabilire se la Russia abbia orchestrato una campagna di disinformazione per influenzare il risultato delle elezioni in cui il miliardario newyorchese ha battuto Hillary Clinton e soprattutto se durante la campagna elettorale agenti russi abbiano avuto la complicità di funzionari dello staff di Trump.
Il 30 marzo 2021 (governo Draghi, da poco insediato), in un parcheggio alla periferia di Roma, i carabinieri del ROS arrestano con l’accusa di spionaggio Walter Biot, capitano di fregata della Marina militare italiana, e Dmitrij Ostrouchov, ex funzionario dell’ambasciata russa e agente dei servizi segreti di Mosca.
Il caso Biot non è un episodio isolato né una vicenda marginale, ma l’ultimo anello di una campagna molto più vasta: professori doppiogiochisti e ingegnieri che trafficano in tecnologie militari, funzionari degli apparati portoghesi in cerca di vendetta e ufficiali dell’esercito francese in crisi di identità, imprenditrici dalla tripla vita, milionari siberiani in fuga ed ex operativi del KGB mai davvero in pensione sono solo alcuni dei personaggi che la Russia ha manovrato negli ultimi anni, sfruttando l’Italia come porto franco e meta privilegiata per lo scambio di informazioni coperte da segreti di stato, in una rete che collega Roma, Mosca, Lisbona, Helsinki, Washington e la Francia.
“Abbiamo stimato che negli ultimi anni il numero di agenti russi operativi in Italia fossero più di una sessantina: il doppio di quelli attivi alla fine della guerra fredda”, dice il prefetto Adriano Soi.
Essendo una storia (reale, non una fiction) di spie, abbiamo già rivelato troppo, ma aggiungiamo, sempre dalle parole di Talia: “Il caso Carvalhão Gil si è svolto in un periodo di rinnovata ostilità tra la Russia e le potenze occidentali e ha illuminato per la prima volta il ruolo dell’Italia come snodo rivilegiato per incontri clandestini e scambi di informazioni,
Il caso Koršunov è emerso durante l’avanzata dei sovranismi, nel bel mezzo di alcune convergenze tra l’amministrazione Trump, il Cremlino e i due governi cosecutivi di Giuseppe Conte (...).
Il caso Biot scoppia immediatamente dopo l’avvento di un governo che spezza i legami ambivalenti tra l’Italia e l’internazionale sovranista, e a soli due mesi e mezzo da quell’assalto al Congresso americano che ha tutte le caratteristiche di un colpo di stato fallito. La decisione di renderlo pubblico, con la crisi diplomatica che ne conseguirà, non può che apparire come un atto politico.”
Oltre a essere documentato in maniera molto rigorosa, come si conviene al lavoro di un giornalista investigativo, questo libro ha un altro notevole pregio. Si può davvero leggere come se fosse un romanzo di Le Carré, fatto di tanti episodi e frammenti, tutti legati tra loro, anche se distanti nel tempo e nello spazio.
Un’opera a più livelli, che avrebbe meritato una maggiore attenzione.
di Ettore Maggi
Antonio Talia è un giornalista investigativo. Ex corrispondente da Pechino, si è occupato di riciclaggio tra Italia e Cina, di gang di strada in Svezia, di jihadismo in Indonesia e operazioni finanziare illecite a Hong Kong. Ha pubblicato vari libri, tra gli altri Statale 106 - Viaggio sulle strade segrete della ‘ndrangheta e Duello: Caccia globale al boss dei narcos calabresi.
Inoltre è coautore, con Giampaolo Musumeci, del programma di Radio24 Nessun luogo è lontano, uno dei migliori programmi (e podcast) sulla politica internazionale e i conflitti, e del podcast Black Ops, La guerra delle ombre.
Dunque, un curriculum di tutto rispetto, in un giornalismo nostrano sempre più piatto. In questo libro Talia tratta in particolare alcuni avvenimenti accaduti tra il 2016 e il 2022 che hanno un comune denominatore: la sede dell’ambasciata russa in Italia, in via Gaeta 5 a Roma.
Nel maggio del 2016 (governo Renzi) Frederico Carvalhão Gil, capo degli analisti della sezione antiterrorismo del SIS (Serviço de Informações de Segurança), l’intelligence portoghese, prende un aereo per Roma, dove trascorre la notte in albergo. Il giorno dopo incontra in un bar di Trastevere l’ex secondo segretario dell'ambasciata russa in Italia, Sergej Pozdnjakov.
Carvalhão Gil ha accesso a dossier NATO di alto livello. Tuttavia non sa che da molto tempo è sotto controllo dei suoi colleghi. Sta per consegnare all’agente russo documenti importanti, quando viene arrestato da agenti della DIGOS insieme a due agenti della Policia Judiciaria di Lisbona.
Facciamo un passo indietro. Scrive Antonio Talia: “Quando atterra all’aeroporto di Ciampino (...) Gil è sicuramente consapevole che in quel momento Roma è una capitale attraversata da tensioni politiche potenti, che convergono sulla città in cerchi concentrici. Il primo cerchio è quello locale. I manifesti elettorali affissi ovunque indicano che le elezioni comunali sono imminenti (...).
Il secondo cerchio è di livello nazionale: a Palazzo Chigi, per il momento, siede ancora il segretario del Partito democratico, ma proiezioni, sondaggi e programmi tvmostrano che sta crescendo un’ondata anti-europeista e anti-sistema rappresentata sia dal Movimento 5 Stelle che dall’allineamento tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Il terzo cerchio che si riflette sulla situazione romana è di livello europeo: poco più di un anno prima, proprio a Roma, a piazza del Popolo, i due leader della destra italiana hanno proclamato un accordo ispirato al modello francese del Front National di Marine Le Pen, nel segno della comune avversione contro Bruxelles, i burocrati e la debolezza mostrata verso il terrorismo jihadista, che per Salvini e Meloni si identifica con i flussi migratori (...).
Il quarto cerchio è di poratata internazionale, perché la sfiducia verso le istituzioni occidentali e i governi che le appoggiano sta montando ovunque: pochi giorni dopo le elezioni amministrative italiane i cittadini britannici voteranno il referendum sulla Brexit, mentre negli Stati Uniti i due Super Tuesday delle primarie del Partito repubblicano hanno eletto per la corsa alle presidenziali dell’autunno un candidato anomalo, isolazionista e ferocemente critico verso tutte le tradizionali alleanze americane, di nome Donald J. Trump.
Questa temèperie ideologica che sta per provocare enormi sconvolgimenti politici si alimenta attraverso letture “alternative” degli scenari globali.
Agosto 2019 (governo Conte 1, agli sgoccioli), ancora agenti della DIGOS in azione: questa volta per arrestare all’aeroporto Aleksandr Jur’evič Koršunov, ex colonnello, dirigente di una importante azienda aeronautica, ma soprattutto agente dell’SVR (Služba vnešnej razvedki), il servizio di intelligence estero russo, nato delle ceneri del Primo direttorato centrale del KGB. L’ex colonnello è al centro di un caso spionaggio industriale di altissimo livello che coinvolge gli USA, l’Italia e la Russia. Sopratutto il caso è iniziato almeno due anni prima a Washington, dove unos chieramento trasversale Democratico e Repubblicano sta forzando il presidente Trump (al suo primo mandato, quando non aveva ancora il controllo degli apparati del Deep State) a firmare una legge sulle sanzioni contro la Russia.
Trump è alla Casa Bianca da sei mesi. L’FBI ha lanciato l’indagine Crossfire Hurricane, con l’obiettivo di stabilire se la Russia abbia orchestrato una campagna di disinformazione per influenzare il risultato delle elezioni in cui il miliardario newyorchese ha battuto Hillary Clinton e soprattutto se durante la campagna elettorale agenti russi abbiano avuto la complicità di funzionari dello staff di Trump.
Il 30 marzo 2021 (governo Draghi, da poco insediato), in un parcheggio alla periferia di Roma, i carabinieri del ROS arrestano con l’accusa di spionaggio Walter Biot, capitano di fregata della Marina militare italiana, e Dmitrij Ostrouchov, ex funzionario dell’ambasciata russa e agente dei servizi segreti di Mosca.
Il caso Biot non è un episodio isolato né una vicenda marginale, ma l’ultimo anello di una campagna molto più vasta: professori doppiogiochisti e ingegnieri che trafficano in tecnologie militari, funzionari degli apparati portoghesi in cerca di vendetta e ufficiali dell’esercito francese in crisi di identità, imprenditrici dalla tripla vita, milionari siberiani in fuga ed ex operativi del KGB mai davvero in pensione sono solo alcuni dei personaggi che la Russia ha manovrato negli ultimi anni, sfruttando l’Italia come porto franco e meta privilegiata per lo scambio di informazioni coperte da segreti di stato, in una rete che collega Roma, Mosca, Lisbona, Helsinki, Washington e la Francia.
“Abbiamo stimato che negli ultimi anni il numero di agenti russi operativi in Italia fossero più di una sessantina: il doppio di quelli attivi alla fine della guerra fredda”, dice il prefetto Adriano Soi.
Essendo una storia (reale, non una fiction) di spie, abbiamo già rivelato troppo, ma aggiungiamo, sempre dalle parole di Talia: “Il caso Carvalhão Gil si è svolto in un periodo di rinnovata ostilità tra la Russia e le potenze occidentali e ha illuminato per la prima volta il ruolo dell’Italia come snodo rivilegiato per incontri clandestini e scambi di informazioni,
Il caso Koršunov è emerso durante l’avanzata dei sovranismi, nel bel mezzo di alcune convergenze tra l’amministrazione Trump, il Cremlino e i due governi cosecutivi di Giuseppe Conte (...).
Il caso Biot scoppia immediatamente dopo l’avvento di un governo che spezza i legami ambivalenti tra l’Italia e l’internazionale sovranista, e a soli due mesi e mezzo da quell’assalto al Congresso americano che ha tutte le caratteristiche di un colpo di stato fallito. La decisione di renderlo pubblico, con la crisi diplomatica che ne conseguirà, non può che apparire come un atto politico.”
Oltre a essere documentato in maniera molto rigorosa, come si conviene al lavoro di un giornalista investigativo, questo libro ha un altro notevole pregio. Si può davvero leggere come se fosse un romanzo di Le Carré, fatto di tanti episodi e frammenti, tutti legati tra loro, anche se distanti nel tempo e nello spazio.
Un’opera a più livelli, che avrebbe meritato una maggiore attenzione.
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