ATTUALITA'
Eleonora Del Poggio
Il poliziesco: “La morte in agguato” di Edgar Box (4).

C’è un quesito che mi pongo ogni volta che inizio a leggere un giallo: per il lettore medio la letteratura di genere è migliore della letteratura non di genere?
Sembra una inezia, ma la questione meriterebbe una qualche analisi. Noi ci limitiamo a dire che, siccome il lettore medio è tendenzialmente reazionario (escludiamo per il momento, però, analisi più smaccatamente politiche) e pretende quasi sempre, se non sempre, una risoluzione legale, la risposta alla domanda iniziale è sì, la letteratura di genere è migliore di quella non di genere.
Ci sarebbe da fare anche un discorso di resistenza (non quella che pensate voi), cioè a dire: quanti libri di letteratura non di genere mantengono una leggibilità fino alla fine rispetto alla letteratura di genere? Ricordiamolo però, stiamo sempre parlando di come si comporta e di come legge il lettore medio (reazionario).
Non solo, ma nel corso dei decenni, o addirittura dei secoli, abbiamo visto come scrittori di un certo prestigio e di una certa fama, ad un certo punto hanno iniziato a scrivere anche di poliziesco (in questo caso) certo per far capire quanto fossero bravi ed intelligenti, ma anche per aumentare i loro introiti editoriali.
Tanto per fare qualche esempio: che interesse aveva Mario Soldati a scrivere i racconti del Maresciallo Arnaudi quando aveva già vinto un premio Strega e tra l’altro faceva pure il regista con egregi risultati? Che interesse poteva avere Carlo Emilio Gadda a scrivere Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana quando da tutti (o quasi) era considerato il miglior romanziere italiano? E vogliamo tralasciare Umberto Eco che si è praticamente arricchito con Il nome della rosa lui che era un esimio critico letterario e qualsiasi altra cosa fosse d’interesse e non solo?
Io la risposta ce l’avrei, ma in questo caso lasciamo andare e continuiamo il nostro discorso guardando anche nel resto del mondo (con pochi esempi).
Partiamo da due scrittori fra loro contemporanei del secolo diciannovesimo: Charles Dickens e Wilkie Collins. Ambedue di grande successo e ambedue, soprattutto il primo, fautori di una letteratura non di genere (continuiamo a definirla così).
Più avanti incontriamo Georges Simenon (che non è solo Maigret) ritenuto dai più uno dei più grandi scrittori francesi e per non toglierci nulla Jorge Luis Borges (che ha subìto l’unico torto di non aver messo le mani su un premio Nobel).
Questo per dire che il poliziesco ha affascinato gli scrittori come non mai e riducendo la distanza tra letteratura di genere da quella non di genere.
Edgar Box è uno dei vari pseudonimi di Gore Vidal. Che ci fa l’autore de La statua di sale, di Myra Breckinridge e di L’età dell’oro (tanto per citarne alcuni) nella mischia degli scrittori americani di noir? Onestamente non lo sappiamo (e onestamente non capiamo perché i suoi tre romanzi di genere non siano stati mai ripubblicati).
Peter Cutler Sargeant III viene incaricato di condurre la campagna pubblicitaria per conto del senatore Leander Rhodes, che aspira alla presidenza degli Stati Uniti. Ma c’è un piccolo inconveniente: il giorno stesso in cui Peter arriva a Washington, il senatore viene misteriosamente assassinato, e il nostro eroe, nell’impossibilità di imbonire i meriti di un defunto, che oltre tutto gli era piuttosto antipatico, si dedica alla ricerca dell’autore del delitto, andando così incontro alle avventure nel così detto “bel mondo” della capitale americana.
Vidal mantiene tutte le direttive del classico giallo del periodo (anni cinquanta), a cominciare dal fatto che l’autore del delitto è quello meno sospettabile ma assai vicino (!), che utilizza sistemi cari a molti, come quello di riunire in un unico posto tutti i sospettati (vedi soprattutto Ellery Queen) e in più una carica politica (stiamo parlando di un autore poco ben visto dalle autorità americane) non indifferente… Avete visto i nome dei sostenitori della candidatura di Rhodes alla Presidenza? Tutti i fascisti del paese sono su quella lista… ogni anticomunista arrabbiato appoggiava la sua candidatura.
Volete un consiglio? Cercate i gialli di Edgar Box. Sappiamo chi è.
Sembra una inezia, ma la questione meriterebbe una qualche analisi. Noi ci limitiamo a dire che, siccome il lettore medio è tendenzialmente reazionario (escludiamo per il momento, però, analisi più smaccatamente politiche) e pretende quasi sempre, se non sempre, una risoluzione legale, la risposta alla domanda iniziale è sì, la letteratura di genere è migliore di quella non di genere.
Ci sarebbe da fare anche un discorso di resistenza (non quella che pensate voi), cioè a dire: quanti libri di letteratura non di genere mantengono una leggibilità fino alla fine rispetto alla letteratura di genere? Ricordiamolo però, stiamo sempre parlando di come si comporta e di come legge il lettore medio (reazionario).
Non solo, ma nel corso dei decenni, o addirittura dei secoli, abbiamo visto come scrittori di un certo prestigio e di una certa fama, ad un certo punto hanno iniziato a scrivere anche di poliziesco (in questo caso) certo per far capire quanto fossero bravi ed intelligenti, ma anche per aumentare i loro introiti editoriali.
Tanto per fare qualche esempio: che interesse aveva Mario Soldati a scrivere i racconti del Maresciallo Arnaudi quando aveva già vinto un premio Strega e tra l’altro faceva pure il regista con egregi risultati? Che interesse poteva avere Carlo Emilio Gadda a scrivere Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana quando da tutti (o quasi) era considerato il miglior romanziere italiano? E vogliamo tralasciare Umberto Eco che si è praticamente arricchito con Il nome della rosa lui che era un esimio critico letterario e qualsiasi altra cosa fosse d’interesse e non solo?
Io la risposta ce l’avrei, ma in questo caso lasciamo andare e continuiamo il nostro discorso guardando anche nel resto del mondo (con pochi esempi).
Partiamo da due scrittori fra loro contemporanei del secolo diciannovesimo: Charles Dickens e Wilkie Collins. Ambedue di grande successo e ambedue, soprattutto il primo, fautori di una letteratura non di genere (continuiamo a definirla così).
Più avanti incontriamo Georges Simenon (che non è solo Maigret) ritenuto dai più uno dei più grandi scrittori francesi e per non toglierci nulla Jorge Luis Borges (che ha subìto l’unico torto di non aver messo le mani su un premio Nobel).
Questo per dire che il poliziesco ha affascinato gli scrittori come non mai e riducendo la distanza tra letteratura di genere da quella non di genere.
Edgar Box è uno dei vari pseudonimi di Gore Vidal. Che ci fa l’autore de La statua di sale, di Myra Breckinridge e di L’età dell’oro (tanto per citarne alcuni) nella mischia degli scrittori americani di noir? Onestamente non lo sappiamo (e onestamente non capiamo perché i suoi tre romanzi di genere non siano stati mai ripubblicati).
Peter Cutler Sargeant III viene incaricato di condurre la campagna pubblicitaria per conto del senatore Leander Rhodes, che aspira alla presidenza degli Stati Uniti. Ma c’è un piccolo inconveniente: il giorno stesso in cui Peter arriva a Washington, il senatore viene misteriosamente assassinato, e il nostro eroe, nell’impossibilità di imbonire i meriti di un defunto, che oltre tutto gli era piuttosto antipatico, si dedica alla ricerca dell’autore del delitto, andando così incontro alle avventure nel così detto “bel mondo” della capitale americana.
Vidal mantiene tutte le direttive del classico giallo del periodo (anni cinquanta), a cominciare dal fatto che l’autore del delitto è quello meno sospettabile ma assai vicino (!), che utilizza sistemi cari a molti, come quello di riunire in un unico posto tutti i sospettati (vedi soprattutto Ellery Queen) e in più una carica politica (stiamo parlando di un autore poco ben visto dalle autorità americane) non indifferente… Avete visto i nome dei sostenitori della candidatura di Rhodes alla Presidenza? Tutti i fascisti del paese sono su quella lista… ogni anticomunista arrabbiato appoggiava la sua candidatura.
Volete un consiglio? Cercate i gialli di Edgar Box. Sappiamo chi è.
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