CLASSICI
Alfredo Ronci
Il peccato come rinuncia: “Il peccato” di Giovanni Boine.

Il peccato è quanto tu per un tratto ti scordi ed inattivamente non vuoi, come la colpa ed il caos irrompessero su d’un colpo veementi nel forzato ordine delle orali tue cose.
Ecco dunque cos’era il peccato per Boine che, pur scrivendo il romanzo in terza persona, non fa nulla per occultare il suo ego, la sua personalità, il suo modo di vedere il mondo (Pei politicanti del Consiglio comunale egli era un “originale”).
Eugenio Montale aveva una grande considerazione di Boine, tanto che alla sua morte disse: E’ morto Boine!!! Questa notizia mi ha fatto molto male. Per l’avanguardia (parlo della parte seria di essa) il danno è incalcolabile. Ma che ci siano rapiti tutti quelli che valgono qualche cosa?
Qui bisogna fare comunque un’osservazione, quando Montale parla di avanguardia naturalmente non si riferiva ad un movimento che strapazzava il sistema editoriale ma ad un atteggiamento positivo dello scrittore ritenuto sicuramente un innovatore rispetto ai canoni tradizionali della nostra più intima letteratura.
Giovanissimo intellettuale già dal 1909 collaborò a La Voce dove portò il suo contributo di cattolico in una personale riflessione sulla religione, ma già dai primi tempi della sua collaborazione più volte esternò le sue idee politiche ed interventiste … Ciò che solitamente guarisce da queste dispersioni materialistiche ed egoistiche è un entusiasmo comune che strappi violentemente sé da ciascuno e lo rifaccia da individuo, al più da gregario o di famiglia o di corporazione, cittadino cosciente.
Ma anche in campo letterario volle dire la sua con impeto e gagliardìa, quando nel 1914, appena poco tempo dopo che il suo unico romanzo (in verità inizialmente era formato da ben 3 racconti che formavano un unicum) venne alla luce, appunto Il peccato, a proposito di una recensione di un libro di Clarice Tartufari scrisse: Ma basta, signori, basta romanzi (…). Signori scrittori, siamo uomini: lasciamo la letteratura e facciamo della lirica (…). Io piangerò, io griderò o starò zitto. Starò con, dirò, la mia anima nuda. Non scriverò romanzi.
Dunque Boine non scriverà più romanzi, da lui stesso ritenuti non-poesia, anche se la sua tisi lo porterà alla morte solo tre anni dopo, nel 1917, all’età di 29 anni.
Il peccato, appunto in forma romanzata, raccoglie, oltre alle dinamiche sociali e politiche di Boine, la sua esperienza personale riguardo la vicenda di Maria, una suora di origine siciliana, con cui ebbe una tormentata relazione clandestina fino a quando venne traferita in una località ignota e di lei non si seppe più nulla.
Scrive Boine: Non aveva quasi guardato, aveva obbedito un po’ stordito nell’incerta penombra. Era alta, teneva con l’un braccio il fascio odoroso in un lembo rialzato di stoffa come se venisse allora dall’orto e stava un po’ china col capo nell’atto intento del scegliere, (aveva parlato ben puro, italiano). Come l’aveva rialzato, lenta, per dare ancor delle rose, le aveva visto gli occhi nel viso ovale grandi, maravigliati neri, ridenti.
Boine dunque s’innamora di questa suora che canta con voce celestiale nella chiesa di sua appartenenza. Ma di questo lei se ne duole e fa presente le sue pene allo scrittore che in preda ad una sorta di raptus, le promette che s’interesserà a lei.
Ma immediatamente subentrano i problemi: Sentì il torbidume dal fondo dell’anima opaco, le voglie vigliacche le brutture quetanti nascoste come una cloaca che non sapevi ci fosse e si rompe; e sentì la vergogna e il rossore.
E forse ancora più determinante è la presa di coscienza, che davvero potrebbe venire da un non cattolico, riguardo il suo innamoramento: Ma si sentiva bene che Dio non c’entrava qui, che questa era tutta una ben umana storia; storia dolorosa di cose umane.
Il peccato è una storia che ebbe dei precedenti, pensiamo alla Monaca di Monza di manzoniana memoria, e anche al verista Giovanni Verga, ma chissà perché, gli estimatori di Boine, e di quelli vicino a lui, non hanno mai menzionato La suora giovane, successo editoriale di Giovanni Arpino, che rappresenta una svolta media al problema religioso: quando raggiungerà il paese d’origine dove abitano i genitori di lei, il personaggio si rende subito conto chela decisione di riaverla passa sì attraverso il suo amore, ma soprattutto grazie alla destrezza dell’altra.
In questo romanzo c’è solo la disperazione e la solitudine di un uomo.
L’edizione da noi considerata è:
Giovanni Boine
Il peccato
Kogol edizioni
Ecco dunque cos’era il peccato per Boine che, pur scrivendo il romanzo in terza persona, non fa nulla per occultare il suo ego, la sua personalità, il suo modo di vedere il mondo (Pei politicanti del Consiglio comunale egli era un “originale”).
Eugenio Montale aveva una grande considerazione di Boine, tanto che alla sua morte disse: E’ morto Boine!!! Questa notizia mi ha fatto molto male. Per l’avanguardia (parlo della parte seria di essa) il danno è incalcolabile. Ma che ci siano rapiti tutti quelli che valgono qualche cosa?
Qui bisogna fare comunque un’osservazione, quando Montale parla di avanguardia naturalmente non si riferiva ad un movimento che strapazzava il sistema editoriale ma ad un atteggiamento positivo dello scrittore ritenuto sicuramente un innovatore rispetto ai canoni tradizionali della nostra più intima letteratura.
Giovanissimo intellettuale già dal 1909 collaborò a La Voce dove portò il suo contributo di cattolico in una personale riflessione sulla religione, ma già dai primi tempi della sua collaborazione più volte esternò le sue idee politiche ed interventiste … Ciò che solitamente guarisce da queste dispersioni materialistiche ed egoistiche è un entusiasmo comune che strappi violentemente sé da ciascuno e lo rifaccia da individuo, al più da gregario o di famiglia o di corporazione, cittadino cosciente.
Ma anche in campo letterario volle dire la sua con impeto e gagliardìa, quando nel 1914, appena poco tempo dopo che il suo unico romanzo (in verità inizialmente era formato da ben 3 racconti che formavano un unicum) venne alla luce, appunto Il peccato, a proposito di una recensione di un libro di Clarice Tartufari scrisse: Ma basta, signori, basta romanzi (…). Signori scrittori, siamo uomini: lasciamo la letteratura e facciamo della lirica (…). Io piangerò, io griderò o starò zitto. Starò con, dirò, la mia anima nuda. Non scriverò romanzi.
Dunque Boine non scriverà più romanzi, da lui stesso ritenuti non-poesia, anche se la sua tisi lo porterà alla morte solo tre anni dopo, nel 1917, all’età di 29 anni.
Il peccato, appunto in forma romanzata, raccoglie, oltre alle dinamiche sociali e politiche di Boine, la sua esperienza personale riguardo la vicenda di Maria, una suora di origine siciliana, con cui ebbe una tormentata relazione clandestina fino a quando venne traferita in una località ignota e di lei non si seppe più nulla.
Scrive Boine: Non aveva quasi guardato, aveva obbedito un po’ stordito nell’incerta penombra. Era alta, teneva con l’un braccio il fascio odoroso in un lembo rialzato di stoffa come se venisse allora dall’orto e stava un po’ china col capo nell’atto intento del scegliere, (aveva parlato ben puro, italiano). Come l’aveva rialzato, lenta, per dare ancor delle rose, le aveva visto gli occhi nel viso ovale grandi, maravigliati neri, ridenti.
Boine dunque s’innamora di questa suora che canta con voce celestiale nella chiesa di sua appartenenza. Ma di questo lei se ne duole e fa presente le sue pene allo scrittore che in preda ad una sorta di raptus, le promette che s’interesserà a lei.
Ma immediatamente subentrano i problemi: Sentì il torbidume dal fondo dell’anima opaco, le voglie vigliacche le brutture quetanti nascoste come una cloaca che non sapevi ci fosse e si rompe; e sentì la vergogna e il rossore.
E forse ancora più determinante è la presa di coscienza, che davvero potrebbe venire da un non cattolico, riguardo il suo innamoramento: Ma si sentiva bene che Dio non c’entrava qui, che questa era tutta una ben umana storia; storia dolorosa di cose umane.
Il peccato è una storia che ebbe dei precedenti, pensiamo alla Monaca di Monza di manzoniana memoria, e anche al verista Giovanni Verga, ma chissà perché, gli estimatori di Boine, e di quelli vicino a lui, non hanno mai menzionato La suora giovane, successo editoriale di Giovanni Arpino, che rappresenta una svolta media al problema religioso: quando raggiungerà il paese d’origine dove abitano i genitori di lei, il personaggio si rende subito conto chela decisione di riaverla passa sì attraverso il suo amore, ma soprattutto grazie alla destrezza dell’altra.
In questo romanzo c’è solo la disperazione e la solitudine di un uomo.
L’edizione da noi considerata è:
Giovanni Boine
Il peccato
Kogol edizioni
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