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CLASSICI

Alfredo Ronci

Davvero un romanziere “superiore”? “La miglior vita” di Fulvio Tomizza.

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Me ne succedono di tutti i colori, soprattutto curando la rubrica dei classici. Sentite questa.
Ho scelto, in questo preciso momento, di presentare due romanzi degli anni settanta. Uno di Saverio Strati (il primo in assoluto, ma non sarà l’ultimo) e il secondo romanzo (secondo inteso solo come scelta, non per importanza, aldi là del fatto che noi scegliamo i titoli non certo o solo per importanza) di Fulvio Tomizza.
Ora proprio su quest’ultimo mi si è “bloccato” l’intelletto (è un modo di dire, certamente). Le note di presentazione del volume (curate non so da chi) ad un certo punto dicono: Tomizza è uno dei pochi veri romanzieri della nostra letteratura. Lo è per temperamento e per disposizione culturale al punto che, di fronte alle elucubrazioni e agli snobismi letterari di tutti questi anni, ha continuato ostinatamente a perseguire un ideale preciso di romanzo, anche a costo di pagare con l’isolamento, non soltanto logistico (Tomizza è istriano e vive appartato a Trieste), il prezzo della propria ricerca narrativa. Ma con La miglior vita egli infrange ogni barriera costrittiva per andarsi ad attestare fra quei pochi che oggi sono in grado di costruire un romanzo popolare (da non confondersi con populista), di ampio respiro.
E’ chiaro che siamo di fronte ad un tentativo (chissà perché riuscito, visto che nel 1977 La miglior vita vinceva il Premio Strega) di sbandierare una capacità letteraria che, al di là poi dei meriti effettivi, sapeva di mercato editoriale.
Innanzi tutto Tomizza fu tutto meno che appartato. Certo, la sua “duplice” riconoscibilità geografica senza dubbio lo pone in un contesto privato molto personale, ma sicuramente non fu “appartato”, tanto che ancora oggi ci si chiede come mai la letteratura triestina con lui abbia avuto particolare importanza e soprattutto successo rispetto ad altri autori, della stessa condizione (chessò… Voghera, Rosso, Mattioni ecc.). Per carità, qualcuno potrebbe obiettare che il successo non significa automaticamente visibilità, e questo è vero, ma sicuramente l’aggettivo ‘appartato’ ci sembra un pochino ‘irriguardoso’.
Poi dire che Tomizza è tra i pochi scrittori in grado di costruire un romanzo popolare (ma mi sembra giusto invece accantonare il giudizio sul concetto di populista) anche qui mi sembra un po’ azzardato e fuori da ogni contesto.
Ma vediamo un po’ in cosa consiste La miglior vita, romanzo ‘popolare’: articolato su uno schema storico da inizio secolo fino ai giorni presenti (ovviamente i giorni presenti erano gli anni settanta), conferma novità e maturazione delle prospettive. In questo caso il punto di vista è quello memorialistico di un sagrestano e l’oggetto di riferimento i vari parroci che si avvicendano in un paese istriano.
E proprio sul sagrestano (sul quale qualcuno, giustamente, ha visto elementi autobiografici) si accentua l’attenzione di Tomizza: Nel medesimo tempo sentivo che la vita rappresentata in quei libri aderiva quasi perfettamente a quella che da sempre avevo imparato a conoscere e che per comodità uso chiamare ordinaria, ma non vi combaciava del tutto pur incantandomi, pur aiutandomi a scoprire tratti nascosti o non rilevati della vita vera.
Qualche critico ha detto che il riferimento ideale per Tomizza sembra essere Scipio Slataper con la sua ricerca d’identità, anche se gli è ben presente la mutata situazione storica del secondo dopoguerra, quando l’interlocutore non è più l’Impero asburgico, ma l’elemento slavo e con esso il titoismo.
In più vi è una posizione, influenzata da origini indubbiamente contadine, che lo fanno differenziare da autori a lui conterranei, quali Stuparich e Quarantotti Gambini.
Si potrebbe persino obiettare che il romanzo di Tomizza non sia propriamente di natura storica (anche se l’incedere è chiaramente storico) ma, riprendendo l’appunto che si faceva in precedenza, di carattere popolare.
Nel 1977, come abbiamo già detto, La miglior vita vince il premio Strega, forse a conclusione di un percorso che, a detta di molti, ha consegnato al pubblico di lettori di ieri e di oggi, uno scrittore sapiente, ma a volte anche un pochino sopravvalutato.




L’edizione da noi considerata è:

Fulvio Tomizza
La miglior vita
Rizzoli




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